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Arrivato a Forlì con l’etichetta di “scommessa”, non tecnica ma fisica, per via degli infortuni che lo hanno accompagnato nel corso della sua ancora giovanissima carriera, Federico Zampini (foto copertina di Massimo Nazzaro) si è concesso ai microfoni di Piazzale della Vittoria per raccontarsi e fare il punto di questa prima parte di esperienza in canotta biancorossa.

Buongiorno Zampini, sono ormai trascorsi 4 mesi dall’inizio della sua avventura a Forlì. Ci traccia un bilancio personale della sua esperienza forlivese?

“Sì, sono ormai passati 4 mesi e a livello personale ho avuto una prima parte di stagione, concordata con la società nel dovermi riprendere dall’infortunio patito lo scorso anno, a ritmi più controllati con allenamenti mirati e personalizzati. Successivamente, tra la Supercoppa e l’inizio del campionato, ho ripreso a giocare e la consapevolezza nelle cose che già sapevo fare e sia a livello di squadra che individuale abbiamo avuto un’ottima partenza. Ora, arrivati al giro di boa del girone d’andata, siamo in un’ottima posizione di classifica e a livello personale devo continuare a raccogliere ciò che ho seminato all’inizio della stagione”.

Un anno fa il grave infortunio al ginocchio. Come si sente oggi e a che punto è a livello di condizione fisica?

“Come dicevo prima, dal mio ritorno all’attività agonistica, ho superato una prima parte che era mirata all’adattamento al basket giocato, anche se il fatto di aver avuto spesso turni infrasettimanali non ha aiutato la mia sana ripresa della giornata tipo, ma adesso che non avremo più tre partite in sette giorni, aumentando anche il tempo dall’infortunio, sicuramente riuscirò a lavorare meglio su alcuni aspetti e riprendere il massimo della forma. Oggi, in percentuale, mi sento di essere arrivato ad un buon 70-75% della condizione fisica”.

Lei è un grande esempio di resilienza. A 24 anni si è messo alle spalle tre gravi infortuni e ha sempre saputo rialzarsi. Un infortunio, purtroppo, può capitare, ma dopo il secondo e poi il terzo cosa passa per la testa di un atleta?

“Dipende da atleta a atleta. Nella mia testa sicuramente non è mai passata l’idea di voler mollare anzi, tutt’altro. Ho sempre vissuto il basket per voler dimostrare la mia fame di migliorarmi e andare avanti in questo sport che pratico da quando avevo 4 anni. Credo che quelli che ho passato siano stati degli ostacoli sfortunati che evidentemente facevano parte del mio percorso di crescita. La speranza è di non incontrarne più di questo tipo e soprattutto l’auspicio è che in futuro tutto ciò mi venga restituito con gli interessi per il prosieguo della mia carriera”.

Pur essendo ancora giovane gioca con la personalità di un veterano ed ha saputo guadagnarsi velocemente la fiducia di coach e compagni. C’è un giocatore a cui si ispira?

“Diciamo che a livello di ispirazione, se parliamo del basket in generale, ad oggi la persona più vicina alla pallacanestro che mi piace praticare è sicuramente Daniel Hackett della Virtus Bologna, sia per il modo di giocare, che per la fame che dimostra in campo. Per quanto riguarda l’esser riuscito a conquistare la fiducia di compagni e allenatore credo sia dovuto al fatto di aver sempre dimostrato di non mollare mai e di avere la giusta “cazzimma” sul parquet, mentre per l’apparire come un veterano nonostante la mia età credo siano serviti tanto gli anni passati fuori dal campo che hanno contribuito alla mia crescita e maturità”.

In passato si diceva che lei peccasse in agilità e rapidità sul primo passo. A vederla oggi non si direbbe, ma in cosa ritiene di dover lavorare duro per migliorare?

“Sul primo passo ho lavorato soprattutto nei momenti in cui ho avuto quegli infortuni. Sul cosa e dove posso migliorare, sicuramente sulla velocità di esecuzione perché spesso ho l’idea giusta però non ho la forza o la velocità di eseguirla un’istante prima e sicuramente su alcune situazioni offensive che possono essere un tiro da tre punti piuttosto che un arresto e tiro”.

Nel suo processo di crescita qual è la tappa e quale il coach che hanno rappresentato una svolta nella sua formazione professionale?

“Credo che tutto sia nato dai tre anni che ho passato nel settore giovanile della Pallacanestro Moncalieri dove ho incontrato sia l’ambiente giusto, parlo dei compagni della foresteria, che soprattutto l’allenatore Vincenzo Di Meglio, che è stato il primo vero coach che mi ha proiettato nel basket dei grandi. Ecco, quei tre anni credo rappresentino la tappa fondamentale della mia carriera sin qui”.

Domenica avete vinto una bella battaglia contro la Fortitudo grazie ad un’ottima difesa fatta di tanta applicazione ed energia. Cosa vi ha detto coach Antimo Martino?

“Antimo Martino è un coach che non tende a parlare subito dopo la partita. Oggi (ieri per chi legge) c’è stato un allenamento non chissà quanto di squadra e quindi credo che della partita con la Fortitudo ne parleremo domani. Sicuramente è stata una sfida molto mentale nel senso che inizialmente entrambe le squadre hanno fatto molta fatica a sbloccarsi con un primo quarto a punteggio molto basso. Loro come squadra e il loro allenatore, Attilio Caja, curano molto la parte difensiva, e lo stesso vale per noi che, soprattutto in casa, concediamo poco agli avversari in termini di punti. Sapevamo che il nostro punto di forza era la difesa e da lì ci siamo poi fatti coraggio per trovare anche la fiducia in attacco”.

Dopo la grande stagione scorsa Forlì si sta confermando ad alti livelli in questa Serie A2. Che aria si respira nello spogliatoio e chi è il vero leader del gruppo?

“La piazza di Forlì merita una squadra e risultati del genere. L’hanno scorso è stato fatto un ottimo campionato che purtroppo è stato deciso dalla squadra che probabilmente era la più forte, la più solida avendo vinto Supercoppa, Coppa Italia e campionato. Se Forlì avesse trovato sul suo cammino una qualsiasi altra squadra sarebbe salita tranquillamente in Serie A1. Per quanto riguarda il leader del gruppo, non credo che ci sia un leader più di un altro perché tutti quanti mettiamo al servizio della squadra le nostre qualità e caratteristiche individuali e ci motiviamo ed aiutiamo l’uno con l’altro”.

In chiusura ci dica com’è il suo rapporto col coach e cosa pretende da lei in particolare?

“Il coach ha un buon rapporto con me come del resto con tutti gli altri compagni. Durante la settimana facciamo molto video che serve per smussare i miei errori durante gli allenamenti e nel corso delle partite e quindi posso intuire che abbia piacere sul fatto che io possa migliorare, anche perché come mi ha detto lui è motivo d’orgoglio vedere i miglioramenti che servono sia a livello individuale, ma anche per il gioco collettivo. Sin da quando sono arrivato a Forlì è stato molto chiaro sul mio utilizzo all’interno della squadra. Ovviamente avendo due giocatori molto importanti soprattutto a livello offensivo, come Cinciarini e Allen, e dei lunghi da coinvolgere, il mio ruolo è quello di unire tutti i pezzi del puzzle e cercare di essere più uomo assist che quello di prendersi iniziative personali”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e Federico Zampini per la disponibilità concessa nel realizzare la presente intervista.