La Supercoppa non è mai stata il torneo della verità. Siamo a metà settembre, il campionato deve ancora iniziare e di attenuanti ce ne sono diverse. Però certe cose si vedono subito. E la prima uscita ufficiale della Pallacanestro Forlì 2.015, persa contro Cividale, ha mostrato senza veli la più grande fragilità di questa squadra: la fisicità e l’ atletismo sotto canestro. Poco conta se la stessa Cividale ha stravinto la battaglia sotto le plance anche nella finale vinta con Rimini: 57 rimbalzi a 33, perché Forlì deve guardare in casa propria e lì sembra esserci un problema.
Troppa sofferenza a rimbalzo. Troppa difficoltà nel contenere la fisicità altrui. Il dato è chiaro: oggi Forlì sotto canestro fatica maledettamente. E non può bastare la buona volontà. C’è solo Gaspardo (foto copertina di Joshua Dall’Agata) a garantire un certo atletismo. E lui, per qualità ed esperienza, è una certezza. Ma da solo non può bastare. Non può farsi carico di un’intera stagione a combattere contro batterie di lunghi più strutturati e magari pure in grado di pareggiare il suo atletismo. Serve altro, serve di più.
Martino ha già dimostrato di saper lavorare con pazienza, di saper spremere ogni risorsa dal gruppo. Ma qui il problema non è mentale: è tecnico. Se lasci agli avversari troppi secondi possessi, se perdi costantemente la battaglia sotto le plance, alla lunga non c’è difesa che tenga. Finisci per correre sempre in salita.
Ripetiamolo: è presto per giudicare. La Supercoppa resta un test, nulla più. Però sarebbe sbagliato far finta di niente. Perché il campionato, mai come quest’anno, presenta squadre fisiche e profonde. E chi vuole stare in alto deve poter rispondere con le stesse armi.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro: Forlì deve crescere lì sotto. Subito. Prima che il problema diventi strutturale.