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FORLIMPOPOLI. Due estati fa, al termine di una stagione esaltante, il coro unanime fu «finalmente Forlimpopoli è tornata in una categoria che le compete». Questa categoria, conquistata sul campo dall’Artusiana, era la serie C Silver. Quella che in un paese nel quale da sempre la pallacanestro è pane quotidiano, mancava dal 2012.

Purtroppo l’incantesimo s’è infranto dopo appena una stagione, vissuta dai biancoblù di coach Alessio Agnoletti senza particolari patemi di classifica e chiusa addirittura al nono posto con 13 vittorie all’attivo. Sì, incantesimo finito, perché lo scorso 16 luglio, termine ultimo per presentare domanda d’iscrizione al campionato, la società forlimpopolese non ha invito la richiesta in Federazione, rinunciando quindi a partecipare alla serie C Silver 2019-2020.

A questo punto l’unica opzione in campo è quella di fare domanda di partecipazione al torneo di Promozione, mantenendo vivo il Codice Fip e il nome importante di una società che ha ancora in capo un settore giovanile con un centinaio di ragazzi. Gestiti sì dall’Aics Forlì, ma sempre come Abf. Questo patrimonio, però, non basta ad evitare quello che sarebbe comunque il “male minore”, ossia il declassamento con una squadra costruita molto probabilmente in collaborazione con i Marghe All Star di 1ª Divisione (che hanno chiesto di potersi affiliare a nome Artusiana) e i Tigers di Promozione. Unendosi a tre, con l’aggiunta di qualche elemento di caratura come, forse, Andrea Ravaioli, potrebbe comunque nascerne una squadra più che competitiva per il torneo, ma ciò non toglie che la rinuncia alla serie C è una grossa ferita per il basket cittadino. Certo, in D ci sono i Baskérs, strutturati e ambiziosi, ma per Forlimpopoli è comunque un duro colpo.

Come si è arrivati a questa situazione? Tutto nasce quando a inizio giugno il presidente dell’Artusiana, Riccardo Vitali, decide di fare un passo indietro. La sua scelta comporta immediatamente l’addio di coach Agnoletti che proprio su questa base motiva la decisione di accettare la proposta avanzatagli dai “cugini” Baskérs. Molti dei suoi ragazzi passano con lui sull’altro “Bastione della Rocca” e l’Artusiana senza più una guida tecnica e un faro in società, prova a battere piste tutte legittime e persino logiche le quali, però, non portano ad alcun risultato. Si abbozza l’idea di fusione coi Baskérs, ma il progetto non decolla mai, si tenta una collaborazione con la Polisportiva Cervia-Cesenatico e Stefano Pillastrini che porta solo all’acquisto di un giovane dell’Artusiana da parte del club della Riviera e a null’altro.

Ecco, allora, che si prova a fare le classiche nozze coi fichi secchi pur di mantenere la categoria. E all’improvviso le speranze si corroborano quando Vitali decide di “tornare a casa” riassumendo il ruolo di presidente che a quanto ci risulta, tuttora ricopre.

Si individua nell’ex coach dei Tigers, Augusto Conti, l’uomo della ripartenza, ma purtroppo molti giocatori sono ormai lontani e altri fanno scelte diverse: Agatensi opta per la Virtus Spes Vis Imola, Valgimigli per Sant’Agata sul Santerno e Nervegna per Santarcangelo.

Non bastano i contatti ben avviati con Frigoli e Piani per costruire una formazione competitiva in C Silver. Il tempo ormai non c’è più, i giocatori disponibili anche meno e l’Artusiana rinuncia. A Vitali, Maldini e soci, il compito di tenere comunque viva una storia aspettando che i tempi rendano possibile una nuova resurrezione e la scalata verso «categorie che più competono a Forlimpopoli».

Ora, però, questo compito spetta prima di tutto ai Baskérs.