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In occasione del confronto tra Pallacanestro Forlì 2.015 e Pallacanestro Trieste, valido per le semifinali Playoffs di Serie A2, noi di Piazzale della Vittoria abbiamo avuto il piacere di sentire dalla voce di Ivana Donadel (foto copertina di Gianmaria Zanotti), ex campionessa del basket femminile con l’Ahena Cesena con cui divenne campione d’Italia nel 1990 e poi d’Europa nel 1991, le impressioni che le due gare casalinghe di Forlì le hanno destato.

Buongiorno Ivana. In occasione della sfida Forlì-Trieste per lei che è sposata con un giocatore dell’allora Libertas 1946, ma che è nativa di Muggia, un piccolo paesino in provincia di Trieste, da che parte si orienta il cuore?

“Allora.. cuore diviso a metà, nel senso che ormai il mio cuore è prevalentemente romagnolo, ma come tutti i triestini non dimentico e resta l’amore per la propria città e poi ho sempre tifato Trieste sin da quando ero bambina pertanto oggi il cuore è diviso a metà”.

Prima di addentrarci in quella che è stata una doppia sfida a senso unico sino ad ora, ci racconta la sua attuale esperienza da allenatrice alla Nuova Virtus Cesena?

“E’ un’esperienza nella quale mi sento molto coinvolta. Alleno prevalentemente le bimbe piccoline, ovvero le esordienti e le under, ed è un’esperienza maturata dopo aver conseguito il patentino da allenatore. La mia idea è principalmente un’idea formativa e quindi di mettere a disposizione di tutte le giovani atlete della Virtus quella che può essere la mia esperienza da giocatrice maturata sia sul campo che fuori. Per quanto riguarda invece il mio ruolo all’interno della Virtus è proprio quello di coordinare tutto il settore basket che dalla Serie B arriva fino alle piccoline”.

Analizziamo un po’ quello che è l’esito del campo di gara 1 e gara 2 tra Forlì e Trieste. I giuliani sono parsi di un’altra categoria tanto che non può essere solo l’assenza di Allen a giustificare il responso del campo. Quali impressioni ha ricavato dall’alto della sua esperienza e conoscenza delle dinamiche di questo sport?

“Premettendo che ho assistito solo a gara 2, Trieste mi è parsa molto più organizzata, più squadra e con più punti nelle mani da tanti giocatori, mentre Forlì mi è sembrata più affidarsi ad un gioco istintivo e fisicamente più sulle gambe. Da Trieste sono rimasta davvero impressionata, per gioco, per intensità e per le percentuali di tiro molto elevate perché questo gioco si chiama pallacanestro e bisogna realizzare canestri e Trieste da questo punto di vista mi è sembrata molto più pronta di Forlì. Mi sarei aspetta di vedere l’Unieuro con più fame, più garra, quella che ho visto invece in Trieste, ma probabilmente il fatto che Forlì fosse più statica può essere anche indice di una benzina in via di esaurimento”.

A questo punto la serie si trasferisce a Trieste dove, non prendiamoci in giro, sarà più che durissima per Forlì invertire la rotta.

“Beh andare a giocare a Trieste è un po’ come venire a giocare al Palafiera, sono quei campi nei quali il sesto uomo si sente e credo che martedì sera il pubblico abbia fatto di tutto per cercare di portare i propri giocatori verso una svolta o comunque ad una reazione, specie nel momento clou all’inizio dell’ultimo quarto. A Trieste il sesto uomo c’è e ci sarà sempre ed è una piazza dove il tifo la fa da padrone. Detto questo mi sembra che la squadra abbia anche un entusiasmo tale da poter chiudere la serie 3-0”.

Con l’occhio dell’allenatore, secondo lei perché Daniele Magro, unico vero centro di Forlì, in gara 2 è stato poco utilizzato contro una squadra molto fisica e strutturata come Trieste?

Forse perché l’allenatore ha voluto adottare un gioco più perimetrale provando ad arginare gli esterni di Trieste che, diciamocelo, ad un certo punto sembrava che stessero giocando al tiro al bersaglio. Ecco credi che la sua intenzione fosse di arginare gli esterni, ma Forlì ha finito per scoprirsi molto”.

Forlì sono due anni che domina la stagione regolare salvo poi arrendersi nei playoffs lo scorso anno ed essere appesa ad una flebile speranza ora. Cosa ne pensa di un regolamento che non premia la prima classificata?

“Penso che il regolamento avrebbe dovuto permettere a Forlì di poter sostituire il proprio americano finito fuori dai giochi per infortunio. Perché, diciamocelo francamente, c’è stato un momento in gara 2 nel quale gli americani di Trieste avevano collezionato 30 punti, mentre quello di Forlì appena 6. Giocare senza un americano una semifinale playoffs è veramente difficile benché Forlì sia una squadra ben organizzata, ma detto ciò è anche vero che il regolamento ti premia perché ti consente di giocarti sempre, l’eventuale bella in casa”.

In chiusura un suo pronostico sull’esito di questi playoffs e qual è il sogno di Ivana Donadel in proiezione futura?

“Per quanto riguarda la serie Forlì-Trieste il mio cuore è diviso a metà per cui comunque vada avrò vinto. Se dovesse vincere Trieste sarei molto felice per la mia città, ma magari mi auguro di vedere una bella a gara 5 così anche il pubblico di Forlì avrebbe la possibilità di vedere un’ulteriore partita di alto livello. In questo momento però, come detto prima, l’inerzia è tutta a favore di Trieste. Per quanto riguarda la promozione finale, un derby Trieste-Udine con vittoria in gara 5 di Trieste non mi dispiacerebbe assolutamente. Per una giuliana trionfare in un derby giuliano-friulano sarebbe il top. Ovviamente sarei altrettanto felice se ci fosse Forlì. Relativamente al mio sogno è di riportare la Nuova Virtus Cesena, quindi il basket femminile di Cesena, che è vicinissima a Forlì, a calcare la serie maggiore. Questo è il mio sogno nonché il progetto che condivido con Mara Fullin che a Cesena stiamo lavorando per questo”.

Si ringrazia Ivana Donadel per la disponibilità mostrata nella realizzazione della presente intervista.