Dopo mesi complicati, fatti di risultati che non hanno rispecchiato il valore del gruppo e di un girone d’andata al di sotto delle aspettative, l’Unieuro Forlì sembra aver finalmente lanciato un segnale. Il successo di domenica ha riacceso entusiasmo e fiducia, ma soprattutto ha rimesso al centro la voglia di reagire e di dimostrare il reale valore del gruppo.
Per fare il punto sul momento della squadra, sulle difficoltà incontrate e sulle prospettive da qui a fine stagione, piazzaledellavittoria.it ha intervistato Stefano Masciadri (nella foto copertina di Stefano Albanese). Con l’ala biancorossa abbiamo parlato del rendimento della squadra, del rapporto con coach Martino, delle responsabilità all’interno del gruppo e della possibile svolta mentale dopo la prestazione contro Mestre.
Buongiorno Stefano, il girone d’andata è stato al di sotto delle aspettative per tutta la squadra. Secondo lei quali sono stati i principali problemi: più tecnici, mentali o legati agli infortuni e alle rotazioni?
“Sicuramente, come ha detto lei, è stato un girone d’andata molto sotto le aspettative rispetto a quello che ci auguravamo. Secondo me si sono incastrati tanti fattori che ci hanno portato a questo risultato. È entrata in gioco anche la frustrazione, perché volevamo e vogliamo uscire a tutti i costi da questa situazione di classifica, ma non siamo riusciti a trovare la scintilla che potesse farci svoltare. L’infortunio di Tavernelli ci ha condizionato per tutto il girone d’andata, perché perdi quel riferimento che ti dà sicurezza e gestione nei momenti caldi. Questo non ci ha permesso di trovare gli equilibri che cercavamo e, di conseguenza, la qualità del nostro gioco non è stata sfruttata al cento per cento.”
Tornando a Forlì ha ritrovato coach Martino, che conosceva molto bene dai tempi di Ravenna. Che Forlì ha ritrovato, anche se nel frattempo la società è cambiata, e che Martino ha ritrovato?
“Quando è arrivata la chiamata di Antimo non ci ho messo molto a decidere, perché conoscendo la persona che è, se ti richiama significa che vuole ancora lavorare con te, e la cosa è stata reciproca. A livello di gestione ho ritrovato la stessa persona. È chiaro che in questo momento di difficoltà, essendo tutti un po’ frustrati, anche lui è apparso più incupito e quindi ci sono stati meno momenti per ridere e scherzare rispetto ai tempi di Ravenna, ma ci sta, perché nessuno di noi è contento di come è andato il girone d’andata. Ho ritrovato una Forlì cambiata come società, ma comunque una Forlì in cui la passione si sente, perché è una città che vive di pallacanestro. Questa cosa, a distanza di diciotto anni, l’ho ritrovata e mi fa molto piacere.”
Dal punto di vista tecnico, in cosa sente di poter incidere di più per questa Forlì: difesa, energia, tiro da fuori, leadership nello spogliatoio? E in cosa sta lavorando maggiormente in allenamento?
“Da me mi aspetto di non sbagliare le scelte, perché con l’età la cosa che fa la differenza è saper fare le cose giuste al momento giusto. Durante la settimana lavoro su questo per cercare di rendermi sempre utile, anche nei momenti di difficoltà che si possono affrontare in partita, che sono innumerevoli. Ovviamente, quando c’è tempo e spazio per un tiro da tre devo farmi trovare pronto ed essendo la mia specialità, la squadra si aspetta questo da me.”
La vittoria larga contro Mestre ha sorpreso molti: cosa è scattato in voi domenica sera? È stata più una questione di atteggiamento, di preparazione della partita o di fiducia ritrovata?
“Credo che sia stato soprattutto il voler dare una risposta a noi stessi. Volevamo toglierci dei sassolini dopo la partita con Cremona, perché ci siamo guardati in faccia, abbiamo rivisto la gara e non eravamo quelli lì. Volevamo dare risposte, tornare a essere noi stessi e a dettare i ritmi della partita: ci è riuscito molto bene. Direi che quella deve essere la falsa riga che dovrà contraddistinguerci per tutto il girone di ritorno.”
A tal proposito le chiedo se con l’arrivo di Stephens è cambiato un po’ il suo ruolo in squadra e se quella di domenica può essere quella scintilla che cercavate?
“Non c’è dubbio che vincere così, su un campo difficile come quello di Mestre, non ce lo aspettavamo. Siamo stati bravi noi e speriamo che quella vittoria sia davvero la scintilla definitiva per affrontare il girone di ritorno con tutto l’entusiasmo che si è visto domenica nello spogliatoio. DeShawn ci ha cambiato perché con lui abbiamo modificato assetto: siamo passati dall’avere due esterni americani ad avere un centro e un esterno, quindi avevamo bisogno di un po’ di tempo per riassestarci e sfruttare al meglio le sue caratteristiche. Adesso abbiamo trovato i nuovi equilibri e lo abbiamo inglobato nei nostri meccanismi, e credo sia il momento giusto per sbocciare un po’ tutti. Per quanto mi riguarda non è cambiato nulla di particolare: siamo una squadra navigata ed esperta e, bene o male, tutti a turno abbiamo qualcosa da dire, quindi il mio ruolo nello spogliatoio non cambia più di tanto.”
Guardando avanti, che tipo di Forlì dobbiamo aspettarci da qui in poi? Qual è l’obiettivo realistico, secondo lei, per l’Unieuro?
“Parlare di un obiettivo realistico ora è impossibile: mancano 17-18 partite e in questo momento dobbiamo essere bravi a pensare gara per gara, anche perché nell’immediato il calendario ci impone un turno infrasettimanale tostissimo. Giocheremo però due partite in casa e vogliamo tornare a fare bene dopo la vittoria di Mestre, dando continuità ai risultati, ben sapendo che non sarà facile perché Rieti è un’ottima squadra. Non ci siamo dimenticati di come finì all’andata e siamo carichi, con voglia di riscattare quella sconfitta di 30 punti.”
Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e l’atleta Stefano Masciadri per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.