Pasquali: “Siamo in difficoltà, ma non è ancora il momento di cambiare obiettivi”

La Pallacanestro Forlì 2.015 sta attraversando un momento complesso della propria stagione e sicuramente il più difficile della sua ancora giovane storia. Quattro sconfitte consecutive hanno generato preoccupazione tra tifosi e addetti ai lavori, alimentando riflessioni e dibattiti sul percorso della squadra. In un contesto in cui è fondamentale mantenere lucidità e prospettiva, noi di Piazzale della Vittoria abbiamo voluto raccogliere le parole del General Manager Renato Pasquali (foto copertina di Stefano Albanese), per analizzare con lui la situazione attuale — dentro e fuori dal campo — e capire come la società intende reagire a questa fase delicata.

Buongiorno Pasquali, Forlì è ultima in classifica — anche se in compagnia di altre tre squadre — ma resta il fatto che la situazione è seria. Dall’alto della sua esperienza, come se ne esce da un momentaccio come questo e come cambiano gli obiettivi del club?

«Essere ultimi in classifica alla quinta giornata non ha lo stesso significato che esserlo nel girone di ritorno. In questo momento è indubbio che siamo in grande difficoltà: alcune scelte fatte in estate non ci stanno dando ragione, dobbiamo capire come rimediare anche in virtù dell’assenza — o della non buona condizione fisica — di alcuni giocatori. Quando qualcuno non riesce a performare come ci si aspetta, siamo costretti a spostare altri in ruoli diversi. L’assenza, o comunque la condizione ancora non ottimale di Tavernelli, ne è un esempio: ci ha costretto a utilizzare Harper da playmaker per molti più minuti di quanto avevamo previsto.

Chiaramente non è questo l’unico problema, perché abbiamo altri giocatori che non stanno rendendo come ci si attendeva. Venendo però alla domanda su come si esce da questo momentaccio, noi crediamo nel lavoro e nel confronto quotidiano per trovare soluzioni. Finché ci sono opzioni, restiamo sempre positivi. Non è ancora il momento di cambiare obiettivi ma di essere realisti: siamo in difficoltà e l’obiettivo principale oggi è trovare un modo di giocare per essere competitivi con la maggior parte delle squadre che dobbiamo incontrare e con i giocatori a disposizione.»

Ha parlato di scelte, a tal proposito quella di puntare su Allen — le cui qualità non sono certo in discussione — può essere considerata una scelta azzardata? Nel senso: non sarebbe stato più opportuno puntare su un 4/5 americano?

«Siamo andati su Allen per due motivi: il primo è che pensiamo sia un ottimo giocatore, il secondo è che, alle condizioni economiche che potevamo permetterci quest’anno, un giocatore del suo livello non l’avremmo trovato. Lo spot di “4/5” è un ruolo difficile da trovare se non si ha un buon budget, ma, detto questo, abbiamo preferito puntare su un ottimo giocatore anche se non nel ruolo preciso, piuttosto che su uno nel ruolo giusto ma di livello mediocre. Siamo partiti a costruire la squadra cominciando da quello che aveva funzionato nella parte finale del campionato scorso e con i giocatori che ci erano sembrati in crescita. Oggi alcune di queste scelte non stanno performando come ci si aspettava, ma è presto per trarre delle conclusioni.»

Lei è ormai da tempo nel mirino di una fetta della tifoseria, che le imputa gran parte delle responsabilità. Cosa si sente di rispondere a chi la contesta? E soprattutto: le colpe, dentro la società, sono davvero solo sue?

«A me non piace distinguere chi abbia più o meno responsabilità: lascio che ognuno interpreti come ritiene più opportuno. In società i ruoli sono ben chiari, e chi si impegna economicamente sa perfettamente come sono suddivisi. Non credo quindi che dobbiamo dare giustificazioni particolari a nessuno. Se poi qualcuno vuole pensare che il responsabile di tutto questo sia Renato Pasquali, è libero di farlo e io non mi devo giustificare. Le critiche fanno parte del mio lavoro e le accetto da chiunque. Sono stipendiato dalla società e faccio ciò che la stessa mi chiede: chi mi ha dato questo ruolo conosce bene le mie responsabilità e fin dove arrivano. Non devo giustificarmi pubblicamente, devo solo continuare a fare il mio lavoro con coerenza e nel rispetto delle consegne ricevute dalla società.

È possibile che, in dieci anni di storia, nel mio ruolo non abbia fatto nulla di buono e si sottolinei solo ciò che non è andato bene, come se tutte le scelte negative fossero state mie? Mentre quelle positive? Il sottoscritto rappresenta una società e fa ciò che la società chiede. Prendo le direttive, perseguo gli obiettivi che mi vengono dati, e se dopo dieci anni sono ancora qui, devo pensare di non averne sbagliati tanti.

Non ho mai replicato a dichiarazioni sui giornali che mi attribuivano responsabilità per cose che non ho fatto, perché non devo dare spiegazioni pubbliche a nessuno: devo solo continuare a lavorare con serietà, professionalità e passione, rispondendo unicamente alla società.»

Le critiche sono comprensibili e legittime, ma con voci contrarie e alcuni tifosi che superano i limiti, non si corre forse il rischio che alcuni soci si stanchino e che l’equilibrio, faticosamente costruito, finisca per incrinarsi?

«È possibile, certo, perché non credo piaccia a nessuno essere costantemente attaccati e criticati. D’altronde, se si continua a parlare solo di ciò che non va, è plausibile che alla lunga qualcuno riveda gli impegni economici personali. Dal mio punto di vista ritengo che bisognerebbe valutare l’intero quadro che riguarda la storia di questa società, e non solo i dettagli che non hanno funzionato e ce ne sono stati tanti e altri ce ne saranno. Ce ne sono stati, però, anche di positivi che hanno regalato delle soddisfazioni a chi si è impegnato economicamente e a chi segue con passione la Pallacanestro Forlì.

Nei suoi dieci anni di vita, questa società ha fatto tanti passi avanti, alzando ogni anno il proprio livello. Abbiamo ottenuto buoni risultati e, nelle ultime tre stagioni, siamo sempre arrivati tra le prime quattro, con una finale, due semifinali e una Coppa Italia vinta. Poi, se qualcuno vuole parlare solo di ciò che non va bene, è libero di farlo: ognuno può criticare, e lo accettiamo. L’importante è che lo faccia in buona fede e possibilmente documentandosi, basandosi su fatti e non su chiacchiere, sentito dire o voci vicine alla società — come invece accade da parte di qualche giornalista qui a Forlì che da un po’ di tempo continua ad attribuirmi un potere decisionale che io non ho.»

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e il General Manager Renato Pasquali per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.