Quattro punti chiave della sconfitta di Cremona

Quello di sabato non è stato esattamente l’esordio che la Pallacanestro Forlì 2.015 aveva immaginato, ma non lo è stato nemmeno per la tifoseria, che tutto si sarebbe aspettata tranne che una versione così scialba dell’Unieuro di Antimo Martino. Non è certo tempo di processi, né di sentenze, siamo solo alla 1^ giornata di campionato, ma a distanza di tre giorni dalla sconfitta contro la Ferraroni Juvi Cremona sono quattro gli aspetti chiave su cui vogliamo soffermarci.

Il primo. Gerarchie ancora indefinite.

Coach Martino sembra non avere ancora ben delineato una chiara distribuzione dei compiti offensivi. Da capire se la scelta di Harper in cabina di regia, in ragione di Tavernelli, sia figlia di una condizione fisica non ancora ottimale di quest’ultimo, o semplicemente una scelta tecnica. Il minutaggio di Del Chiaro, che nel roster dovrebbe essere il pivot titolare, rappresenta un tema di riflessione. L’assenza di un giocatore di riferimento nei momenti decisivi, eccezion fatta per Kadeem Allen, si è tradotta in attacchi confusi e nella mancanza di soluzioni affidabili quando la partita lo richiedeva.

Il secondo. Percentuali insufficienti ai liberi e dall’arco.

Dalla lunetta la squadra ha chiuso con un preoccupante 15/27 (56%), un dato che non solo è ben al di sotto della media di lega (attorno al 74%), ma che ha pesato direttamente sul punteggio finale. Peggio ancora dall’arco: un misero 7/26 (27%), che ha reso sterile ogni tentativo di rimonta e ha permesso a Cremona di collassare in area senza pagare dazio. In un basket dove efficienza e spaziature sono determinanti, tirare con queste percentuali equivale a condannarsi da soli. E, a maggior ragione, in una squadra concepita come è stata costruita questa Forlì.

Il terzo. Scarso apporto dei lunghi e della panchina.

Il pacchetto lunghi, escludendo Gaspardo autore di 11 punti, ha prodotti soltanto 4 punti complessivi e tutti con Del Chiaro, con un misero 1/7 dal campo e un contributo praticamente nullo a rimbalzo offensivo (solo 2 carambole catturate in tutta la partita). Anche dalla panchina non sono arrivati segnali: appena 6 punti complessivi, 2 da Tavernelli e 4 da Aradori, poca energia difensiva e zero cambi di inerzia. Cremona, al contrario, ha ottenuto un impatto solido dalle seconde linee, con ben 44 punti dalla panchina, 24 dei quali da un indomito Panni, e un match in controllo, tutto sommato, anche sotto i tabelloni.

Il quarto. L’approccio mentale

Ultimo, ma non ultimo, quello che ha lasciato parecchio l’amaro in bocca è stato l’atteggiamento con il quale la squadra ha condotto la gara. Dopo una buona partenza e tutto sommato un primo tempo accettabile, gli uomini di Martino si sono sciolti come neve al sole e, senza addentrarci nelle prestazioni individuali, hanno mostrato un atteggiamento molle e totalmente scollato da un concetto che deve rimanere basilare e fondamentale nella pallacanestro a cui il coach ci ha abituati: il gruppo.

Nel complesso, più dei singoli episodi, ciò che preoccupa è la combinazione di fattori: gerarchie non definite, percentuali deficitarie, assenza di profondità e approccio mentale durante tutto l’arco della gara. Quattro elementi che, messi insieme, spiegano in maniera lucida e inequivocabile la sconfitta di Cremona e che pongono a coach Martino la necessità di interventi immediati e concreti.