A breve la Pallacanestro Forlì 2.015 lancerà la campagna abbonamenti per la stagione 2025/2026, ma in questi giorni, tra i tifosi dell’Unieuro, si respira ancora un’aria strana. C’è amarezza, c’è delusione, ma soprattutto aleggia una domanda che tanti si pongono: perché dovrebbe essere sbagliato condannare, in modo chiaro, episodi di violenza che nulla hanno a che vedere con lo sport?
Torniamo alla nota ufficiale dopo i tristi fatti di Gara 2 di semifinale playoff a Rimini, con la quale la società ha scelto di condannare e prendere le distanze soltanto da chi ha partecipato agli scontri che hanno poi di fatto costretto le autorità ad imporre le successive gare casalinghe a porte chiuse.
La sensazione è che non sia bastato a rassicurare chi tifa Forlì con passione e rispetto delle regole.
Un concetto deve essere chiaro ed è importante ribadirlo: non tutti siamo uguali. C’è chi allo stadio o al palazzetto va per sostenere la squadra, cantare, colorare le gradinate, e chi invece rovina tutto con comportamenti che nulla hanno a che vedere con l’amore per la maglia. E questo non è riferito a Forlì o ai forlivesi, ma più genericamente a tutte le tifoserie e a tutte le latitudini.
Conosciamo tantissimi tifosi che oggi si sentono spaesati. Alcuni feriti dalle decisioni delle autorità, come il divieto di assistere alle due gare casalinghe contro Rimini e chissà a cos’altro in futuro. Altri scossi dalla scelta – drastica e dolorosa – dell’intera curva nord di disertare il prossimo campionato, almeno nelle gare casalinghe perché, diciamocelo, quando la curva è piena e festante è uno spettacolo nello spettacolo e l’Unieuro Arena, senza la sua curva, è tutta un’altra storia.
Serve coraggio nel dire le cose come stanno e condannare la violenza non significa voltare le spalle alla curva o al tifo organizzato. Significa, semmai, proteggere chi ama davvero lo sport. E tutelare l’immagine di una città intera che vive di pallacanestro. Non è questione di schierarsi contro qualcuno, ma di ribadire un principio semplice: la violenza non appartiene allo sport.
Ora più che mai, serve chiarezza. Servirebbe ripartire insieme: società e tifosi.
Forlì merita di continuare a vivere lo sport per ciò che è: passione, emozione e comunità. E allora chissà, che grazie a questa passione, non si trovi la quadra e si riesca a ricucire lo strappo.