Dopo due stagioni che hanno riscritto la storia recente del calcio forlivese, la tifoseria biancorossa prende la parola.
Lo fa con una lettera pubblica allo staff tecnico, tra riconoscenza, consapevolezza e una richiesta chiara: dare continuità a un percorso che ha riacceso entusiasmo e identità.
Lettera pubblica ai nostri Condottieri: Alessandro Miramari, Filippo Ceglia, Antonio Ciaccia:“con voi Forlì ha concluso due stagioni consecutive festeggiando la conquista di un obbiettivo che dal 1982 che non accadeva. Solo questo dato sarebbe sufficiente, per farvi capire in quale sconsolata palude annaspava da decenni il calcio della nostra città. Per noi avervi qui è perciò un’occasione storica, perché siete stati il classico sasso nello stagno, rappresentando lo scossone salutare di una visione coraggiosa, che ha finalmente rotto quella depressione a cui ormai ci eravamo rassegnati, da tifosi privati persino del desiderio di illudersi o di immaginarsi diversamente. Sapete bene che se al calcio viene sottratta la dimensione del sogno, ne resta solo un guscio svuotato di passione, una disciplina sportiva come tante, senza più quel potere di coinvolgimento sociale che ne fa lo sport popolare per eccellenza. Voi questo diritto di sognare ce l’avete restituito. Di quello che avete fatto perciò vi saremo eternamente riconoscenti ma, allo stesso modo e per lo stesso motivo – cioè l’amore per questi colori – dobbiamo chiedervi con tutte le nostre forze di restare anche la prossima stagione, qui con noi a Forlì. Sappiamo per primi quali siano i limiti – appunto “storici” – che la nostra piazza si trascina dietro da tempo, tare decennali che non si possono risolvere in pochi mesi. Sappiamo allo stesso modo quali sono dunque i “contro” professionali a pesare nella bilancia delle vostre scelte. Viceversa non conosciamo in alcun modo le intenzioni della società, alla quale ci appelleremo affinché faccia di tutto per trattenervi. Desideriamo però farvi anche notare come ci siano stati sforzi da parte di ogni componente della piazza forlivese – impensabili fino a poco tempo fa – per renderci adeguati allo scatto in avanti che ci avete fatto compiere: uno stadio messo a norma in tempo di record con ingenti risorse pubbliche, per assicurare una cornice casalinga conforme alla nuova categoria. La garanzia di una serietà economica che comunque onora i propri impegni e assolve gli adempimenti di cui è responsabile: elemento niente affatto scontato al giorno d’oggi, come abbiamo visto. Un pubblico ed una tifoseria che sì, occorre riconquistare e ricostruire dopo mezzo secolo di buio, ma che – rispetto solo a due anni fa – hanno dato segnali di crescita importanti circa l’inversione di una tendenza che pareva irreversibile. Cose che forse potranno sembrarvi ancora poco, ma che in realtà costituiscono una base di partenza fondamentale per ricostruire un intero movimento a seguito del Galletto. Piccoli passi che crediamo potranno essere ancora più significativi con una vostra permanenza. Grazie a voi, un’intera piazza – magari ancora lenta e goffa – si è finalmente risvegliata dal proprio torpore per cercare una riscossa, nell’inizio di un un nuovo corso che vogliamo assolutamente proseguire. Qui a Forlì allora non troverete la semplice occasione di scrivere qualche bella pagina nella storia di una Maglia, ma di aprirle davanti un libro completamente nuovo. E noi non vediamo l’ora di continuare a leggerlo”.
È Nost Furlè, Collettivo Supporters, Club Rabbiosi Forlì, Club Alberto Calderoni