Sabbia e tanta roccia: una prova ancora una volta complicata per la seconda tappa della Dakar 2020, di nuovo in modalità “prova dura”. Un terreno non semplice, dunque, che ha nuovamente messo in difficoltà i piloti impegnati in una prova speciale di 367 chilometri – da Al Wajh a Neom –, la più corta del programma ma non per questo più ‘abbordabile’.
Il duo forlivese composto da Andrea Schiumarini ed Enrico Gaspari, ad ogni modo, non si è fatto sorprendere, difendendosi alla grande tra percorsi veloci, su tracce molto tortuose, strette e pietrose sempre in grandi canyon sabbiosi. Nella parte finale lo scenario è poi cambiato, tra un rapido altopiano sabbioso e canyon stretti e tortuosi. Una sorta di giostra impazzita e difficile da gestire anche per una navigazione tutt’altro che semplice, che deve essere gestita prima con la testa che con l’acceleratore. Piste molto simili a quelle dell’Algeria delle prime Dakar, ennesimo segno che questa edizione vuol essere un ritorno alle origini.
Per il team forlivese, dunque, una giornata in cui il ritmo della gara inizia ad essere più regolare. «Tappa numero due terminata senza accendere i fanali supplementari – ha dichiarato Schiumarini all’arrivo –, e questo è un enorme successo. Una giornata molto regolare, su tracciati veloci e centinaia di chilometri dentro i letti dei wadi, dove i sassi che affiorano dalla sabbia all’improvviso possono compromettere la gara. Il Pajero WRC+ oggi è stato perfetto, segno che le modifiche tecniche apportate la notte precedente dal team erano giuste. La parte più difficile di questa prova è stata la navigazione. A soli 5 chilometri dalla fine, infatti, una nota, davvero molto ambigua, ci ha fatto perdere 26 minuti preziosi. Peccato».
Schiumarini e Gaspari, così, hanno chiuso la tappa al 64º posto del T1 – Proto (15ª posizione se si considera la categoria Diesel A-T 4×4) e al 69º nella categoria Auto, per un ‘complessivo’ 70º posto nella generale.