Forlì a Roseto senza Ndoja, per Dell’Agnello occorre «Esser duri»

Esistono partite facilmente classificabili nelle loro chiavi di lettura e partite assolutamente indefinibili. Roseto-Unieuro appartiene alla seconda categoria. Vuoi per il particolare momento di transizione che attraversano i padroni di casa (lunedì Bobby Jones sarà a tutti gli effetti un giocatore abruzzese, ma oggi giocherà il già tagliato Khadeem Lattin), vuoi per la loro indecifrabilità tattica: giocatori di 2.06 come Menalo che giocano da esterni, play di 2.01 come Nikolic con ragazzi di 16 anni a far loro da cambio giocando 18 minuti di media, tiratori specializzati come Pierich e De Fabritiis al fianco di atleti prettamente verticali.

Ecco, già questo basterebbe per dire che l’Unieuro su un campo tutt’altro che docile come quello abruzzese, domani dovrà sudarsela tutta,  in più arriva la notizia che non ti aspetti: Klaudio Ndoja non ci sarà e lo annuncia direttamente coach Sandro Dell’Agnello.

«Abbiamo vissuto una buona settimana a parte gli acciacchi di Erik Rush e Klaudio Ndoja. Se il primo lo recupereremo, Klaudio no. Purtroppo già da qualche tempo si trascina un problema alla mano che necessita di riposo cautelativo, specialmente al fine di non subire colpi che, in allenamento o in partita, potrebbero aggravare la situazione. Non so dire per quanto tempo dovrà rimanere fermo, monitoreremo la sua situazione giorno per giorno».

Si torna, quindi, all’assetto del precampionato con il doppio lungo sul parquet e un Danilo Petrovic chiamato nuovamente a un ruolo rilevante dalla panchina. Dovrà essere pronto, così come tutta la squadra dovrà esserlo per fare fronte a quelle che sono le caratteristiche precipue degli Sharks.

«Affrontiamo la squadra più atletica del campionato, quella con il maggior numero di possessi in contropiede primario. Dovremo, quindi, contrastare il loro atletismo, l’uno contro uno, la loro incisività a rimbalzo offensivo perché di questo Roseto vive e noi abbiamo l’esigenza di impattare fisicamente il match in modo importante, di fare tagliafuori a rimbalzo su tutti e di essere bilanciati difensivamente. Il che vuol dire anche attaccare con grande raziocinio».

Quelli appena elencati sono aspetti tattici decisamente rilevati, ma la differenza vera la faranno intensità e attenzione. Insomma, la testa.

«Esattamente. Anche se con Verona abbiamo giocato la nostra migliore partita, non ho volutamente spinto sul tasto dell’euforia perché questa va mitigata esattamente come la depressione dopo le sconfitte. Ho, invece, ribadito che proprio la partita di domenica scorsa denota che tutto parte dalla testa e che dalla durezza mentale che abbiamo avuto, non possiamo più tornare indietro. Domani vogliamo consolidarci proprio su questo atteggiamento».

Se così sarà, Forlì potrà centrare una vittoria a prescindere dall’assenza di Ndoja. E vincere significa tenere il passo delle prime e avvicinare un potenziale approdo alle Final Eight di Coppa Italia. Lo sapiamo… contano poco… ma la Pallacanestro 2.015 in A2 non le ha mai giocate e centrare l’obiettivo avrebbe comunque un significato e darebbe fiducia. Sappiamo tutti cosa successe l’anno scorso dopo averlo fallito d’un soffio…

«E infatti a me piacerebbe giocarle e vincerle. Partiamo dal match con Roseto per avvicinarci all’obiettivo, di più non possiamo fare né dire perché al momento ai primi 4 posti possono ambire almeno 10 squadre».