La puntura di spillo | Una squadra, un segnale: Cento può essere lo spartiacque di Forlì

Le parole di coach Martino, dalla ‘pancia’ dell’Unieuro Arena al termine dell’ultimo match contro Cento, sono corrette. Al 40’ può arrivare una meritata vittoria oppure una bruciante sconfitta, ma ora Forlì è viva e lotta insieme a noi. È un concetto che il tecnico di Isernia prova a far ‘passare’ da diverse settimane, con esiti alterni in quanto a risposte da parte della squadra. Il vitale successo sulla Sella, però, rafforza tutto ciò e dà credito alla rincorsa biancorossa verso la salvezza. Nell’ultimo mese di regular season, l’Unieuro ha vinto tre partite in sei uscite. Un ruolino di marcia di per sé discreto per la lotta salvezza, se proiettato sulle tredici giornate che ancora mancano all’appello. Vero è che le tre sconfitte sono arrivate tutte in scontri diretti, quindi hanno un peso specifico inevitabilmente superiore. Non mancano però le attenuanti. Contro Cremona non era presente Demonte Harper, e poi la Juvi è una delle squadre più in forma di tutta la categoria: violando l’Unieuro Arena ha aperto una striscia positiva di sei vittorie, tuttora in essere. Quindici giorni più tardi, contro Rieti, i due punti sembravano quasi cosa fatta, non fosse stato per la tripla inventata da Perry che ha svoltato l’inerzia. L’unico ‘vero’ passo falso, insomma, è arrivato al PalaLido di Milano contro l’Urania: uno scivolone inatteso e quasi inspiegabile.

Questi i conti della serva del 2026 della Pallacanestro 2.015. Poi però, come detto, c’è l’affermazione su Cento, che può essere lo spartiacque del campionato di Tavernelli e compagni. Per il prezioso successo conquistato, che ha permesso ai biancorossi di agganciare in classifica la stessa formazione di coach Di Paolantonio, tenendo il ritmo di Milano. Ma anche per il modo in cui questo è maturato. Con una importante dimostrazione di consapevolezza nei propri mezzi e di maturità. Ingredienti che le hanno permesso di restare a galla quando gli avversari hanno provato a spingere più volte sull’acceleratore, nonché di fronteggiare il ko di Gaspardo nel primo quarto – una catastrofe tecnica – con soluzioni inedite (in primis Gazzotti e Stephens insieme in campo) che alla lunga si sono dimostrate funzionali. Naturalmente la serata stellare di Aradori ha giocato la propria parte, così come senza la bomba di Pepe saremmo a qui a parlare di tutt’altro. Però tutti i componenti della squadra hanno portato il proprio mattoncino, anche soltanto in termini di intensità e presenza, come poche altre volte in stagione era successo. Una comunione di intenti che, se confermata anche nelle prossime uscite, può rivelarsi decisiva per la permanenza diretta in categoria. Sempre in attesa che il mercato possa riservare presto sorprese. Possibilmente nel reparto esterni, e non sotto canestro…