La sequenza di rinvii e sospensioni dei weekend di gara programmati è inevitabilmente lunga, quasi infinita. Il circus del motomondiale continua a vivere sospeso tra incertezze e punti interrogativi e pure la prima tappa stagionale attualmente ‘valida’, com’era lecito attendersi, è destinata a saltare nelle prossime ore.
Il 21 giugno prossimo, infatti, non si correrà la tappa tedesca al Sachsenring, dal momento che l’esecutivo guidato da Angela Merkel ha decretato il divieto di tenere grandi eventi pubblici fino al 31 agosto. Dentro al ‘calderone’ ci finirà così pure la tappa del MotoGP. Il Gran Premio di Germania slitterà all’autunno o più facilmente non verrà nemmeno disputato, considerando il clima non propriamente dei più ‘amici’ in quella stagione dell’anno.
A questo punto, dunque, restano in piedi gli eventi successivi del 28 giugno in Olanda e del 12 luglio in Finlandia, ma fantasticare questo uno-due è a dir poco utopico: ad Assen per evidenti questioni ‘temporali’ legate al Covid-19, il nuovo KymiRing, dove pure la pandemia ha concesso un minimo di tregua, pare non aver ancora ottenuto tutte le omologazioni necessarie per il debutto nel calendario del motomondiale.
Nelle ultime ore, così, ha preso velocemente piede l’ipotesi di dare il ‘la’ al 2020 soltanto nel mese di agosto, partendo dal già calendarizzato Gran Premio d’Austria al Red Bull Ring. Una scelta possibile (azzardiamo quasi definire probabile, se tutto procederà per il meglio) che ricalcherebbe quella azzardata anche dai ‘cugini’ della Formula 1, intenzionati a partire dallo stesso circuito nel mese di luglio. L’Austria, infatti, è tra i Paesi europei meno colpiti dall’emergenza sanitaria e, per quanto sia, già in queste settimane sta rialzando la testa con la riapertura di varie attività produttive e commerciali.
Il 16 agosto, insomma, è una data da circoletto rosso, magari pensando addirittura di anticipare la gara al 9 scambiando le date con Brno (oggi programmata appunto per il 9 agosto; anche qui potrebbe corrersi ‘facilmente’ in estate). A quel punto, tre mesi senza sosta, tra settembre e novembre, in cui cercare di condensare il maggior numero di weekend di gara, a porte chiuse, personale ridotto al minimo indispensabile e sacrificando qualche appuntamento. Ma queste ultime, purtroppo, sono una certezza già da diverse settimane e per un po’ dovremo abituarci.