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Come promesso vogliamo condividere con voi la sorpresa alla quale ci siamo trovati di fronte una volta raggiunto John Fox per l’intervista. Con lui e gli altri partecipanti al pranzo c’era l’amico Marco Bonamico (foto di Chiara Canali) che con lo stesso Fox condivise due stagioni ricche di emozioni e col quale è rimasto in contatto sino ad oggi. Una sorpresa per tutti e apprezzata tantissimo dai presenti perché il Marine, nonostante il suo importante trascorso bolognese, seppe farsi apprezzare e voler bene per la schiettezza e il non tirarsi mai indietro in ogni singola battaglia sul campo. E noi di Piazzale della Vittoria non potevamo sottrarci dallo strappargli un breve intervista.

Buongiorno Bonamico quale grande differenza c’è tra la pallacanestro odierna e quella che la vide grande protagonista?

“Indubbiamente la pallacanestro di oggi è più fisica, i giocatori sono mediamente più alti, più forti e atleticamente migliori rispetto a quelli che erano gli interpreti della pallacanestro dei miei tempi, questo per quanto riguarda il campo, per quanto concerne a livello dirigenziale, non parlo di Forlì, nella pallacanestro di oggi non ci sono più i dirigenti di allora e c’è mediamente meno competenza”.

Della sua esperienza a Forlì qual è il ricordo più bello che conserva con sé?

“Il ritorno da Fabriano quando fummo promossi rappresenta certamente il ricordo più bello della mia esperienza forlivese. Vincere è sempre una cosa fantastica, soprattutto quando lo fai con un pubblico che non perde mai occasione per dimostrarti tutto il suo affetto”.

Dal suo punto di vista cosa manca ancora a Forlì per poter ambire al salto di categoria?

“Mah.. guardi c’è un detto tra il bolognese e il romagnolo che dice “ai vò och e bus de cul” (ride) quindi ci vogliono tutte e due le cose. Occhio mi sembra che Forlì ce l’abbia diciamo che un po’ di fortuna aiuterebbe”.

Qual è la sua favorita del girone rosso di Serie A2?

“Difficile perché quando arrivi nei play off si può ribaltare tutto in un attimo. Basta un infortunio, uno scadimento di forma, un americano che non rende come dovrebbe, perché con due americani quello può succedere e quindi è molto difficile fare un pronostico”.

Torniamo indietro nel tempo. Cosa aveva di speciale quella squadra che lei contribuì a riportare in Serie A1?

“Beh era una signora squadra che aveva la capacità di giocare bene le partite importanti, aveva giocatori come John (Fox n.d.r.) McAdoo, come Mentasti, come Ceccarelli, Fumagalli e quindi aveva un livello di classe e di voglia di vincere come se ne vedeva poco in giro”.

E’ una frase fatta o è la verità che per vincere non bastano i grandi giocatori se questi col coach non sono capaci di fare gruppo?

“Mah quando la somma dei singoli viene aumentata e viene moltiplicata dal fatto di essere insieme, quello è sinonimo di grande squadra e allora si può puntare in alto”.

Si ringrazia il “Marine” Marco Bonamico per la disponibilità concessa nel rilasciare la presente intervista.