Sandro Dell’Agnello striglia l’Unieuro: «Complicati la vita da soli»

Per 8, interminabili secondi, tutto il Pala Galassi (invero semivuoto e per lunghi tratti del match dormiente) ha avuto una visione. Anzi un incubo, visto che tra poche ore sarà Halloween. L’incubo del ripetersi di un finale degno di un film horror già visto alla prima giornata. Nel derby perso, o per meglio dire, gettato via, con Ravenna.

Ecco, nella notte di un’infrasettimanale da “Anche i ricchi piangono”, l’Unieuro ha rischiato di fare la stessa fine di Verona e Udine, cadute malamente con Orzinuovi e Ferrara (occhio… la prossima avversaria biancorossa è in forma e fiducia strepitose). Anzi ha rischiato di suicidarsi in piena regola nei 4′ conclusivi. Come con Ravenna, appunto. L’epilogo è stato diverso e, per fortuna, felice per i colori romagnoli, ma i sudori freddi degli ultimissimi secondi, imperlano la fronte di coach Sandro Dell’Agnello quando entra in sala stampa e, scurissimo in volto, gioisce molto meno di quanto, in cuor suo e pure sulle sue labbra, imprechi per il rischio, serissimo, corso.

«Ci stavamo facendo male da soli. Avevamo tenuto l’Urania sui 65 punti, che era quanto ci eravamo prefissi, e poi, purtroppo, abbiamo smesso di giocare. Abbiamo fermato il pallone nelle mani di chi aveva il possesso e l’abbiamo pagata cara, perché da questo sono scaturiti due tiracci e due palle perse che hanno generato il contropiede dei nostri avversari e doivevamo evitarlo. Dobbiamo esserne coscienti, ne abbiamo subito parlato in spogliatoio ed è qualcosa da evitare assolutamente perché abbiamo giocatori di talento ed esperienza tali che non devono produrre finali con così tanti rischi».

In un turno che rimescola le carte della classifica e dimostra come non esistano gare semplici (cosa dovrebbe dire l’Urania che ne ha perse tre di un punto, compresa Forlì), il tecnico livornese si tiene stretti i due punti, ma sa che il lavoro per dare continuità di rendimento ai suoi, non manca.

«Vanno riconosciuti i meriti di Milano, sono una buona squadra e lo dice il campo, non Dell’Agnello e rendiamoci conto tutti, e quando dico “tutti” parlo della squadra, che questo campionato è così: Udine ha perso a Ferrara e la “Juventus-Verona” ha perso in casa della “Cenerantola Orzinuovi”. Ad ogni partita servono le unghie e i denti, altrimenti si rischia come abbiamo fatto noi in una gara che era finita a 4′ dalla fine».

Mentre Dell’Agnello motiva l’ne di Danilo Petrovic che pure definisce «una risorsa importante» con il fatto di avere recuperato Ndoja in condizione, sul tema caldo della palla troppo ferma nei minuti conclusivi della gara, un riferimento non può che andare alle due “menti” in campo. L’Unieuro ha giocato il finale con Giachetti e Watson Jr assieme, eppure…

Ecco, non è che la coesistenza tra i due sia più problematica di quanto potesse apparire in estate quando, invece, sembrava una risorsa? Sarà un tema da affrontare. Per ora il coach si limita a sancire il dispiacere dei due.

«Non mi aspettavo neppure io che avessimo problemi con loro due contemporaneamente in campo, ma devo dire che erano i più dispiaciuti di tutti e si sono resi conto del fatto che se ci siamo bloccati è sicuramente colpa mia che li ho fatto andare un po’ troppo autonomamente, ma anche colpa di loro stessi. Il proibela non è stato difensivo questa sera, ma offensivo. Dietro abbiamo pagato gli errori e le palle perse di cui ci siamo macchiati in avanti».