La Dakar entra una volta per tutte nelle magnifiche dune del deserto dell’Arabia Saudita. Tappa ad anello, l’ottava del raid, con partenza ed arrivo a Wadi Al-Dawasir, che si è svolta su un terreno di sabbia e sulle magnifiche dune del deserto arabico. Prova speciale di 477 chilometri caratterizzata da un percorso veloce su sabbia molle e con cordoni di dune di livello 1 e livello 2 (fino a 20 metri di altezza).
La principale caratteristica di percorsi come questo è legata alla tipologia di sabbia di cui sono fatte le dune, che cambia a seconda delle condizioni ambientali (orario del giorno o presenza di umidità, ma non solo), ma soprattutto si modifica al passaggio dei veicoli che, spaccando la crosta della sabbia, la rendono difficile da attraversare.
Il team forlivese formato da Andrea Schiumarini ed Enrico Gaspari, così, ha concluso l’ottava tappa in modo conservativo. Una scelta quasi obbligata, in un certo senso. «Peccato non aver potuto spingere come volevamo – dichiara Schiumarini all’arrivo –, ma lunedì avevamo un compito: riportare la macchina al bivacco in modo che nella serata i meccanici del nostro team potessero completare la riparazione».
Nella tappa di domenica, infatti, i due piloti hanno dovuto rallentare la loro gara a causa di un problema al radiatore ed alla guarnizione della testata del motore, e alla successiva rottura del cambio a pochi chilometri dalla conclusione della tappa. Un inconveniente che ha costretto il duo Schiumarini-Gaspari a richiedere assistenza per arrivare, a notte fonda, al bivacco, dove poi i meccanici hanno lavorato fino al mattino per permettere al Mitsubishi Pajero WRC+ di poter tornare in gara. «L’intervento però si è dovuto limitare alla sostituzione del cambio per mancanza di tempo – ha concluso Schiumarini –. Abbiamo rabboccato il radiatore con ben 30 litri di acqua durante tutto il percorso, ma siamo giunti comunque al traguardo anche di questa tappa e nella mattinata di martedì dobbiamo tornare in gara senza problemi».