Coveri: «Quest’anno mi sento più considerato. Con continuità sono un altro giocatore»

Tre gol nelle prime quattro giornate di campionato, lo stesso bottino raccolto nell’intera passata stagione. I numeri raccontano già molto del nuovo inizio di Valentino Coveri, ma dietro alle reti c’è soprattutto un giocatore diverso: più maturo, più consapevole e finalmente nelle condizioni di poter esprimere con continuità le proprie qualità.

Il gol al 92’ contro la Vis Pesaro, quello che ha fatto esplodere il Morgagni e consegnato al Forlì tre punti pesantissimi, è probabilmente l’immagine migliore del suo momento. Coveri, però, guarda oltre il tabellino e torna soprattutto sulle difficoltà vissute un anno fa, sul lavoro fatto lontano dai riflettori e su una fiducia che oggi sente decisamente più forte.

«L’anno scorso la botta è stata forte»

Il primo impatto con il calcio dei grandi non è stato semplice. Coveri non lo nasconde e considera proprio quelle difficoltà una tappa fondamentale del proprio percorso.

«L’anno scorso ho capito molto bene, anche se non me lo aspettavo, quale fosse la differenza tra il calcio giovanile e quello dei grandi. La botta è stata forte, perché ero abituato a un ruolo diverso e a intensità differenti, sia in allenamento sia in partita».

Una stagione complicata sul piano personale, ma tutt’altro che inutile.

«A prescindere da come sia andata, sicuramente ho fatto dei passi in avanti. È stato un anno che mi ha fatto crescere».

La differenza, oggi, sta soprattutto nella possibilità di giocare con maggiore continuità.

«Quest’anno ci sono state più agevolazioni. Si può parlare del ruolo, ma soprattutto del minutaggio, che secondo me è la cosa più importante. Entrare dalla panchina per dieci o venti minuti oppure giocare novanta minuti fa una bella differenza».

Nessuna volontà di togliersi sassolini dalla scarpa o mandare messaggi al passato. la punta forlivese ci tiene a chiarirlo.

«Non voglio mandare frecciate a nessuno. Penso solamente a fare il meglio che posso per la squadra. Però credo di aver fatto capire che, se ho continuità e posso giocare tranquillo, riesco a essere un altro tipo di giocatore».

Più fiducia, più ascolto: «Mi sento molto più considerato»

La svolta non è soltanto tattica. Dietro al nuovo Valentino c’è anche un percorso personale importante, costruito durante i mesi più complicati.

«L’anno scorso ho lavorato tanto, sia a livello mentale sia fisico. Ho preso qualche chilo, ho fatto delle sedute con un mental coach e non mi sono mai fermato. Anche durante l’estate ho continuato a lavorare».

Poi c’è un aspetto che l’attaccante sottolinea con particolare convinzione: il rapporto con l’ambiente che lo circonda.

«Ho iniziato questa stagione con un’altra mentalità e, se posso permettermi di dirlo, ho avuto anche un altro tipo di appoggio da parte dello staff e della dirigenza, attraverso parole e fatti. Mi sento molto più considerato, più ascoltato. Mi sento bene».

Una fiducia favorita anche dalla continuità tecnica e umana all’interno dello spogliatoio.

«Conoscevo già il mister e lui conosceva me, sapeva come comportarsi e come prendermi. Anche i compagni sono rimasti in gran parte gli stessi e mi hanno sempre sostenuto. Si è creato un bell’ambiente e sicuramente tutto questo aiuta».

Più vicino alla porta, più decisivo

Tre gol in quattro giornate non arrivano per caso. Oltre alla fiducia ritrovata, Coveri sottolinea anche una differenza evidente rispetto alla passata stagione: oggi gioca più vicino alla porta.

«Ho fatto tre gol perché sono un po’ più vicino alla porta, questa è la cosa principale. L’anno scorso giocavo più da esterno d’attacco e spesso dovevo fare un lavoro molto più difensivo».

Ora i compiti sono differenti.

«Quest’anno penso di più a pressare davanti e faccio meno corse all’indietro fino alla bandierina. Arrivo più lucido negli ultimi metri e mi sento un po’ più attaccante».

Il cambiamento, quindi, non riguarda la voglia o l’atteggiamento.

«La mia voglia è sempre stata la stessa. Magari quest’anno, giocando di più e in una posizione diversa, riesco semplicemente a dimostrarla con maggiore continuità».

Il gol al 92’: «Quello con la Vis è quello che ho sentito di più»

Tra le tre reti già realizzate, il bomber dei galletti ne individua subito una capace di regalargli emozioni particolari.

«Il gol con la Sambenedettese forse è stato il più bello, ma quello che ho sentito maggiormente è sicuramente l’ultimo contro la Vis Pesaro».

Un gol arrivato al termine di una partita che sembrava stregata.

«Sembrava che la palla non volesse entrare. Avevo avuto anche un’occasione dieci minuti prima, praticamente a un metro dalla porta, e non ero riuscito a segnare. Sembrava davvero una di quelle serate in cui non ce l’avremmo fatta».

Poi, al 92’, l’esplosione.

«Segnare praticamente a un minuto dal fischio finale è stato incredibile. Ci credevamo tutti, era una lotta continua. È stato probabilmente il gol più cercato e quello per cui ho goduto maggiormente».

«Cerco sempre, quando ci sono queste situazioni, di stare vicino alla porta per una respinta o per attaccare un pallone sporco. Nell’occasione precedente avevo provato a buttarmi in spaccata e non ero riuscito a spingerla dentro».

Poi il pallone perfetto di Perretta.

«Ha messo una signora palla. Sono situazioni che proviamo anche in allenamento. Ho avuto il tempo, l’istinto e magari anche un po’ di fortuna di trovarmi lì. Poi il resto è venuto naturale».

«Non abbiamo mollato un centimetro»

Più ancora del gol, la seconda punta forlivese sottolinea il carattere mostrato dal Forlì.

«La cosa più bella è stata che né io né i miei compagni abbiamo mollato un centimetro».

Il pareggio, nonostante la superiorità numerica e le tante occasioni costruite, avrebbe lasciato parecchio amaro in bocca.

«Sapevamo tutti che era un’occasione da non buttare via. Non era diventata una fissa, ma nello spogliatoio sentivamo l’importanza della partita».

Il rammarico sarebbe stato forte, ma non avrebbe cancellato la prestazione.

«Anche senza il gol, nessuno avrebbe potuto dire che non ci avevamo provato. Abbiamo cercato la vittoria in tutti i modi. La porta sembrava stregata».

Alla fine, però, il pallone è entrato.

«Al 92’, magari per bravura e magari anche con un pizzico di fortuna, ce l’abbiamo fatta. E per me era giustissimo così».

Il Morgagni e quella liberazione davanti alla famiglia

Il gol contro la Vis Pesaro ha avuto un significato ancora più profondo perché realizzato davanti alla propria gente.

«Segnare davanti ai miei genitori, ai parenti e agli amici è una grandissima emozione».

Coveri torna ancora una volta alla stagione precedente e a quei momenti in cui le opportunità erano decisamente più ridotte.

«L’anno scorso avevo qualche rammarico personale. I miei amici venivano a vedermi anche quando magari non entravo oppure giocavo cinque minuti. Lo stesso vale per i miei genitori e per i miei parenti, che mi hanno sempre sostenuto».

Ecco perché ogni rete assume un valore che va ben oltre il dato statistico.

«Questi gol li faccio anche per loro. Sentire il proprio nome scandito al Morgagni è impagabile. È una liberazione».

Ma il presente, non deve diventare un punto d’arrivo.

«Sono contento di aver capito che anch’io posso dare il mio contributo. Ma non sono sazio. Spero di farne tanti altri».

Ora il Pineto: «Servono la stessa fame e la stessa grinta»

Il calendario non concede pause e il prossimo ostacolo si chiama Pineto.

«È una squadra forte, che abbiamo già guardato e che ha inserito diversi giocatori nuovi».

Nessun desiderio di rivalsa particolare rispetto alla scorsa stagione.

«Non ho rancori o rivincite personali contro nessuna squadra. Noi dobbiamo rimanere umili».

L’indicazione è chiara: affrontare ogni partita con lo stesso spirito.

«Dobbiamo vivere la gara con la stessa grinta mostrata contro la Vis Pesaro e contro la Sambenedettese. Bisogna avere voglia di vincere ogni pallone e di portare a casa punti il prima possibile».

Anche perché la lezione dell’ultimo campionato è ancora ben presente.

«L’anno scorso abbiamo imparato tanto. Il nucleo della squadra è rimasto quasi lo stesso e sappiamo bene quanto sia importante non arrivare alla fine della stagione con l’acqua alla gola».

«Fisicamente sto bene»

Infine, un passaggio sulle condizioni fisiche dopo il lavoro differenziato svolto nelle ultime ore.

«Fisicamente sto bene. ieri ho lavorato a parte perché avevo due piccoli problemi, ma ho concluso l’allenamento».

Il programma prevede il rientro immediato nel gruppo.

«oggi mi allenerò con la squadra e poi aspetteremo le scelte».

In una rosa ricca di alternative, il concetto resta sempre lo stesso.

«Siamo un gruppo ampio e forte. Chiunque partirà dall’inizio dovrà essere pronto».