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Vince, anzi stravince, Marc Marquez sul circuito di casa, a Jerez de la Frontera. Una gara dominata in lungo e in largo dal campione del mondo in carica, passato davanti a tutti già alla prima curva prima di una cavalcata trionfale senza davvero alcun ‘problema’ di sorta. Dietro di lui, nei primi 10 giri, tengono duro le sorprendenti Yamaha Petronas di Morbidelli e Quartararo (comunque mai realmente vicini ad un ipotetico sorpasso), poi, con il primo in fase calante e l’altro out per problemi tecnici, la strada è tutta in discesa.

Dietro al vincitore, Andrea Dovizioso mette in cascina un comunque discreto 4º posto, costretto ad una gara di ‘rimessa’ (ne parliamo sotto), mentre continua il momento positivo della Suzuki, con il solito Alex Rins che ha chiuso in pompa magna sul secondo gradino del podio. Bel 3º posto per la Yamaha di Vinales, mentre il compagno di team, Valentino Rossi, si deve accontentare del 6º posto.

LA GARA DI DOVI

Dopo Austin ecco Jerez, altra pista tutt’altro che ‘amica’ della Ducati e di Andrea. Partendo da questo presupposto ed escludendo dunque a priori (salvo sorprese) eccessivi ‘voli’ verso le prime posizioni, Dovi si è difeso alla grandissima, sia sul circuito americano che quest’oggi in Spagna. Chiudendo la gara andalusa con un 4º posto che fa morale ma soprattutto classifica (-3 dalla prima posizione nel Mondiale), in vista delle prossime gare che, sulla carta, dovrebbero fare il gioco di Borgo Panigale. A partire da domenica 19, quando si correrà in quel di Le Mans.

Chiuso il ‘cappello’ introduttivo ed entrando nello specifico sulla gara odierna, vien da dire che Dovizioso abbia davvero dato tutto ciò che la sua Ducati gli concedeva. Buona la partenza, arriva alla prima curva di fatto alle spalle di Marquez, salvo dover giocoforza rallentare ed ‘alzarsi’ per evitare l’entrata dura di Morbidelli. Sceso così fino al 6º posto, Dovizioso è costretto a rincorrere. Punta Vinales davanti a lui, ma deve fare i conti con un imbizzarrito Rins, che lo supera in virtù di una maggior brillantezza e in poche tornate si getta all’inseguimento (inutile) di Marquez. Poi la Ducati rallenta, probabilmente perché Dovi cerca di gestire la gomma in vista del rush finale (anche se il ds Tardozzi, dai box, ammette un’attesa maggiore in quanto alla velocità sul giro). Dove effettivamente si francobolla a Vinales (i due ‘girano’ di fatto uguale negli ultimi 5-6 giri), pare sul punto di sopravanzarlo in almeno un paio di punti, ma deve tirare i remi in barca: manca lo spunto, lo spiraglio giusto, per superare lo spagnolo e acciuffare il podio.

Con un pizzico di rammarico, più che comprensibile, a fine gara, Dovizioso guarda però il bicchiere mezzo vuoto. Senza comunque riporre tanta fiducia nei prossimi weekend. “Con Vinales abbiamo spinto forte fino alla fine, volevamo entrambi il podio. Peccato, perché in Ducati speravamo almeno in un 3º posto e non ce l’abbiamo fatta. Però è stata una gara particolarmente veloce e ho perso posizioni e tempo all’inizio. Poi ho fatto fatica. Mi sono preso rischi per risalire, sono riuscito a girare forte ma non ho potuto fare di meglio. Non male in quanto velocità e gap ‘pagato’, ma se sono anni che non andiamo a podio a Jerez un motivo ci sarà. Nei curvoni faticavo. Qui devi essere dolce e scorrevole, ed è un aspetto in cui dobbiamo migliorare. Lo sappiamo, così non basta e dobbiamo continuare a lavorare. Guardando il Mondiale è un 4º posto che ci sta un po’ stretto. Non è stata certo una gara disastrosa, ma il weekend fino alla gara era andato molto bene. La verità, ‘spiegata’ appunto dalla gara, è che non siamo lontani ma ci sono sempre gli stessi limiti che dobbiamo limare ancora. Sono comunque convinto che dalla prossima gara potremo dire qualcosa di più.

PROMOSSI

MARQUEZ. Superato il momento nerissimo di Austin, il cabroncito ritorna sotto prepotentemente con grande ‘garra’ ed intensità, per l’ennesima gara in solitaria dalla prima curva alla bandiera a scacchi. La sua Honda facilita un po’ tutto, ma il bis calato a Jerez, dopo la vittoria dello scorso anno, ha un peso specifico piuttosto elevato in chiave classifica generale.

RINS. Ormai, a questo punto, non è più una sorpresa e va tenuto in grande considerazione nella lotta Mondiale. Probabilmente alla sua Suzuki si addicono le piste affrontate nelle ultime settimane, certo, ma, risultati alla mano, il classe ’95 un 1º e 2º posto sono sempre da portare a casa.

YAMAHA PETRONAS. Partono alla stragrande, tenendo testa, sempre tenendosi per mano, al fuggitivo Marc Marquez. In certi frangenti, addirittura, paiono averne di più. Poi, fisiologicamente, un calo. Il primo a farne i conti è Franco Morbidelli, che cede pian piano e, al traguardo, chiude 7º. Quindi, con grande sfortuna, tocca a Fabio Quartararo, che, 2º, è costretto al ritiro in seguito alla rottura del cambio: grande peccato.

BOCCIATI

ROSSI. E’ vero, chiude 6º e tutto sommato, classifica alla mano, è ancora lì e tutto apertissimo. Però dopo il bel risultato di Austin era lecito attendersi ben altro risultato. Anche perché nella prima metà di gara è a dir poco nascosto, nella ‘pancia’ del gruppo tra il 10º e il 12º posto. Se riuscisse a partire meglio in griglia spingendo un po’ di più nelle prove ufficiali…

LORENZO. Quando mai riuscirà a farsi vedere nelle posizioni di testa? Un weekend inesorabilmente in caduta libera, il suo, dopo un venerdì da grande mattatore nelle libere prima di una lenta e progressiva discesa verso il basso. Chiude 12º, non si vede davvero mai.

ALL’ARRIVO

Marc Marquez 41’08.685
Alex Rins +1.654
Maverick Vinales +2.443
Andrea Dovizioso +2.804
Danilo Petrucci +4.748
Valentino Rossi +7.547
Franco Morbidelli +8.228

NEL MONDIALE

Marc Marquez 70 pti
Alex Rins 69 pti
Andrea Dovizioso 67 pti
Valentino Rossi 61 pti
Danilo Petrucci 41 pti