Dovizioso: «La moto manca tanto. Futuro? Il motocross mi stuzzica…»

Sono giornate totalmente ‘vuote’, dal punto di vista sportivo, anche per Andrea Dovizioso, che segue l’evoluzione dell’emergenza sanitaria e, di riflesso, dello start ufficiale del 2020 della MotoGP dalla sua abitazione nelle campagne forlivesi. Occasione perfetta per dedicarsi a tifosi e appassionati sugli schermi di SkySport, dove Andrea, per circa un’ora, è stato sommerso di domande e curiosità nel ‘contenitore’ #CasaSkySport insieme a Guido Meda e Mauro Sanchini.

Sulla situazione odierna. «Siamo abituati ad essere in giro per il mondo tutto l’anno, ad ‘infilare’ allenamenti ed eventi tra un weekend e l’altro di gare e in questo momento, purtroppo, non è possibile ‘stancarsi’ in quel modo. È una sensazione bellissima che oggi manca tanto. Non poter andare in moto è pesante. Non c’è mai stato uno stop da quando ho iniziato a correre e questa è una sensazione mai provata che preferirei non rivivere mai più, chiaramente».

Sulla gara saltata in Qatar. «A Losail saremmo stati tranquillamente tra i 6-7 possibili vincitori. Tutti, del resto, si sentivano abbastanza bene dopo test, anche se alla fine è la gara che conta e lì la questione è differente. Ce la saremmo giocata, ma molte moto hanno alzato l’asticella e ci sono tanti piloti talentuosi in grado di vincere. Di conseguenza sono i piccoli dettagli che fanno la differenza. Avevamo lavorato bene in pre-stagione e dispiace aver saltato quell’appuntamento, nonostante il Qatar non sia propriamente un benchmark su cui costruire un’intera stagione».

Sulla lotta per il Mondiale. «In tanti in lizza alla pari? Essere competitivi in tanti è un vantaggio quando si ha quel qualcosina in più. Questo perché tanti avversari possono infilarsi nella lotta, creare magari uno ‘svantaggio’ al tuo avversario principale e si possono guadagnare punti. Ma quando non se ne hanno, è soltanto negativo. Quest’anno ci sarà una lotta particolarmente aperta. Lo scorso anno, fino a metà stagione, io, Marquez e Rins eravamo i piloti da battere, prima che si facessero sentire le Yamaha. Nel 2020 bisognerà prendere in considerazione tutti i quattro piloti di Iwata sin dall’inizio. Vincere il Mondiale? Lo scorso anno, da giugno in poi, non c’è più stata partita con Marc. Ma si riparte sempre da zero e ce la metteremo tutta per giocarci la corona iridata fino all’ultima gara».

Sul futuro. «Le quattro ruote? Mi piacerebbe provare altre categorie, provare altre esperienze anche con le auto. Mi piacerebbe il rally, il rally cross, ad esempio. Macchine pazzesche con cui ci si può davvero divertire. Ho già fatto un’esperienza lo scorso anno a Misano: tosta, era una vera gara, ma mi sono divertito molto. Sono situazioni però molto differenti rispetto alle moto. La Superbike? Nella mia mente non c’è questo in programma. Nel senso che non so quanto ancora correrò in MotoGP. Già il prossimo anno, per dire, non ho un contratto e non so cosa mi riserverà il futuro prossimo. Dipenderà da tanti fattori. Però essendo cresciuto nel motomondiale, sono abituato a correre con certi prototipi, ben differenti rispetto alle moto di serie del Mondiale SBK. Insomma, a una certa età sbarcare nel campionato SBK è sì possibile, ma è un po’ complicato ambientarsi. Sinceramente penserei più al motocross».

Sullo sviluppo della Ducati. «A questo livello è una questione di rifiniture e miglioramenti e noi conosciamo i nostri pregi e i nostri difetti. Non dobbiamo mai dimenticare il distacco che accusavamo fino a qualche anno fa, ma, arrivati a questo livello, non è facile capire dove e come migliorare. Siamo forti su certi aspetti, come sull’accelerazione e sull’innovazione, ma su altri aspetti non siamo ancora riusciti a trovare delle soluzioni. Ma è normale quando si vanno a potenziare determinati ‘comparti’».