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Gabellini: «A Forlì voglio crescere. Il mio sogno è tornare al Torino e giocare in Serie A»

Un presente da costruire a Forlì, un futuro che nella sua testa conserva ancora il colore granata. Tommaso Gabellini si racconta tra le prime esperienze nel calcio dei grandi, l’impatto con la Serie C e un’ambizione precisa: crescere, migliorarsi e provare un giorno a tornare al Torino.

L’attaccante classe 2006 parte però dalla stretta attualità e dalla prestazione offerta domenica sul campo dell’Ostiamare, con la maglia biancorossa. Una prova nella quale è mancato solamente il gol, sfiorato in due occasioni.

«Penso di aver fatto una prestazione nella quale mi sono impegnato tanto e ho dato tutto per la squadra. Mi è mancato il gol: ho avuto due occasioni, l’ultima di testa e un’altra con il sinistro che avrei potuto sfruttare meglio. Nonostante questo sono contento della mia prestazione».

«Il bicchiere è mezzo vuoto, meritavamo di più»

Se sul piano personale il giudizio è positivo, resta invece un po’ di rammarico guardando al risultato della squadra.

«Per me il bicchiere è mezzo vuoto, perché meritavamo qualcosa in più. Abbiamo fatto tutti una buona prestazione, soprattutto nel primo tempo. Secondo me avremmo meritato di vincere. Naturalmente ci sono anche gli avversari, che ci hanno messo in difficoltà, però penso che avremmo potuto raccogliere di più».

Gabellini è arrivato a Forlì trovando un ambiente già familiare. Nella scelta hanno infatti pesato diversi volti già noti all’attaccante.

«È stata una richiesta fatta dal direttore Mariani. Io sapevo dove venivo: conoscevo già alcune persone, il mister e diversi compagni come Coveri, Mattioli, i fratelli Valentini e Perini. Questo mi ha sicuramente aiutato nella scelta».

Duttilità e sacrificio al servizio della squadra

Attaccante moderno e capace di ricoprire più posizioni nel reparto offensivo.

«Penso di avere un buon colpo di testa e mi piace anche venire dentro al campo per cambiare gioco. Sono uno che si sacrifica tanto per la squadra e cerca sempre di dare il massimo».

Un reparto offensivo, quello biancorosso, nel quale le alternative non mancano. Una concorrenza che il classe 2006, nativo di Pesaro, considera però uno stimolo più che un problema.

«È giusto che ci sia concorrenza perché ti aiuta a migliorare. Tra di noi c’è un ottimo rapporto, sappiamo che ognuno dà il massimo e questo ci spinge a fare di più ogni domenica e in ogni allenamento. Vogliamo il bene per noi stessi, ma anche per il compagno. Prima di tutto siamo amici».

Petrelli e Coveri, caratteristiche diverse

Nelle prime gare da titolare, il numero 19 biancorosso ha avuto la possibilità di giocare al fianco di compagni con caratteristiche differenti, tra cui Elia Petrelli e Valentino Coveri.

«Elia e Vale sono due giocatori molto diversi. Vale è più un giocatore di profondità e velocità, mentre Elia viene maggiormente incontro e lega il gioco».

Il giovane attaccante spiega anche perché, al momento, sia stato più semplice trovare determinati automatismi con Coveri.

«Con Vale sono riuscito a trovarmi meglio, mentre nella partita giocata con Elia siamo rimasti in inferiorità numerica e la gara è cambiata. Non sono quindi riuscito a capire fino in fondo come potremmo giocare insieme. Sono comunque due giocatori fortissimi, con caratteristiche differenti, ed è un vantaggio perché possono essere sfruttati in modi diversi».

L’impatto con la Serie C: «Qui ti fai le ossa»

Il passaggio dal settore giovanile al professionismo rappresenta inevitabilmente uno spartiacque. Gabellini non nasconde le difficoltà iniziali, ma guarda con fiducia al percorso intrapreso.

«Sono soddisfatto perché queste sono le mie prime partite tra i grandi dopo essere arrivato dalla Primavera. Non è facile, perché il livello è molto buono. Piano piano mi sto ambientando con i compagni e con lo staff. È un campionato nuovo per me, ma sono convinto che attraverso l’impegno e il lavoro arriverà tutto».

Ed è proprio la Serie C, a poter rappresentare una vera scuola.

«Qui impari molto perché giochi con ragazzi che hanno tante esperienze alle spalle. Per un attaccante soprattutto ti fai le ossa. Inizi a conoscere un calcio diverso, che può aiutarti anche in futuro».

Una crescita che non riguarda soltanto ciò che succede nei novanta minuti.

«Anche fuori dal campo sei insieme a persone che hanno vissuto molto più di te e hanno visto tante situazioni. Impari parlando di calcio, ma anche parlando della vita. Poi in campo soffri insieme, vinci insieme e perdi insieme. Cresci come calciatore, ma soprattutto a livello umano».

«Il mio sogno? Tornare al Torino e giocare in Serie A»

Alle spalle c’è l’esperienza nel settore giovanile del Torino e anche l’emozione di aver assaggiato la Serie A. Un momento che il giovane attaccante dei galletti porta con sé e che continua ad alimentare il suo grande obiettivo per il futuro.

«L’esordio in Serie A è stato stupendo, un’esperienza unica. Il Torino mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere e sono cresciuto con quei colori».

Poi il desiderio, espresso senza nascondersi: «Il mio sogno è tornare al Torino e riuscire a giocare stabilmente in Serie A con il Toro. Quello è il mio sogno nel cassetto. Adesso lavorerò e cercherò di raggiungerlo piano piano».

Intanto il presente si chiama Forlì.

«Dopo tre anni e mezzo lontano da casa adesso mi sono anche un po’ riavvicinato alla mia famiglia e ai miei amici, e penso che questo possa aiutarmi tanto. Mi sto ambientando bene con tutti. Cerco di farmi voler bene e di dimostrare di essere un ragazzo serio, che si impegna e dà tutto per la squadra».

Forlì, dunque, come nuova tappa di un percorso appena cominciato. Con il presente da vivere un allenamento alla volta e quel sogno granata che, sullo sfondo, continua a indicare la direzione.