Avrebbe preferito sfoggiare il suo primo discorso ufficiale da capitano in campionato in un momento ben diverso, però è vero che sono proprio le circostanze più impreviste e meno felici che chiamano in causa chi, dello spogliatoio, per “gradi” deve essere il leader e il portavoce. Per questo dopo il doloroso ko dell’Unieuro nel derby, è Jacopo Giachetti a prendere la parola per delucidare su cosa sia successo in quegli apparentemente inspiegabili 5 minuti finali che hanno ribaltato un copione apparentemente scritto.
«Inspiegabile è il fatto che abbiamo smesso improvvisamente di fare tutto ciò che ci aveva portato ad accumulare 11 punti di vantaggio e, in fin dei conti, abbiamo sempre fatto per tutto il precampionato: difendere duro, fare lavorare la retroguardia avversaria muovendola attraverso la circolazione della palla. Bastava questo, e invece abbiamo buttato via palloni, siamo rimasti fermi e la sorte ci ha messo anche il suo zampino».
Il riferimento di Giachetti è a un paio di circostanze nelle quali Forlì è andata a un millimetro da una palla recuperata dopo averla sporcata, toccata con svariate coppie di braccia senza ghermirla. Col risultato di subire, in quell’azione, una tripla di Ravenna. Pesantissima quella realizzata da Tommaso Marino in una delle due circostanze e valida per il sorpasso sul 70-71.
Ciò detto, resta il nocciolo del problema. Anche con un quintetto piccolo che schierava due play (lui e Watson Jr), Marini da “3” e Rush da ala forte, la squadra si è come marmorizzata e ne sono scaturite soluzioni cercate a forza, di “tigna” e non di “sistema”. Il risultato lo si è toccato con mano.
«Sì, eravamo fermi ad aspettare che succedesse qualcosa, oppure abbiamo forzato situazioni e soluzioni che hanno ridato morale a Ravenna. In più abbiamo concesso troppo sul perimetro a una formazione che è piena di buoni tiratori (e che nella ripresa ha colpito con il 47% dall’arco ndr.). In poche parole abbiamo smesso di fare ciò che sappiamo fare benissimo. Lo stesso coach nei time-out ci diceva di pensare solo a ciò che proviamo ogni giorno in palestra, che non dovevamo inventarci nulla, che non servivano capriole in campo. Aveva ragione».
Attenzione, però. Non è che l’Unieuro abbia incantato per 35′ prima di sciogliersi al sole. Il primo tempo è stato tutto di marca giallorossa. Perché?
«Io mi tengo buoni 25′ di questa partita, non meno. A lungo abbiamo giocato bene su entrambi i lati del campo. E’ vero che all’inizio eravamo contratti per l’attesa di questa gara, poi l’avevamo comunque raddrizzata dando vita a un break davvero importante. Se c’è una lezione da trarre e da ogni sconfitta va tratta, è che dobbiamo lavorare duro sulla continuità e che è fondamentale coinvolgerci sempre l’un l’altro in attacco. Se non lo facciamo, gare di questo livello non si vincono».