La leggerezza dell’essere è insostenibile, dice Milan Kundera nel suo celebre romanzo omonimo. Perché è uno schermo dietro cui nascondere la reale essenza della vita: la pesantezza esistenziale. Ora, non calchiamo così tanto la mano, non spingiamoci nel cul de sac delle problematiche esistenziali (che peraltro non c’azzeccherebbero nulla). Ma, con le dovute proporzioni, in un certo senso potrebbe fotografare alla perfezione il momento di Andrea Dovizioso. Andiamo con ordine.
Scavalcato l’ostacolo Sachsenring, per i piloti della MotoGP è tempo di vacanze. Il motomondiale 2019 è infatti al giro di boa – 9 gare corse, altre 10 ne mancano al termine –, tra grandi sorprese, delusioni varie e tante recriminazioni da vorrei ma non posso. Di certo, aspettando che si torni a correre domenica 4 agosto in quel di Brno, una certezza c’è: il trionfatore assoluto, ancora una volta, è alla guida di una Honda Repsol.
Sì, perché, volente o nolente, il ‘solito’ Marc Marquez ha il Mondiale in tasca e non esiste modo o maniera per provare a sfilarglielo di dosso. Per lui sarebbe la quarta corona consecutiva, la sesta in sette stagioni in classe regina: numeri davvero pazzeschi. Così come sono pazzeschi, del resto, i risultati ottenuti sinora, in quella che è un’autentica cavalcata solitaria. Una scivolata al terzo appuntamento ad Austin, d’accordo, ma poi, quando non vince (cinque i successi messi in cascina), puntualmente si porta ugualmente a casa la bellezza di 20 punti chiudendo al secondo posto (Losail, Mugello, Assen).

Recriminazioni da vorrei ma non posso, dicevamo. Un po’ quelle che assillano il nostro Andrea Dovizioso, alle prese con una stagione ‘grigia’, piuttosto al di sotto delle aspettative iniziale. Partiamo analizzando i numeri, che alla fine della fiera è il succo di tutto. Dovi ha conquistato una vittoria (all’esordio in Qatar), un secondo posto (Le Mans) e due terze piazze (Termas de Rio Hondo e Mugello). Quindi ben tre quarti posti e parabola discendente fino al quinto posto acciuffato due domeniche fa in Germania.
Al netto della sfortunatissima carambola di Barcellona che lo ha costretto al ritiro, per lottare con il marziano Marquez, ahinoi, serve altro. E dire che in termini di punti Dovizioso può contare su un bottino più cospicuo rispetto allo scorso anno (127 oggi, solo 88 nello stesso periodo dello scorso anno). Peccato che il distacco dallo spagnolo primo in classifica sia un passivo impietoso, -58. Il campione del mondo in carica, di fatto, può permettersi il lusso di due zeri restando ugualmente in vetta al motomondiale…
Poi però, a rendere ulteriormente più opaco il tutto, c’è l’annosa questione legata alla Desmosedici. Dovizioso lamenta infatti problemi ‘storici’ sulla sua Ducati, come ad esempio in percorrenza in curva, affermando che, così, non è possibile competere per il Mondiale. Un po’ le stesse argomentazioni che sostiene anche il compagno di team e forlivese acquisito Danilo Petrucci, che negli ultimi impegni è comunque apparso più tonico di Dovi. Tesi, quella delle problematiche Rosse, che in Ducati sostengono e non sostengono. Tra questi ultimi vi è il capo ingegnere Gigi Dall’Igna, con cui, si narra, pare che Andrea non sia più in buonissimi rapporti. Nel caso, sarebbe un vero e proprio problemone.

La verità, dunque, sta probabilmente nel mezzo. La potenza del V4 della Desmosedici, fino allo scorso anno, ha fatto la differenza quando gli pareva e piaceva. Ciò non significa certo che la GP19 sia involuta rispetto a un anno fa, ma oggi tutte le dirette rivali, a partire da Honda ma anche Yamaha e soprattutto Suzuki, hanno compiuto importanti passi in avanti su motore e aerodinamica che hanno di fatto pressoché annullato il vantaggio acquisito da Borgo Panigale, che si è forse adagiato un po’ troppo sugli allori, convinto della propria supremazia tecnica.

In questo contesto, insomma, le pecche della Rossa, come appunto la percorrenza a centro curva, vengono incredibilmente acuite. Al tempo stesso, però, è anche vero che Dovizioso pare aver smarrito per strada quella tigna, quella cazzimma che negli ultimi due campionati lo aveva contraddistinto. Oggi, infatti, fatica quasi a tener testa ad avversari che fino al novembre scorso nemmeno vedeva, come ad esempio Jack Miller o Cal Crutchlow.
Ora, nonostante venga già spontaneo volgere lo sguardo verso il 2020, è in arrivo un filotto di gare che possono addirsi alle caratteristiche della Ducati. La prima domenica di agosto, come detto, tutti in Repubblica Ceca, a Brno, dove Dovi ha trionfato lo scorso anno (allora la seconda vittoria stagionale: segno del destino?). Quindi tappa in Austria al Red Bull Ring, autentica Ducati’s Land (tre vittorie nelle tre gare disputate dal ritorno in calendario del tracciato nel 2016), poi Donington (vittoria di Andrea nel 2017, lo scorso anno non si corse) e, a metà settembre, Misano, altra affermazione di Dovizioso nel corso del 2018. Le attendiamo con ansia: la speranza, in fondo, è di tornare ad ammirare uno #04 ‘leggero’, scintillante e di nuovo sorridente.