È uno scontro diretto a tutti gli effetti quello che domenica metterà di fronte Gubbio e Forlì allo Stadio Pietro Barbetti. I biancorossi arrivano alla quarta giornata di ritorno con 25 punti e il 12° posto in classifica, due lunghezze sopra un Gubbio fermo a quota 23 e 14°: numeri che rendono la sfida un vero crocevia stagionale.
Nella conferenza stampa della vigilia, Alessandro Miramari ha mostrato consapevolezza e lucidità. Il momento non è positivo, ma l’allenatore biancorosso non cerca alibi: «Sappiamo da dove veniamo e sappiamo che dobbiamo andare a cercare punti. La squadra la vedo bene, ci stiamo allenando con continuità: ora mancano solo i risultati».
Uno dei temi più dibattuti è quello tattico, ma l’allenatore biancorosso è netto: non ci saranno rivoluzioni. «Cambiare sistema significherebbe cambiare principi, distanze, spazi. Alla domenica fai quello che alleni. Non ci si inventa un modulo in una settimana». Secondo il tecnico, le partite non si vincono per una disposizione numerica, ma per episodi e qualità individuali: «C’è chi risolve con un gesto balistico o sulle palle da fermo. Non vinci perché giochi a quattro o a cinque, ma perché qualcuno fa la differenza».
Proprio le palle inattive restano una criticità. Il Forlì ha incassato reti simili nelle ultime settimane, ma anche su questo Miramari allarga il discorso: «Non è un problema di schema, di difendere a zona o a uomo . È un problema di attitudine, di fame. La “cazzimma” sulle palle da fermo è una cosa intrinseca, non la inietti con gli allenamenti. Ci stiamo lavorando, ma non siamo ancora riusciti a colmare questa lacuna».
L’avversario è temibile: «Il Gubbio è una squadra attenta, fisicamente forte, pericolosa nelle ripartenze. Se li fai giocare hanno grandi qualità». Per questo il Forlì dovrà preparare una partita di grande attenzione e battaglia.
A complicare il quadro c’è l’emergenza infortuni. L’elenco è lungo: Petrelli, Cavallini, Menarini, Farinelli, Macrì, Martelli sono indisponibili, e la formazione sarà profondamente rimaneggiata. «Non manca solo Petrelli: avremo una squadra nuova. Cambiano gli interpreti, non i principi. Ci aspettiamo risposte da chi è stato chiamato a sostituire».
Il mister forlivese lega i risultati anche alla qualità del lavoro settimanale: «Se per due mesi ti alleni male, poi la domenica paghi. Noi non abbiamo il singolo che risolve da 30 metri: abbiamo bisogno che funzioni il collettivo. Ora in allenamento rivedo un gruppo che lavora bene, ed è la base per tornare a fare punti».
Infine, una nota sulle difficoltà logistiche: campi in condizioni precarie, pioggia, sintetici che aumentano i rischi fisici. «È un momento complicato anche da questo punto di vista, ma va attraversato con serenità. Le difficoltà fanno parte del calcio e della vita».
Il Barbetti dirà se il Forlì saprà trasformare il lavoro in punti. Per la classifica – e per il morale – è davvero una partita che pesa.