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11 – 12 GENNAIO 2024 – Stage 6
Liaison > 209 km – Special > 549 km
TAPPA CRONO 48H
“E’ stata durissima. Abbiamo sfidato il deserto e lui ha sfidato noi.” 
Andrea Schiumarini e Andrea Succi chiudono la Crono 48H al 9° posto (Cat. Ultimate T1.2) affrontando oltre 500 km di deserto. 

La grande novità di questa 46° edizione della Dakar era la tappa Crono 48H e tutti stavano aspettando di vivere questi due giorni di totale immersione nel deserto del Rub al-Khali, il deserto più esteso del mondo.
Uno stage temuto da tutti per le modalità di svolgimento e per il percorso; oltre 500 km di percorso da chiudere in due giorni, uno stop per tutti dalle ore 16.00 all’alba dove i piloti hanno raggiunto uno dei 7 bivacchi allestiti per passare la notte con solo una tenda, un sacco a pelo ed una razione di cibo, in stile militare, fornita dall’organizzazione. 

Il tracciato era disegnato interamente sulle dune, tra le più alte ed impegnative, del Rub al-Khali, il più grande deserto del mondo con un’estensione di 650.000 chilometri quadrati. 

Una tappa non facile dove i piloti hanno dovuto gestire stanchezza, l’eccessivo caldo e qualche avaria. 

Il team romagnolo, formato da Andrea Schiumarini e Andrea Succi, chiude la tappa Crono 48H al 9° posto in categoria Ultimate T1.2 Proto 4×2, dopo un atterraggio violento su una duna che ha danneggiato, solo esteticamente, l’anteriore del Century CR6. 

“La CRONO 48H si è rivelata una tappa durissima – dichiara Schiumarini – Non avevo mai affrontato una gara così. Una distesa infinita di dune L1/L2/L3. Abbiamo usato tutte le nostre forze e la nostra esperienza per arrivare al traguardo. Mentre cercavano di uscire da un buco infernale siamo decollati e l’impatto violento con una duna ha sensibilmente modificato l’anteriore del Century, che ha subito solo danni estetici e non strutturali. Chiudere questa tappa è stato qualcosa di veramente grande, perché non era affatto scontato riuscire ad arrivare alla fine dei 500 km. In compenso abbiamo visto panorami meravigliosi e fatto dei passaggi sulle dune che mai avrei pensato di poter fare.
Anche dormire al bivacco con solo una tenda, un sacco a pelo ed una razione K come cibo è stata un’esperienza da raccontare. Ma questa è la Dakar. E noi ci siamo.”