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Il suo legame con i Galletti biancorossi si è sciolto qualche settimana fa, esattamente il 30 giugno. Parliamo di Ivan “Ciccio“ Graziani, bomber e capitano del Forlì, ormai purtroppo solo un grande ex. Il giocatore, nato a Faenza, ma originario di Modigliana, è solo l’ultimo della lunghissima serie di grandi calciatori che hanno voluto legare il loro nome a Forlì, definita da lui stesso una grossa, ambita e stimata piazza, perlomeno in Romagna”.

L’abbiamo sentito per carpirne l’umore, ma soprattutto per dargli l’occasione di salutare i tifosi, definiti “fantastici”, per l’incitamento profuso verso la squadra, nei momenti peggiori della stagione. Nessun rimpianto, solo un rammarico: “Esserci arrivato, al Forlì, forse troppo tardi, per poter ambire a qualcosa di più grande…”. Con la consapevolezza però d’avere sempre e comunque “dato tutto”. 

La soddisfazione per aver chiuso positivamente il campionato, avendo raggiunto la salvezza in extremis, non ha mitigato la pesantezza di un anno stregato, duro, stressante, che lo ha profondamente provato, portandolo, ahinoi ed ahilui, a rifiutare la proposta di rinnovo della società, giusto premio per la sua abnegazione. Questo è il Capitano, l’uomo Ivan Graziani, che lascia una fascia pesante come il piombo, ma un esempio fulgido, da perseguire senza indugio, con la speranza che possa solo essere un arrivederci, in un prossimo futuro, magari sotto altre vesti. 

Ivan, hai detto stop: perché?

«Perché avevo dato tutto e non sentivo più la forza interiore per proseguire. L’ultima stagione è stata pesantissima, stressante oltremisura. Sono arrivato “pieno”, come ho detto ai dirigenti».

La società però voleva confermarti…

«Sì, è verissimo. Il nuovo direttore mi ha contattato, proponendomi il rinnovo. Ne sono stato felicissimo, una grandissima soddisfazione, perché significa che ho lasciato qualcosa, che sono stato apprezzato: non è poco e nemmeno scontato. Con rammarico ho però declinato. Purtroppo, ho raggiunto una certa età, il fisico comincia a farsi sentire, ma più che altro ha pesato la durezza mentale dell’ultimo campionato. Continuare a questi livelli avrebbe comportato un impegno che non sentivo più di dare».

Smetterai, appendendo le fatidiche scarpette al chiodo?

«No, assolutamente no. Ho ancora voglia di giocare, ma ad un livello inferiore, con un impegno diverso, lo devo anche alla mia famiglia. Finché mi divertirò continuerò, ma iniziando anche a guardarmi attorno. La vita continua e dopo il calcio c’è, appunto, un dopo».

Potremo rivederti a Forlì in futuro? Con compiti diversi?

«Me lo auguro! A dire il vero un mezzo discorso con la società c’è già stato e dobbiamo rivederci. Mi piacerebbe lavorare con i più giovani, chissà…».

I tifosi sono dispiaciuti della tua partenza…

«Dispiace anche a me. Loro sono stati fantastici, durante tutto il periodo che sono stato a Forlì. Ci hanno sempre lasciato sereni, liberi di lavorare al meglio e soprattutto ci hanno sempre incitato, specialmente nei momenti più difficili di quest’anno. Non sempre capita. In generale sono contento e soddisfatto di essere stato apprezzato per l’impegno profuso, ma soprattutto come uomo».

Hai un ultimo saluto da fare?

«Molto semplicemente: ciao Forlì, ti ho dato davvero tutto».