Chiuso il mercato di dicembre, il Forlí mette in mostra la propria argenteria. Si è infatti tenuta, presso la sala stampa dello stadio “Tullo Morgagni”, la presentazione di uno dei pezzi più pregiati dei ‘nuovi’ Galletti, Emmanuel Cascione, giocatore dalle mille e una notte per la categoria, proveniente dal Santarcangelo ed ex capitano del Cesena, in serie B, appena la scorsa stagione.
Il centrocampista, ora nuovo e preziosissimo jolly della mediana biancorossa, è giunto alla corte di mister Protti proprio nell’ultimo giorno utile per gli scambi. Un acquisto che, parole del direttore sportivo Andrea Galassi, intervenuto ad accompagnare ed introdurre il giocatore, “è stato prima programmato e poi fortemente voluto ed inseguito, da parte mia e della società”. Diesse che prosegue poi così sull’arrivo di Cascione e, più in generale, sull’attuale Forlì. “Il passato parla per Emmanuel – prosegue Galassi – Si tratta di un acquisto importante, che sono convinto ci aiuterà a fare il salto di qualità. Credo inoltre che abbia grandi ed intatte motivazioni. Il mercato per noi, a questo punto, è chiuso, aspettando Pavan (giovane portiere scuola Atalanta, infortunatosi nei primi giorni di ritiro ed in via di recupero, ndr). Vedremo se per gennaio sarà pronto, altrimenti interverremo”.
Emmanuel, perché Forlì? Cosa ti ha convinto? Ad un certo punto sembrava fosse tutto saltato…
“Ho solo voluto aspettare il Santarcangelo, nel caso fosse riuscito a risolvere i suoi problemi economici, per rispetto del contratto che avevo sottoscritto. Loro sono comunque stati molto corretti e li ringrazio, così sono potuto arrivare. Il direttore Galassi mi ha pressato in modo asfissiante e mi ha stimolato a scegliere il Forlì, perché fa piacere essere desiderati, ti responsabilizza. A chi pensa che sia potuta essere una scelta di comodo, per il fatto che ormai mi sono stabilito in Romagna, con tutta la mia famiglia, dico che ho sempre fatto le scelte col cuore, seguendo le mie sensazioni e rimanendone sempre soddisfatto, più che col portafoglio, anche se l’aspetto economico ha ovviamente la sua importanza. Ho scelto il Forlì col cuore e adesso sono contento d’essere qui”.
La partita di Santarcangelo è stata importante nella tua scelta? Che squadra hai visto?
“Si, lo è stata. Ho voluto proprio aspettare lo scontro diretto per meglio capire la situazione del Forlì e perché fosse così in difficoltà in classifica. La squadra mi è parsa seria e ben organizzata, l’ho vista bene e l’ho scelta. L’ambiente poi, fin dal primo allenamento, mi è subito sembrato molto professionale, nonostante sia Serie D. Il gruppo ha ritrovato positività e la vittoria di domenica ha dato consapevolezza dei propri mezzi. Il vento sta cambiando. Secondo me il Forlì può competere con le squadre di alta classifica. Adesso però bisogna guardare partita dopo partita”.
Rimini, Cesena, Santarcangelo e Forlì. Ti piace la Romagna…
“Mi piace e qui sto da Dio con la mia famiglia. Ho però ambizione e motivazioni. Non voglio che passi il messaggio sbagliato. Sono rimasto in Romagna e sono venuto a Forlì perché mi sento ancora di poter dare molto come giocatore”.

Che differenze hai trovato con la Serie B?
“Pensavo che in D ci fosse piú dislivello, in realtà tutte le squadre sono invece molto organizzate. In B vi è più differenza fra le prime e le altre. Ho trovato molta disciplina tattica e molta personalità, tutte le formazioni hanno elementi di spessore. Non è affatto un campionato facile”.
Conoscevi già alcuni nuovi compagni?
“Sì, conoscevo Ferrario, Del Sante e Graziani. A parte loro ho trovato un ottimo gruppo, con ottimi giovani. Sono parole scontate ma sono contento d’essere qui. Siamo un bel gruppo, sia dentro che fuori dal campo. La squadra rispecchia il carattere dell’allenatore e segue le sue direttive. Per me è importante. L’intensità è anche figlia dei risultati. Siamo compatti ed aggrediamo tutti i palloni. Siamo sulla strada giusta”.
Ti senti pronto per giocare?
“Assolutamente sì. La carta d’identità può far pensare male, ma fisicamente sto bene e penso anche di poter migliorare”.
Perché hai scelto la maglia numero 10?
“Il 10 era la prima maglia libera ed ho preso quella, anche se non mi sento un 10. Sono invece molto legato alla 4, ma purtroppo era già occupata”.
Come pensi ti utilizzerà il mister?
“Tatticamente mi adatto ed all’occorrenza faccio anche cose non usuali. Sono però un centrocampista e posso giocare ovunque, a centrocampo. Mi piace stare nel vivo del gioco, avere la palla tra i piedi”.
Cosa pensi, infine, della regola degli under?
“La regola dei giovani è assurda. La maglia dev’essere guadagnata, sudata e sofferta. Così è troppo facile trovare il posto in squadra, anche chi magari non ha qualità eccelse. Devono fare la giusta gavetta e la giusta trafila. Qualcuno gioca perché merita, ma gli altri…. Forse i mali del calcio italiano sono figli anche di queste regole”.
