Dell’Agnello voleva un altro finale: «Cosa cambierei? Gli ultimi 5 minuti»

Mettiamo definitivamente in soffitta l’hashtag #gentechenonmollamai. Già la scorsa stagione non fu supportato dai fatti e, forse proprio per questo, è quasi sparito dai social della Pallacanestro 2.015. Meglio archiviarlo del tutto, almeno sino ad (augurabile) prova contraria. Perché di gente che non molla mai, nel derby, se n’è vista solo in casacca giallorossa. Quella vestita di nuovo biancorosso, invece, ha mollato eccome quando probabilmente si è sentita la partita in tasca sul +11 dopo, comunque, un brutto primo tempo.

E mal gliene è incolto perché gli altri non hanno mollato pur in condizioni estreme (fuori Thomas, Potts impalpabile, Marino 4 falli e schiena manipolata dai fisioterapisti, Venuto out per fallo sul 70-61 a -3’43”), mentre l’Unieuro alle prime avvisaglie di pericolo ha deciso che la partita la dovevano “conservare” i singoli e non la squadra. Et voilà, la gara finisce per essere persa, la frittata è sul piatto. Un po’ di sale sopra e sembra il cappello di Rockerduck, da mangiare con raggia dopo un’occasione gettata al vento.

È questo che fa più male. Anche a coach Sandro Dell’Agnello.

«Sostanzialmente abbiamo giocato tre partite. L’inizio contratto per me faceva parte del copione della prima giocata in casa e ci stava assolutamente. Poi ci siamo sbloccati e sino a 5′ dalla fine abbiamo giocato una partita molto importante, difensivamente e anche in attacco ribaltando il risultato sino al +11. Avevamo la partita in mano e purtroppo abbiamo commesso l’errore non di rallentare il tempo, ma di fermare la palla. Sono due cose diverse e questo errore ci è costato la partita anche se dietro abbiamo continuato ad essere molto incisivi e siamo stati condannati anche dagli episodi. Penso a due palloni praticamente recuperati e finiti in mano agli avversari (tripla di Marino del sorpasso ndr.)».

Se quegli episodi sono stati obiettivamente sfortunati, l’Unieuro ha parecchi “mea culpa” da recitare. Nel finale né Marini né Rush hanno più visto un pallone giocabile con efficacia. La squadra si è come fossilizzata, ognuno ha cercato di prendersi carico della situazione, ma senza costrutto e senza risultato.

«Il nostro peccato è stato questo e l’abbiamo pagato caro. La partita si spiega così. Le prime in casa sono sempre emotivamente difficili: vuoi fare vedere in 3 minuti chi sei e fai l’opposto, ma in seguito credo che la squadra abbia disputato una partita importante e non a fiammate. Se tornassi indietro non cambierei l’approccio, sarebbe difficile, ma cambierei i 5 minuti conclusivi, le scelte di ritmo offensivo che abbiamo fatto e se potessi tornare indietro è questo che canmbierei».