La Gazzetta dello Sport ha ripreso una settimana dopo i dati sugli spettatori nel girone di andata, pubblicati la mattina del 31 gennaio dalla Lnp.
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Le presenze ai palazzetti sono in crescita rispetto alla stagione 2015/16, con un aumento dell’8,1% (manca Chieti-Virtus del 22 febbraio, ma conta poco/niente) e il picco per il derby bolognese che ha portato alla Unipol Arena di Casalecchio quasi diecimila spettatori. E Forlì? Nonostante la stagione sportiva fin qui terrificante, vola: sesto posto con 2.155 abbonati e 2.987 di media. Davanti ci sono solo le due di cui sopra, Treviso, Trieste e Biella.
Davanti a questi numeri si possono fare due cose: ripetersi che Forlì è una città di basket, per cui comunque vada il campionato e qualunque sia la società alle spalle il pubblico sarà presente in massa al PalaGalassi, oppure cercare di capire come le società forlivesi si approcciano ai tifosi sia in fase di campagna abbonamenti che, soprattutto, durante la stagione. E non c’è dubbio che il basket a Forlì abbia, anche sotto questo punto di vista, non una ma cinque marce in più.
Campagna abbonamenti
Al netto delle “bolle” artificiali con i biglietti regalati agli sponsor – qualche centinaio per tutti – la scorsa estate Pallacanestro Forlì 2.015 e Tigers hanno ottenuto risultati importanti: i primi, sull’onda lunga della promozione in A2 e immaginando una stagione almeno divertente, hanno centrato addirittura il record di abbonati all time, 2.155 tessere stagionali vendute con #FattoreCampo.
Un video così aiuta? Sì, aiuta
Fermarsi alla ‘fame’ di basket dei forlivesi dopo l’era Boccio sarebbe però sarebbe piuttosto superficiale, in un’epoca nella quale anche i più grandi brand mondiali hanno compreso la necessità di fidelizzare emotivamente il tifoso in ogni momento della giornata. Vincere non basta più, nel 2017. E perdere può essere solo un aspetto della questione. Il Real Madrid, per dire, vende i diritti internet per 500 milioni. La Juventus produce quasi quotidianamente video così.
Compresa per tempo la necessità Pallacanestro 2.015 e Tigers hanno investito parecchio – quanto mai prima a Forlì – nel settore comunicazione. I biancorossi si sono affidati fin dalla nascita ad un oggettivo fuoriclasse come Riccardo Girardi e ad un fotografo appassionato, esperto e soprattutto brillante come Massimo Nazzaro, aggiungendo da quest’anno alla squadra anche l’ex Voce Simone Casadei: preciso, gentile, veloce, capace. Centro. La campagna abbonamenti estiva come detto ha superato ogni precedente, ma già in B nella stagione scorsa era andata a gonfie vele: 1210 in estate, appena qualcosa meno con #Betonme pre playoff: in pratica tutti gli abbonati della stagione avevano confermato “al buio” il biglietto per gli spareggi promozione senza sapere quante partite avrebbero trovato dentro la loro tessera.
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Scelta giusta, a posteriori
I Tigers hanno uno staff comunicazione completamente fuori categoria con cinque persone (Marino Mambelli, Massimo Framboas, Giacomo Mambelli, Giulia Lazzerini e Nicolò Ulivi) che si dedicano con tempi e declinazioni diverse a trasmettere la passione per la Tigre seguendo le indicazioni di Luigi Resta (marketing e ticketing), Ettore Zito (branding) e Franco Massa (sponsor). Le iniziative si moltiplicano ogni giorno, ultima la diretta Facebook, e il risultato percepito è che la società di Valgimigli risulta giovane, ambiziosa, divertente, curiosa, felice. In altra parola: smart. Partiti da zero, la scorsa estate gli arancionero hanno venduto/distribuito 200 tessere, numero che oggi sarebbe sicuramente più alto considerando che all’ultima partita al Villa Romiti erano presenti circa 800 spettatori. Dovesse raggiungere i playoff di B probabilmente riempirebbe il palazzetto di via Sapinia. E non ci fosse il tappo Unieuro potrebbe davvero puntare a diventare qualcosa di diverso dalla seconda squadra cittadina.
E il calcio? Il Forlì tradizionalmente tende a lamentare l’attenzione della città per la pallacanestro senza provare ad invertire davvero, soldi alla mano, il trend. La società di viale Roma, pressata da esigenze economiche invalicabili, ha confermato addetto stampa part time l’ottimo Alberto Sartor al quale affianca in veste di speaker domenicale Gianluca Dall’Oro. Fine. Così mentre il calcio a tutte le latitudini è lo sport più popolare, seguito e ricco, a Forlì resta in assoluta penombra nonostante il brillante campionato disputato da Nocciolini e compagni la scorsa stagione, il ripescaggio pagato 250mila euro per la terza serie e l’attuale pazzesca rimonta salvezza dei ragazzi di Gadda. I poco più di 500 abbonati della scorsa estate (“EccoCi Lega Pro”, sigh, e comunque sempre meno repellente di “Daremo il meglio” l’anno della D) segnano una crescita rispetto agli anni precedenti, ma i prezzi stracciati – 50 euro per tutta la stagione in gradinata – e il campionato professionistico con corazzate come Parma e Venezia offrivano opportunità eccezionali. Senza un vero impulso alla comunicazione però l’immagine che passa resta quella di una società stantia e incapace di guardare al futuro. La conferma, oltre che dalle presenze al Morgagni, arriva dai social.
La piattaforma più usata al mondo (2 miliardi di utenti al mese) è forse il termometro più attendibile sulla capacità delle società di rapportarsi non solo con i giovani, ma con tutto il mondo ‘fuori’ dalla cancellata.
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Grazie agli Insights possiamo vedere il numero totale di persone che seguono le varie pagine e l’attività delle stesse nell’ultima settimana. Ma è soprattutto il primo dato ad interessarci perché gli altri dipendono in larga misura da risultati e opportunità temporanee. Tolto ForlìToday, un sito di informazione che si occupa di sport solo marginalmente, la Pallacanestro Forlì 2.015 fa la voce grossa con oltre 5.700 ‘Mi piace’, cioè persone che hanno deciso di visualizzare sulla loro Home i post pubblicati da Girardi e Casadei. Il Forlì è a quota 3.800, i Tigers (in crescita esponenziale) sono già a 1.700. Andiamo benino anche noi di Piazzale della Vittoria.
Lo spigoloso social che impone sintesi e brevità (e che in Romagna ha attecchito poco/niente) offre un quadro capovolto. Unieuro e Forlì FC, a parità di sbattimento (quasi 1800 tweet – l’equivalente dei post di facebook – per il basket, poco più di 1900 per il pallone), vede curiosamente prevalere (e non di poco) i galletti con un numero di followers (seguaci, sorta di ‘like’ facebookiano) triplo: 564 a 1604. Molto indietro i Tigers con poco meno di 100 followers per 460 tweet. Il rugby ha due profili twitter: uno per la sezione maschile e uno per quella femminile, decisamente preponderante!
Youtube
Quasi 100mila visualizzazioni per la Pallacanestro 2.015, 12mila per i Tigers, nessuna per il Forlì che non ha neppure aperto un canale proprio. La società di viale Roma tiene una sezione apposita del sito internet nella quale però l’ultimo video caricato risale al 31 agosto 2016.
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E’ l’unico tra i social più importanti nel quale il calcio spinge più degli altri: 1.200 follower per il Forlì, 877 per la Pallacanestro 2.015, 369 per i Tigers.
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In conclusione il rapporto con i media tradizionali e i risultati storici di uno sport sono solo alcuni aspetti del rapporto che lega una società ai suoi tifosi, giovani e vecchi. E se è vero che la Pallacanestro 2.015 è partita con un giro di vantaggio rispetto agli altri, la forbice – soprattutto rispetto al calcio – sta continuando ad allargarsi grazie alla strada decisa dalla società sponsorizzata Unieuro, che significa prima di tutto investimenti. Spendere sul rapporto con i tifosi, con gli sponsor e sull’immagine che si trasmette all’esterno è una necessità verso la quale, nel 2017, non si può derogare. Vale più uno staff comunicazione giovane e brillante di un terzino o di un’ala forte. Per le società sportive è ormai una questione di vita o di morte.
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