Forlì, essere o non essere? Difesa a oltranza o attacco sfrontato?

Houston, abbiamo un problema? Parafrasando la storica frase pronunciata dal comandante dell’Apollo 13, ecco come poter sintetizzare, al momento, lo stato d’animo dei tifosi forlivesi. Dopo due mesi e mezzo di gioco ed 11 partite disputate, giunti ormai ad un terzo del cammino in campionato, visti gli attuali numeri della squadra biancorossa, porsi il dubbio amletico sembra più che giustificato. In soldoni: meglio un ottimo attacco ma una difesa debole e perforabile, oppure il contrario? 

Attualmente la strada intrapresa dallo staff tecnico forlivese è senz’altro la seconda. Morale: il Forlì è sì il secondo peggior attacco del torneo, con ‘soli’ 11 gol segnati (uno per partita la media), davanti alla sola Alfonsine (7), ma allo stesso tempo è anche la seconda miglior difesa, con 12 reti al passivo. Fa meglio soltanto il Fiorenzuola, a quota 11.

È chiaro e risaputo che, come quando si deve costruire una casa nuova, si debba partire da delle solide e forti fondamenta, su cui ergere tutto il resto. Così è anche per una squadra di calcio totalmente rifatta, in cui le fondamenta si chiamano “difesa”. Di per sè una parola, che racchiude però non solo un reparto, ma un intero concetto di gioco, una filosofia, un modo d’essere, una certezza, un appiglio a cui aggrapparsi quando le cose vanno male ed un trampolino da cui spiccare il grande salto quando invece vanno per il meglio. 

D’altra parte però, per vincere, bisogna giocoforza anche fare gol. Da qui dunque il dubbio. Non che il Forlì non crei occasioni per segnare, più o meno nitide, solo che non riesce a concretizzarle. L’essere andato in rete in 9 gare su 11, d’altronde, è positivo e denota una squadra propositiva, a cui manca forse il colpo del ko. Il bicchiere sarà dunque mezzo pieno o mezzo vuoto? È la stessa domanda, appunto, che si sta ponendo ora l’ambiente che ‘ruota’ intorno ai Galletti.

Chi vi scrive, da inguaribile ottimista qual è, propende per la prima risposta, ma indubbiamente è logico che qualcuno possa storcere la bocca. Non subire però è anche la base per non perdere, per poter costruire una striscia positiva, il miglior ricostituente per crescere sempre più. Esattamente ciò di cui ha al momento bisogno la truppa biancorossa. Mister Paci lo sa bene e non solo perché in carriera sia stato un ottimo difensore centrale, ma perché alla lunga le squadre vincenti hanno tutte le stimmate della grande difesa. Se è vero che la famosa ‘Inter dei record’ di Trapattoni vinceva a suon di 1-0, beh, allora la strada è quella giusta. 

Tornando quindi al quesito iniziale: Houston, abbiamo davvero un problema (in attacco)? Forse la risposta è ancora prematura. Per il momento accontentiamoci di non prenderle e lasciamo lavorare la squadra.

NEWS INFERMERIA

Brutte nuove, intanto, dal campo d’allenamento dei Galletti. Durante la seduta di mercoledì pomeriggio si sono infatti fermati in tre: Baldinini, Biasiol e Pellecchia.  In attesa degli esami strumentali, necessari soprattutto per il difensore centrale che denuncia il problema più serio, la situazione vede mister Paci perdere tre importanti pedine nel suo scacchiere tattico. Per capitan Baldinini si teme una ricaduta, o comunque un problema simile a quello accusato di recente. Un vero peccato perché il centrocampista stava forse disputando il torneo migliore da quando è in biancorosso. Diverso il discorso per Pellecchia, che potrebbe essersi fermato solo a scopo precauzionale (schiena?).

L’allenatore forlivese dovrà dunque dare fondo alle riserve, che comunque sono di ottimo livello e di notevole esperienza. Uno fra Vesi e Ferraro dovrebbe andare a far coppia con Sedioli al centro della difesa, Favo o Pop a centrocampo, con l’alternativa di Zamagni, che potrebbe tornare titolare sulla fascia destra dopo il turno di riposo di domenica scorsa. Per quanto riguarda invece Pellecchia, le alternative non mancano di certo: Pastorelli e Souare su tutti, anche se mister Paci ci ha spesso sorpreso estraendo il coniglio dal cilindro. Lo farà anche stavolta?