“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Venditti. E si può definire così, in sintesi, la parabola che ha riportato Sandro Cangini, per la quarta volta, a sedersi sulla poltrona di direttore sportivo negli uffici di viale Roma, a Forlì. Un rapporto conflittuale, ma sempre genuino e basato su un amore profondo nei confronti dei colori biancorossi, quello fra la società ed il vecchio/nuovo dirigente, chiamato nuovamente a costruire laddove già in passato ha saputo trionfare. Compito arduo quello al quale è chiamato Cangini, che però ha ben chiare le idee sul cosa e come fare, per iniziare al meglio un nuovo ciclo, non disdegnando di partire da ciò che di buono c’è già.
Cercando comunque di mantenere il più assoluto riserbo, su quelle che saranno alcune delle sue prime mosse, qualcosa ha lasciato trapelare, soprattutto in chiave mister e portiere, oltre che chiarire la filosofia con cui costruirà il Forlì versione 2022/23: «I ruoli dovranno essere ben definiti, soprattutto riguardo agli under, uno dei quali dovrà necessariamente essere schierato in porta, cosa che dà innumerevoli vantaggi. Gli altri saranno utilizzati in 4/5 posizioni fisse, mentre altrettante saranno appannaggio solo di giocatori over. Questo per rendere più duttile la squadra, con elementi intercambiabili fra loro, ampliando le scelte a disposizione dell’allenatore e non riducendogliele».
Al suo fianco, a presentarlo alla stampa ed alla tifoseria, il presidente Gianfranco Cappelli, che lo introduce così: «Vogliamo continuare il discorso calcistico di anno scorso ed abbiamo scelto di farlo con Cangini. Lo scorso campionato avremmo voluto ottenere risultati migliori, però la palla è tonda. Evidentemente chi c’era non conosceva bene la categoria. L’unica cosa che voglio dire è che se si accetta di lavorare con una società, per costruire una squadra, non si possono poi muovere critiche dopo 7-8 giornate. Questo mi ha deluso».
È con questo imprimatur presidenziale che Cangini prende la parola, visibilmente emozionato. «Sono contento d’essere qui, con voglia di rivalsa, perché l’ultima volta non fu positiva. Sarò impegnato al massimo in questa avventura sportiva, in un posto che conosco bene. Allenatore e giocatori? Ancora non c’è nulla di definitivo, ho avuto solo colloqui. L’intenzione della società è di disputare un campionato di vertice. Nei prossimi giorni potremo essere più precisi per le scelte da fare. Cercheremo di fare le scelte migliori per il Forlì».
Tecnicamente, ha già in mente la squadra?
«È stato tutto improvviso. Ero venuto a vedere una partita dei ragazzi della Vis Pesaro, società per cui ho lavorato negli ultimi anni, impegnati nei tornei in corso di svolgimento qui a Forlì, ed ho avuto modo di parlare con i dirigenti, dando subito la mia disponibilità. Ora, eccomi qua. Al momento però fare discorsi è prematuro, anche se conosco il valore della rosa. Ho input economici dalla società, per il resto sarò io il responsabile delle scelte che farò, cercando di ottimizzare le risorse che mi verranno affidate».

Come in passato, pensa di affidarsi a giocatori di Forlì?
«Devo ricostruire mettendo al centro i giocatori della zona, non è facile. In passato ha dato ottimi risultati. L’impegno principale sarà trovare più ragazzi possibili che rendano e siano all’altezza del Forlì, la cui maglia pesa parecchio, avendone a cuore le sorti. In passato qui hanno fallito giocatori ed allenatori affermati. Non è facile giocare e lavorare qui, bisogna sapere dove si è».
La piazza è un po’ depressa…
«L’entusiasmo va di pari passo coi risultati ed il gioco della squadra. È difficile ricreare un gruppo valido, anche se alcuni rimarranno. Unità d’intenti e massimo impegno saranno fondamentali. Allestiremo una rosa per disputare un campionato di alta classifica».
Restando sul passato, cosa pensa di poter riproporre?
«Il trascorso dà delle linee guida. L’esperienza mi dice che qui a Forlì abbiamo avuto sempre buoni risultati con attacchi forti. Al di là di chi rimarrà, rifonderemo il reparto offensivo, basandolo non solo su un giocatore, ma su diversi. Anno scorso c’era solo Pera. Dipenderà comunque dal mister che sceglieremo. Cercheremo di essere rapidi nelle trattative per accaparrarci i migliori, perché le cose vanno veloci. C’è tanta concorrenza, soprattutto dal Nord, con società munifiche, ma il Forlì ha un buon nome e questo conta».
Fra quanto tempo annuncerà il mister?
«Fra qualche giorno daremo il nome dell’allenatore. L’importante sarà l’unità fra società e gruppo squadra».
A proposito di unità, è da intendersi in questo senso la sua contestuale nomina a responsabile tecnico del settore giovanile?
«È un ruolo che già ricoprivo a Pesaro. Questo, senza nulla togliere a chi attualmente lavora nel settore giovanile, ricoprendo ruoli di responsabilità. Credo che comunque sia implicito nella figura del ds poter avere voce in capitolo anche sulle scelte da compiere nel vivaio. Mi consente di avere più libertà di manovra, soprattutto alla luce dei costi nettamente lievitati per raggiungere elementi da fuori. Avendo quindi la necessità di valorizzare il proprio parco giocatori, sia per contenere le spese, che per avere atleti che abbiano a cuore il Forlì. Già a Pesaro mi è capitato di poter lanciare un ragazzo molto giovane, che dopo aver disputato un campionato con i compagni più grandi di uno-due anni, è poi stato ceduto, consentendo alla società d’incassare una cifra importante».
In questo senso, ipotizzando che il tecnico sia Mattia Graffiedi, potrebbe essere un ulteriore vantaggio, vista la sua ampia conoscenza del settore giovanile?
«Mattia dovrà occuparsi esclusivamente della prima squadra, però chiaramente questo potrà tornare utile».
Tornando al presidente, c’è poi una domanda di prospettiva, sulle politiche che la società porterà avanti nei rapporti con le piccole realtà locali. Perché il Forlì non gode di buoni rapporti con molte società limitrofe? «È una cosa a cui teniamo molto – spiega Cappelli –. Vogliamo riallacciare i rapporti con le società limitrofe, per trattenere il più possibile i giovani giocatori forlivesi». Anche in questo caso Cangini dice la sua, dando una visione diversa della situazione: «L’appeal te lo dà anche la categoria professionistica, è importante. Gli stessi genitori portano i ragazzi in quelle società. A me è capitato a Pesaro. Sembra che si vada a portare via i ragazzi dalle piccole società, ma non è così. I genitori vedono nel professionismo uno sbocco più vantaggioso per la carriera del proprio figlio. Non sempre però è così».
A margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo ds, Cappelli ha poi aggiunto che la formazione Juniores, vittoriosa del proprio girone, sarà impegnata nel pomeriggio di mercoledì ad Arezzo (ore 16). I biancorossi affronteranno la compagine locale nella gara a turno secco degli ottavi di finale del proprio campionato. La stagione dei giovani galletti non è ancora conclusa, anzi, vuole continuare a lungo.