Ormai ci siamo. Meno di 24 ore e Massimo Gadda farà il suo secondo esordio sulla panchina del Forlì. Sabato, con inizio alle ore 14:30, presso lo stadio “P. Torrini” di Sesto Fiorentino, attuale casa del Prato. A 6 anni dal precedente, situazione diversa, ma eguale coefficiente di difficoltà: a Forlì se non è così non ci si diverte. Allora la corazzata Parma, adesso un’altra nobile decaduta, il Prato. Sullo sfondo gli eterni rivali del Rimini, a +14 ed ormai, forse, irraggiungibili.
Parlavamo di difficoltà? Bene, per sabato, contro i quotati toscani, per giunta in ripresa dopo un avvio balbettante, reduci da due vittorie consecutive dopo l’avvicendamento in panchina, con Pagliuca sostituito da Amelia, saranno out sia Pera che Petrucci. Si potrebbe dire “piove sul bagnato”, ma il neo tecnico biancorosso non ama troppo piangersi addosso, anche se ammette che «la situazione è molto difficile e tosta: dobbiamo ritrovare un’identità!».E la inquadra così, con una nota dolce dedicata al suo predecessore: «Sapevo che avrei trovato dei problemi, d’altronde è sempre così quando si cambia allenatore. La squadra però fisicamente sta bene e l’ha dimostrato, in questi giorni, allenandosi con intensità. Conosco Cornacchini, è un bravo allenatore ed una brava persona e non avevo dubbi sul suo operato. Anche se a Forlì non gli è andata bene, ciò non significa che non lo sia».
Si diceva della situazione che il neo mister ha trovato al suo arrivo: «La situazione è molto più difficile e tosta di quello che mi aspettassi. Non per la classifica, ma per l’ambiente, completamente da ricostruire, e per farlo ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti, collaboratori, tifosi ed anche la stampa. Avrò bisogno di molta collaborazione. Dobbiamo lavorare tutti insieme perché la situazione non è da sottovalutare». Quali siano i problemi, Gadda non ha difficoltà ad esternarlo: «Problemi di campo? No, direi che questi vengono dopo gli altri. Dovrò lavorare molto sulla parte mentale e nello spogliatoio. La squadra ha dei valori importanti, ma bisogna ritrovare l’entusiasmo, la passione, la voglia ed il senso d’appartenenza, che va oltre l’attaccamento alla maglia».
Allenamenti molto intensi, dunque, ma non solo: «Devo tirar fuori il 100% da tutti, soprattutto i più esperti come Pera, Petrucci, Borrelli, Buonocunto e Longobardi. Ripartirò da loro, ma anche dai giovani, che ho trovati bene, sono interessanti, ma si deve insegnare loro come stare in uno spogliatoio. Vengono buttati nella mischia da regolamento, ma devono capire dove sono, cosa significhi essere calciatore».
Si passa quindi all’analisi della partita col Prato: in un momento così, come si prepara la squadra? Lavoro più mentale, o tattico? «A dire la verità questa settimana ho preferito curare altro. In questo momento non ho guardato al Prato, è l’ultimo dei miei problemi, anche se sarà una partita tosta, contro una formazione forte e su un campo sintetico, sempre insidioso. Cercheremo di vincere, ovviamente, giocando con coraggio e fiducia. Nel calcio di oggi è così: si deve avere una propria identità. Tatticamente ancora non ho deciso, anche se il segreto è occupare bene il campo. Come modulo il 3-5-2 non mi piace, ma senza alcuni giocatori, dovrò adattarmi alle caratteristiche di chi avrò a disposizione».
Infine, personalmente, com’è stato tornare al lavoro ed al “Morgagni”? «A dire la verità avevo un po’ di timore, perché ero fermo da molto tempo. Però mi sono sentito subito a mio agio, sia nello spogliatoio che in campo».