Mai come quest’anno la società di viale Roma ha puntato forte sui giovani, soprattutto romagnoli, che al momento stanno rispondendo alla grande. La Serie D, si sa, obbliga all’uso degli under per regolamento, dunque non vi è da stupirsi se molti giovani riescano a trovare puntualmente spazio in campo. Ma che la rosa sia composta quasi totalmente da giocatori romagnoli, ciò è tutt’altro che usuale, perlomeno nelle big del campionato.
È invece quello che sta succedendo, come detto, ai biancorossi, che su 28 giocatori in rosa ne annovera ben 23 dai natali indigeni, con una minima concessione a quelli di provenienza extra-regionale. Non solo: fra i biancorossi ne figurano addirittura 10 della Forlì stessa (nati o residenti), cosa raramente accaduta nei quasi 100 anni di storia del club, con addirittura 12 ragazzi provenienti dal proprio vivaio! Una grande soddisfazione per chi lavora nel Settore Giovanile del Forlì, che, finalmente, dopo oltre 10 anni dalla sua ricostruzione, fornisce alla prima squadra un numero cospicuo di elementi tecnicamente molto interessanti e sorprendenti. Non è un caso, infatti, che un allenatore esperto come mister Nicola Campedelli, una volta visionati durante la preparazione, ne abbia confermati gran parte; rinunciando solo a chi, chiuso nelle scelte, è stato comunque girato in prestito in D o Eccellenza, a maturare importati esperienze. L’età media della rosa biancorossa, inoltre, si fissa a 22,5 anni. Non la più bassa fra le compagini di casa nostra, anche per la presenza di qualche “vecchietto” a far da chioccia, che, oltre ad elevare l’età, aumenta, non di poco, il tasso tecnico/qualitativo della squadra. Ma in egual modo un’età media piuttosto basso per una squadra che punta ad occupare stabilmente le posizioni di testa del girone.
Scelta necessaria o pianificata? Difficile dirlo, probabilmente entrambe le risposte sarebbero giuste. L’obbligo di far quadrare i conti spesso si scontra con la voglia di allestire squadre forti e di spessore, quindi l’unica soluzione praticabile è senza dubbio quella di dare spazio ai giovani, specialmente se bravi, che, parole di mister Campedelli, “giocano perché meritevoli e non per grazia ricevuta“. Vero è che per essere competitivi in Serie D è necessario poter contare anche e soprattutto su giovani validi, dovendo da regolamento giocare almeno 4 under a partita, divisi in varie annate dal 2000 (la più giovane) a salire.
Dando invece un’occhiata alle rose delle altre squadre romagnole del Girone F, si scopre come anche Savignanese e Sammaurese abbiano puntato forte sui giocatori di casa. La prima con 27 giocatori (solo 2 da fuori) ed un’età media di 22 anni, la seconda con 27 giocatori (7 da fuori), con 4 stranieri, 2 di nascita ed altri 2 solo di passaporto, ed un’età media di 21,9. Al contrario delle due “nobili decadute”, Santarcangelo e Cesena, che hanno preferito la costruzione di rose più eterogenee, anche se non eccessivamente “vecchie”, composte anche da elementi con importanti esperienze in categorie superiori. I clementini con 23 giocatori (16 da fuori, con 2 stranieri) e 21,5 anni d’età media; i bianconeri con 25 giocatori (10 da fuori, con 4 stranieri) e un’età media di 23,6. A dimostrazione di come siano molte compagini a puntare alla vittoria finale senza però sottovalutare la forza dei nostri giovani romagnoli, che potrebbero essere il vero ago della bilancia a fine stagione.