Il Forlì non si sblocca, Paci: «Dispiace non aver vinto»

È un Massimo Paci dal volto tirato quello che commenta l’ultima uscita del suo Forlì. Lo 0-0 contro l’ostico Mezzolara non è un risultato da buttare, anzi, ma a lui evidentemente non soddisfa pienamente. A chi gli chiede conto delle poche occasioni create, ribatte però con piglio. «Col Mezzolara non possiamo creare sei occasioni da rete – attacca –. Non adesso. Il Mezzolara è forte e noi stiamo attraversando un processo di crescita. Le assenze ci hanno penalizzato, da dicembre, e ad oggi non abbiamo la forza per fare di più».

Già, le assenze. Alcune delle quali, perduranti, hanno sicuramente minato gli equilibri tattici che la squadra aveva faticosamente acquisito. I risultati negativi degli ultimi tempi, invece, paiono aver intaccato il morale, come l’allenatore stesso riconosce: «Eravamo un po’ impauriti e capisco i ragazzi, avendo giocato anch’io. In certe situazioni hai bisogno di sbloccarti, anche solo con un episodio fortunato. Dopo cambia tutto, soprattutto i giudizi. Venivamo da un 1-3 e diverse volte sulla trequarti siamo stati lenti, però abbiamo colpito un palo e siamo stati fermati un paio di volte per offside inesistenti, soprattutto nel primo tempo con Souare. Abbiamo lottato tutti e ci sono mancati solo pochi centimetri. Nel primo tempo hanno espresso più volume di gioco loro, mentre nel secondo lo abbiamo fatto noi».

Il mister biancorosso aveva promesso soluzioni, senza però garantire a priori la loro efficacia: «lo sapremo domenica alle 17», aveva detto. Sulla tattica adottata, invece, ripete quello che aveva già detto a Sasso Marconi e nel pre-partita. «Non è un problema tattico ma mentale – prosegue –. Avendo studiato l’avversario, nel primo tempo ho adottato il 4-3-3 (con Bonandi largo a destra, ndr), poi nella ripresa solo passato al 3-5-2, perché avevano gli esterni alti e volevamo approfittarne. I cambi? Calabrese (rilevato da Gómez, ndr) non mi stava piacendo, mentre a Bonandi ho preferito Pellecchia, perché ha più caratteristiche da esterno. I lanci lunghi? Non mi piacciono e non erano nei nostri piani, ma capisco che in qualche caso si possano usare. Sapevamo che ci sarebbero venuti a prendere e volevamo eludere il loro pressing alto col palleggio, ma ci è mancato qualcosa, soprattutto con le mezzali, mentre Corigliano era marcato a uomo. Allora, quando non ti senti sicuro, ci possono stare anche quelli».

L’allenatore chiosa, infine, ribadendo il proprio rammarico sull’esito della gara: «Abbiamo comunque lottato. Il temperamento c’è stato, d’accordo. Un pareggio così, però, un po’ crea dispiacere e sono ancor più dispiaciuto per non aver vinto!».