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Il Forlì di Massimo Paci è uscito sconfitto inopinatamente dal match contro il Fanfulla, a causa di una sfortunata autorete di Marco Vesi, dando così addio anche all’imbattibilità casalinga che durava addirittura dal 31 marzo 2019, dalla sconfitta col Matelica.

C’è qualche mugugno di troppo sulla prestazione dei Galletti, poco convincente sotto il profilo della manovra, poco fluida e non all’altezza delle ultime messe in mostra. Ma l’allenatore forlivese non si risparmia e difende a spada tratta sia il suo lavoro che l’operato dei suoi uomini. Così come ha fatto subito dopo il triplice fischio dell’arbitro, battibeccando con l’allenatore del Fanfulla, Andrea Ciceri. Quest’ultimo reo, a suo dire, di aver apostrofato in modo poco ortodosso alcuni giocatori del Forlì a fine gara, durante i festeggiamenti ospiti per la vittoria. La cosa non è sfuggita, questa volta, al poco attento (almeno nei 90′) occhio del direttore di gara ed è costata al tecnico forlivese, oltre al danno, pure un beffardo cartellino rosso che gli farà saltare la prossima trasferta a Sasso Marconi. 

«Guai a chi insulta i nostri ragazzi: nessuno si deve e può permettere di farlo!». Va giù duro Paci, affondando il tackle come nei bei tempi in serie A. «Ho detto al loro allenamento di non insultare i nostri giocatori e di continuare a festeggiare rimanendo al loro posto. Siamo stati faccia a faccia ma non è successo niente. Ho solo risposto ad una frase denigratoria verso qualcuno dei nostri. È una cosa che ancora non riesco a gestire, perché per me i giocatori sono sacri e non si possono toccare in questo senso».

Si passa poi all’analisi della partita, dove il Forlì è parso più arruffone del solito in fase d’impostazione, concedendo altresì alcune importanti situazioni agli avversari, oltre alla rete del vantaggio, e reagendo al gol subito senza la necessaria cattiveria ed il necessario cinismo sotto porta, dando l’impressione di non riuscire ad affondare il colpo in maniera decisiva. L’allenatore però non è esattamente di questo avviso, ritenendo la prestazione del Forlì comunque buona, anche se sfortunata. «Siamo partiti bene costruendo delle buone trame nella prima mezz’ora – afferma –. Poi, dopo aver subito il gol, siamo calati ed ho dovuto cambiare modulo, tornando al 4-2-3-1, perché non riuscivamo più a trovare le giuste distanze. Ho inserito Polini al posto di Albonetti perché quest’ultimo è più incontrista, mentre noi essendo sotto nel punteggio avevamo bisogno di una maggiore propensione a costruire gioco. Nel finale di gara siamo anche riusciti a costruire diverse buone occasioni, con un paio di pali scheggiati, al termine di belle giocate. Avremmo anche potuto segnare, dopo un’azione che l’arbitro ha fermato inspiegabilmente e che se avesse lasciato concludere avrebbe visto segnare Ballardini».

Paci si rammarica perché, a suo avviso, la squadra ha comunque concesso poco all’avversario, anche se ammette che è mancata nella finalizzazione: «Abbiamo creato ma non siamo stati bravi a finalizzare, questo sì. D’altro canto abbiamo concesso veramente poco ad una squadra come il Fanfulla, creata per stare nelle zone alte della classifica. Un solo mezzo tiro in porta, perché neanche di tiro si può parlare, visto che si trattava di un cross. Meno di così non si può concedere, non si può chiedere di più. Peccato non aver vinto, ci sarebbe stato stretto anche un pareggio».

A chi gli fa notare eccessivi personalismi in fase di rifinitura, a danno del gioco di squadra, l’allenatore biancorosso risponde così: «La finalizzazione delle azioni è lasciata ad esclusiva discrezione dei giocatori, sono loro che decidono come fare la giocata e quando farla. Io posso solo dare delle indicazioni di massima riguardo all’impostazione dell’azione, ai movimenti da effettuare, ma poi negli ultimi 30 metri sono loro a decidere come finalizzare e come terminare le azioni che si costruiscono. Dalla mia posizione non ho notato questo, poi rivedrò la partita per capire cosa non ha funzionato».