Il male oscuro del Forlì

“Cosa c’è che non va?”, cantava Vasco Rossi tanti anni fa in un suo celebre successo. Stessa domanda che si stanno ponendo i tifosi biancorossi all’indomani del capitombolo del Forlì in quel di Budrio, contro il Mezzolara, partita in cui tutto sembrava tranne che di poter perdere.

Se c’è uno specchio dell’attuale situazione dei Galletti, questo è infatti sicuramente l’incontro di domenica scorsa. La squadra sembra tenere bene il campo, giocando alla pari degli avversari, poi all’improvviso un lampo e bum, va sotto inopinatamente. O, comunque, per lunghi tratti della gara sembra non riuscire più a rendersi pericolosa. La cosa si sta facendo preoccupante, soprattutto perché apparentemente inspiegabile. Ma facciamo ordine e cerchiamo di capire quale sia la causa di tale situazione.

Sia il tecnico Massimo Paci che il ds Carlo Di Fabio, fin dal raduno, hanno sempre dichiarato che sarebbe occorso tempo per poter vedere una squadra forte e competitiva, in virtù dell’ennesima rivoluzione operata in sede di mercato. Giocatori nuovi, mister nuovo e ds pure, c’è da capirli e portare pazienza. Ma… c’è sicuramente un ma: quanta pazienza? Quanto tempo? Non è che gli avversari aspettino all’infinito. L’allenatore sottolinea come tutto debba obbligatoriamente partite dalla “fase difensiva” e che, una volta messa a punto, potrà dedicarsi alla “fase di possesso” ed a quella “offensiva”. Tutto bello. Tutto giusto. Ma… c’è ancora quel ‘famoso’ ma: per vincere le partite bisogna far gol.

Se andiamo ad esaminare la classifica attuale (per carità, siamo solo alla 5ª giornata!) potremo già avere un dato su cui riflettere: la sterilità offensiva. Per capirci: il Mantova, che guida la graduatoria a punteggio pieno (15 punti in cinque partite) ed il Mezzolara secondo (12 punti) hanno subito 7 reti, i Galletti 8 (come il Progresso), per cui il rendimento difensivo non è proprio disprezzabile. La differenza la fanno invece gli attacchi: Mantova 22 reti, Mezzolara 10 (ma ben distribuite), Forlì solo 6. Proprio come il sopracitato Progresso, che però vanta ‘ben’ 9 punti in classifica.

A parziale giustificazione la sequela incredibile (e si spera finita) d’infortuni, che hanno tolto a mister Paci, a turno, giocatori importanti ed in forma. Prima Zamagni e Baldinini, poi Bonandi (che ha già saltato tre gare complessive), quindi Ballardini, tutti per problemi muscolari. A seguire i giovani 2001 Marzocchi e Zabre (solo influenza, fortunatamente), infine il bomber argentino Santiago Minella (2 gol finora in campionato), il caso più grave, colpito da un brutto infortunio che lo terrà fuori addirittura fino a gennaio. È chiaro come tutti questi contrattempi non abbiamo fatto altro che rallentare il processo di crescita della squadra, che avrebbe solo bisogno di calma, salute e tranquillità, per poter lavorare ed ingranare.

Si diceva, quindi, come ad una difesa dal rendimento accettabile, non coincida un attacco altrettanto efficace. Colpa degli attaccanti? Beh, su 6 reti 5 portano la firma di giocatori offensivi, quindi si potrebbe obiettare che forse mancano i rifornimenti. Ecco, forse è proprio a centrocampo che sta il problema, o meglio l’equivoco: il rendimento di Favo in cabina di regia.

Il primo indizio, al di là del giudizio sulle prestazioni del reparto e dei singoli, lo ha dato, più o meno indirettamente, lo stesso allenatore biancorosso, quando alla vigilia dell’incontro casalingo col Sasso Marconi Zola, primo match dell’anno da non sbagliare e vincere assolutamente, ha annunciato che avrebbe schierato la formazione con uno schema tattico diverso. Abbandonato, o meglio accantonato, l’iniziale 4-3-1-2, col rombo di centrocampo ed il trequartista, ecco proposto un più offensivo, ma forse più efficace, 4-2-3-1.

L’intento, chiaramente, era di sgravare dal metronomo designato di centrocampo, Vittorio Favo appunto, la totale responsabilità della regia, potendola condividere e facilitandone al contempo la capacità di filtro davanti alla difesa. Se la regia balbetta, fra difesa ed attacco è senz’altro quest’ultimo a risentirne di più, avendo più difficoltà a disegnare buone trame di gioco ed a scardinare le difese avversarie. È questo dunque, molto probabilmente, il rebus più importante da risolvere per Massimo Paci.

Il tecnico biancorosso che ora è alle prese, inoltre, anche con l’emergenza in attacco, dovuta sia alla lunga assenza per infortunio di Minella che a quella più breve, ma altrettanto grave, di Thomas Bonandi, oltre alla contemporanea squalifica che lo priverà della carta Moussa Souare, espulso a Budrio. Per colmare il vuoto lasciato dal centravanti, il ds Di Fabio è già al lavoro per regalare al suo tecnico un degno sostituto, che non è detto debba però avere uguali caratteristiche, soprattutto in vista del suo rientro a gennaio ed alla presenza, comunque, di Víctor Gómez, finalmente in gol contro il Mezzolara, unica nota positiva del periodo.

Il tutto in vista del big match di domenica prossima, quando al “Morgagni” (fischio d’inizio alle ore 17) si affaccerà l’avversario peggiore (o migliore?) possibile: la capolista Mantova. La squadra lombarda è infatti una vera e propria schiacciassi, avendo seppellito le malcapitate avversarie di turno sotto valanghe di reti, con l’unica eccezione del 3-1 esterno di Carpaneto, contro la Vigor. Un grande e storico avversario per, si spera, una grande reazione – o quantomeno prestazione – che possa regalare finalmente, ad un ambiente leggermente depresso, gioia e, perché no, punti. Oltre a qualche ‘sana’ certezza in più.