Il saluto di Mordenti: “Caro Forlì, tornerò più forte di prima”

È stata una delle note più liete dell’ultimo campionato biancorosso, una piacevole sorpresa per tutti i tifosi ed appassionati forlivesi. Stiamo parlando di Sergio Mordenti, giovane portiere classe 2001, autentica rivelazione, sia nel suo ruolo che assoluta, dell’intera Serie D. In questi giorni, un po’ a sorpresa, ha però lasciato il “suo” Forlì, la squadra del suo cuore, passando ufficialmente alla Savignanese, in prestito, per continuare il suo percorso di crescita. 

Abbiamo raccolto le sue impressioni, sull’annata appena conclusa e su quella che verrà, con un obiettivo ben chiaro in mente: “tornare più forte di prima”, per riprendersi il posto da titolare fra i pali biancorossi. 

Sergio, dispiaciuto di andare via?

«Si, un po’. Sono di Forlì, tifo per il Forlì, ero a casa mia… Ma va bene lo stesso».

Com’è nato il tuo trasferimento a Savignano?

«Ho parlato col ds Di Fabio, che mi ha detto d’aver fatto altre scelte per il ruolo di portiere titolare. Abbiamo convenuto che sarebbe stato meglio per me andare altrove, per poter giocare con continuità, proseguendo il mio percorso di crescita. Mi ha informato che ero stato richiesto da diverse squadre, di cui alcune fuori regione. La Savignanese, oltre che la più vicina, è stata soprattutto quella che mi ha voluto più fortemente. La scelta, una volta parlato con loro, è venuta di conseguenza. Per me oltretutto è anche la più conveniente logisticamente, perché allenandoci alla sera potrò proseguire con meno affanni gli studi. L’anno prossimo frequenterò infatti il 5º anno del Liceo Scientifico Sportivo, dovendo sostenere anche l’esame di maturità».

Alla Savignanese avrai la concorrenza di Gianmarco Pazzini… Quale sarà il tuo obiettivo stagionale? 

«Sì, è vero. Pazzini è uno dei migliori portieri della categoria, esperto ed affidabile, avrò tutto da imparare da lui. Il mio obiettivo sarà ritagliarmi uno spazio, giocare più partite possibili, migliorare dove sono tuttora più carente. Troverò un allenatore ed uno staff tecnico molto preparati e validi, me ne hanno parlato molto bene, quindi mi allenerò fortemente e duramente, per crescere ancora».

Affronterai un’esperienza stimolante, la prima lontano da casa, agli ordini di mister Farneti.

«Sì, sarà molo stimolante e soprattutto sono curioso di testarmi anche lontano da Forlì, in un altro ambiente e con un allenatore come lui. Sono convinto che potrò crescere molto».

In cosa ti senti più forte e soprattutto in cosa pensi di dover migliorare di più?

«Premesso che penso di dover migliorare in tanti aspetti, quasi in tutto, sono molto istintivo. Mi sento forte in mezzo ai pali e nelle uscite in presa alta, nonostante la mia altezza non eccezionale. Con i piedi me la cavo, ma ancora non ritengo di essere all’altezza dei migliori. Dove invece devo senz’altro acquisire più sicurezza è nel leggere bene le situazioni, calcolare meglio i tempi di uscita fuori fuori area, dove quest’anno ho faticato di più».

Cosa si prova, da forlivese, a giocare per il Forlì?

«Emozione, onore ed orgoglio. Penso che sia il sogno di ogni bambino quello di giocare per la propria squadra del cuore. Ho seguito i Galletti fin da piccolo, quasi non mi pareva vero di poter giocare in prima squadra, era una cosa troppo più grande di me. Questo però non mi ha creato pressione, perlomeno non l’ho sentita, come non ho sentito all’inizio nemmeno la responsabilità. Sentivo invece la fiducia di mister Campedelli e dello staff, che mi ha permesso di giocare rimanendo tranquillo. Magari verso il finale di stagione, quando le partite cominciavano a calare ed i punti erano sempre più preziosi, ho avvertito un po’ più di nervosismo, come tutta la squadra».

Un anno fa eri per la prima volta in rosa…

«Ero al mare quando mi è arrivata la telefonata di convocazione per il ritiro della prima squadra: una grandissima emozione, pari solo a quella dell’esordio in campionato».

Dovevi essere il numero uno della Juniores, e invece… Quando hai capito che sarebbe toccato a te?

«Il sabato mattina prima dell’esordio in campionato contro l’Isernia. Il mister mi ha detto che avrei giocato titolare. Lì per lì non ci ho dato molto peso, non ho subito realizzato che da semplice tifoso ero diventato protagonista in campo. Avevamo fuori Pavan e Colonna per infortunio e l’unico a giocarsi il posto con me a quel punto era Semprini, un over. Già alla seconda le cose erano diventate più serie per me, ma il momento decisivo è stato al rientro di Colonna. E’ lì che ho capito che il posto sarebbe stato mio».

Qual è stato il momento più bello è quello più brutto dell’anno scorso?

«Il più bello senz’altro all’ultima giornata, con la vittoria sulla Recanatese e la conquista della salvezza. Lì finalmente ci siamo tolti di dosso un gran peso e tutti i pensieri negativi che ci avevano accompagnato per tutto l’anno. Il più brutto invece in casa col Giulianova. Subire il 2-2 al 94’, in quel modo assurdo, è stato durissimo, pensando poi che dopo quattro giorni saremmo dovuti andare al “Manuzzi”, contro il Cesena. Tremendo!».

Con mister Protti, invece, quasi sempre panchina…

«Si, è stato brutto, essendo abituato a giocare. Però non ho mai mollato, continuando ad allenarmi duramente e sempre col sorriso sulle labbra. Anche quello è stato un momento di crescita».

Infine: qual è la tua ambizione, al momento?

«Tornare al Forlì, fra un anno, più forte di prima, per potermi riprendere il posto da titolare!».