Il Forlì calcio ha chiuso il girone di andata al terzultimo posto: a prescindere da come vada l’ultima gara dell’anno solare venerdì pomeriggio contro il Venezia di Inzaghi la squadra di Gadda ha centrato il proprio obiettivo, restare in corsa per la salvezza nonostante una rosa costruita al risparmio, molti infortuni, episodi girati male e in generale un avvio di stagione da incubo. Lo stesso non può dirsi per l’Unieuro che, prima di giocare il derby di Santo Stefano contro l’Andrea Costa Imola, veleggia al penultimo posto in classifica e comunque vada la gara trasmessa in diretta su Sky non salverà questa prima parte di stagione. Il 2017 comincerà in ogni caso con un dato clamoroso: tra le due più importanti società sportive professionistiche forlivesi chi rischia di più la retrocessione è l’Unieuro. Chi l’avrebbe anche solo immaginato un paio di mesi fa?

il presidente Giancarlo Nicosanti ha qualche pensiero

Mai come quest’anno è apparso evidente quanto possa essere decisiva la scollatura tra squadra e società e quanto i due organismi, spesso erroneamente sovrapposti, vivano in realtà le stagioni su binari molto differenti tra loro. E l’ingerenza dell’uno sull’altro può essere un bene, ma anche no.

Da molti anni ormai il Forlì calcio deve i suoi risultati soprattutto alla forza che arriva “dal basso”: ai tempi di Bardi (Eccellenza-D-C2) lo spogliatoio era trainato da un gruppo di ragazzi della zona ai quali interessavano le sorti del Forlì quanto se non più quelle del proprio conto in banca. Ciò portò una squadra tutt’altro che irresistibile (nessuno dei giovani fatta eccezione per Spighi avrebbe fatto uno straccio di carriera, nessuno dei vecchi a parte Vanigli, che però era un comprimario, l’aveva fatta prima) a lottare per i playoff di serie C2, almeno fino a quando, gennaio 2013, non si mise di mezzo, appunto la società negando un premio per l’eventuale conquista degli spareggi, non punendo certi atteggiamenti del portiere Ginestra e infine cacciando Bardi quando, all’inizio della stagione successiva, stava lottando in zona salvezza nonostante una serie impressionante di infortuni.

L’intromissione della società fece saltare il banco e per un paio di stagioni, fino all’arrivo di Gadda e del suo staff, la squadra è rimasta al “livello società”: confusionaria, poco lungimirante, disunita, disattenta, di conseguenza poco amata dai tifosi. Nelle ultime due stagioni e in particolare quest’anno invece lo spogliatoio ha ritrovato una forza eccezionale: ha sopportato pesi psicologici enormi, non ha mai perso la fiducia, ha accettato le critiche senza scomporsi, ha continuato a giocare anche quando tutto sembrava perduto.

unica sciocchezza, il dito di Capellini dopo il gol al Parma

Ora il Forlì sta raccogliendo i risultati. E sono meritatissimi: ancora una volta la forza viene dal basso, dallo spogliatoio, dai giocatori e da chi li ha saputi spremere come limoni senza perdere mai di vista quale fosse l’obiettivo. Società in difficoltà, squadra compatta.

Ecco, ora pensiamo alla Pallacanestro 2.015.

In una situazione nella quale la forza economica e strutturale di Unieuro sembrava un lasciapassare sufficiente per far godere ai tifosi una stagione di S&S, schiacciate e serenità, la squadra si è persa via via in tanti piccoli bicchieri di acqua, diventati poi bacinelle e a questo punto ormai vasche. Il prossimo passo è la piscina, e li si affoga. Alla forza se non altro di prospettiva della società non è corrisposta un’uguale o almeno sufficiente compattezza dello spogliatoio: dalle pubbliche lamentele di Rotondo alle sbroccate di Garelli, passando per chissà quanti e quali altri misunderstanding vissuti al chiuso del Palafiera. Società forte, squadra in difficoltà.

Il Forlì calcio è uscito dal tunnel non quando la società ha confermato pubblicamente Cangini, ripianato la milionata abbondante (diciamo così?) di debiti o rinforzato la rosa con cinque giocatori nuovi, ma perché lo spogliatoio è andato oltre ciò che ci si aspetta normalmente da uno spogliatoio di ragazzi che manco sanno dove sta porta Schiavonia: si è fatto carico delle difficoltà, ha remato forte in una direzione, si è tappato le orecchie. Nel basket al contrario non può essere la squadra a girare la stagione. Tocca quindi alla società (l’innesto di Reati è un primo passo) prendere in mano la situazione e dimostrare di possedere, oltre ad una potenza di fuoco importante dal punto di vista economico, anche la cultura sportiva necessaria per affrontare i tanti piccoli bivi che si incontrano durante la stagione.

Il bello però è che siamo a inizio dicembre: le stagioni di calcio e basket sono appena agli inizi.