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Anche la stagione 2020/21 della Pallacanestro 2.015 Forlì è andata agli archivi. Con tanto rammarico e altrettanto amaro in bocca, non c’è dubbio. Perché, dopo mesi davvero super col primato nel girone Rosso e il miglior record dell’intera serie A2, Giachetti e compagni hanno accusato pesanti battute a vuoto tra il girone Bianco e i quarti di finale playoff. Appena tre vittorie nelle ultime dodici partite (tre su dieci considerando seconda fase e post-season) che hanno estromesso anzitempo l’Unieuro dalla corsa verso la massima serie, uscendo in gara 4 contro l’Eurobasket Roma.

Prima di gettarsi sulla ‘progettazione’ del campionato che sarà, non resta dunque che valutare il campionato dei forlivesi. Soppesando a dovere – è inevitabile che sia così, purtroppo – il rendimento degli ultimi due mesi: quelli più importanti, in cui i leoni sono chiamati a ruggire.

di Simone Casadei, Francesco Mazza, Valentino Piolanti

Erik Rush - 7,5

Per continuità nelle prestazioni, per incisività nel rendimento complessivo collettivo, per importanza nell’economia di squadra, è di una ‘tacca’ il migliore della stagione biancorossa. Alla seconda stagione in maglia Forlì, si conferma un elemento preziosissimo come pochi in categoria. Non avrà il talento cristallino di altri, non inciderà a suon di ventelli ogni domenica, ma il suo contributo bidimensionale – interno ed esterno senza troppe distinzioni – è essenziale. Il solito carico di atletismo ed energia, numeri in crescita in regular season (13,8 + 5,6) seppur con un impiego leggermente inferiore (28,5′ a partita). Fa crac proprio sul più bello, prima della seconda fase, e il campionato di Forlì va verso Sud: sarà un caso? Non avremo mai la controprova, ma con ogni evidenza…

Da confermare? Bisognerà innanzitutto sciogliere ogni dubbio sulla guida tecnica: con Dell’Agnello ancora in panchina (e un assetto tattico adatto), lo svedese potrebbe correre veloce verso un ‘terzo mandato’. Di certo, però, bisognerà valutare con attenzione le sue condizioni fisiche. Il problema alla schiena lo ha tormentato nelle ultime settimane ed entro metà agosto dovrà giocoforza ritornare al 100%. In tal caso, why not?

Jacopo Giachetti – 6,5

Le cifre sono inevitabilmente in calo, a cominciare dal minutaggio. Ciononostante, il capitano biancorosso ha risposto presente sempre e comunque, fatta eccezione per qualche fisiologica battuta a vuoto qua e là (anche perché, in quei frangenti, non era così imprescindibile tirare la carretta). Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare e tra seconda fase e playoff, in particolare, non ha mai fatto mancare il proprio contributo. Stoico nella serie playoff contro l’Eurobasket, tra gli ultimi ad alzare bandiera bianca e non arrendersi. Sgravato per larghissimi tratti della stagione dal dover portare palla, chiude in crescendo con 9,3 punti di media in 25′.

Da confermare? La carta d’identità non è più verdissima (saranno 38 a dicembre), ma in quanto a carisma ed esperienza continuerebbe a far comodo non poco. In uscita dalla panchina, è un lusso che ci si può tranquillamente concedere per il quarto campionato di fila.

Luca Campori – 6

Ben inserito nelle rotazioni biancorosse (7,9′ di media), si è fatto sempre trovare pronto, specie nella prima fase di regular season. In particolar modo nella metà campo difensiva, dove porta grande energia e intensità lottando anche sotto le plance. Unico neo, un po’ più di coraggio e sfrontatezza in attacco, che non guasterebbero.

Da confermare? Tutto passerà dal suo status di under. Classe ’99, dal prossimo campionato la prima annata ‘green’ dovrebbe (condizionale più che mai d’obbligo) essere la 2000 e, a quel punto, Luca diventerebbe un tassello alla voce senior, con tutti gli svantaggi che ciò comporto. Viceversa, se la FIP dovesse concedere un ulteriore strappo alla regola, la sua permanenza autoctona diverrebbe quasi automatica.

Nicola Natali – 5,5

Il Sindaco ha perso le chiavi della città? In estate, l’idea di avere nella terra di mezzo due templari come Erik Rush e l’ex FulgorLibertas faceva sognare muraglie invalicabili, metaforiche botte da orbi, fiammate offensive. Il campionato invece ha, poco a poco, spento la sacra fiammella. Il discorso su Nicola, in effetti, esula dall’andamento folle della PF. Perché, se è difficile capire dove inizi una stagione storta e dove, invece, ci sia un preciso piano tecnico-tattico a inquadrarne il gioco, da lui, senza dubbio, ci si aspettava di più. Parso offensivamente rinchiuso nel ruolo di ricevitore di scarichi quando l’avremmo voluto vedere propositivo in post basso e/o nell’attacco al ferro – robe che in questa A2, Nicola può e deve fare –, spesso in difesa lento per i ‘3’ quanto schiacciato fisicamente dai ‘4’ avversari (quasi sempre USA muscolari, vedasi Olasewere, Givens, Thomas, Williams, Taylor), chiude il ’20-’21 da incompiuto. Patisce più di tutti l’uscita di scena di Rush e il cambio di registro tattico. A dimostrazione, il calo di tutte le cifre nella tribolata serie con Roma dove non riesce a incidere.

Da confermare? Detto che Natali ha in tasca un biennale, puntare una stagione di rilancio su un giocatore che, a sua volta, si deve rilanciare potrebbe essere un azzardo. Come anche una presa assoluta. Nulla da dire sull’ardore di Nicola – probabilmente tra i giocatori più suturati dell’A2 –, ma se la prospettiva tattica dev’essere quella dell’anno appena trascorso, forse meglio pensare ad altro.

Ivica Radic – ng

Sbarca a Forlì il venerdì, giusto il tempo per disputare gara 1 e gara 2, prima di imbarcarsi per Roma il mercoledì successivo e tornare in Romagna da sconfitto il sabato notte. In tutto, l’esperienza biancorossa del pivot croato dura ben otto giorni: troppo poco per inserirsi un minimo nei meccanismi di Dell’Agnello e di conseguenza valutarne con oggettività il contributo. Parte discretamente bene (doppia doppia nel secondo appuntamento della serie), chiude faticando non poco ed uscendo pian piano dalle ‘vedute’ dello staff tecnico.

Da confermare? Il gancio pare buono, i movimenti non sono nemmeno male considerando la stazza (anche se quelle perse…), ma è evidente che alla PF, dopo l’infortunio di Rush, servisse altro e non un pivot puro. Così come, con ogni probabilità, servirà altro tra giugno e luglio in sede di mercato.

Riccardo Bolpin – 7

Vista la frana collettiva, della palma di migliore delle fasi finali – orologio e playoff – il mestrino forse se ne farà ben poco. Ma, alla luce della voglia mostrata (lui sì) e delle cifre spiattellate, difficile identificare nella rosa biancorossa un giocatore che se la meriti di più (unico dubbio potremmo averlo su Rodriguez). Poco valorizzato durante la stagione (c’è da dire che se un motore spinge, è ostico cambiare marcia in corsa), il tuttofare del perimetro ha progressivamente alzato i giri, dimostrando di essere un giocatore solido, duttile in ogni frangente e senza timore di assumersi tiri pesanti. Passa dai 4,3 punti di media in 19’ del girone Rosso agli 8,5 in 23’ (con il 57% da 2 e il 40% da 3 e 2,8 rimbalzi) dell’ultimo mese e mezzo.

Da confermare? Al 100%. Il problema sarà offrirgli una concreta chance promozione e un degno minutaggio. Sul secondo punto, definito un roster che non lo responsabilizzi eccessivamente, il gioco pare facile. Sulle prospettive di A1 della PF, ecco, qui oggi ogni discorso è prematuro. Il tutto ammesso non ci sia qualche altra big o team di massima serie pronto a scommettere sulla consacrazione del classe ’97.

Aristide Landi – 6

Pochi alti, qualche basso, molte prove di pura dedizione. Si batte per la squadra soffrendo più di altri l’effetto Covid: sia fisicamente – sarà la stazza, ma la quarantena estiva avrà lunghi strascichi – sia emotivamente, lui che è un giocatore che si carica nel rapporto osmotico col pubblico. La decennale esperienza forlivese con lunghi tiratori un po’ mollicci lo getta ingiustamente nel turbinio iper-critico dei tifosi romagnoli, quando, in realtà, Aristide butta in campo sempre quello che ha. Bombardiere di prima categoria, un rimprovero gli va fatto: aver osato meno del dovuto i movimenti da ‘4’ puro che ha nella faretra. Con l’Eurobasket, poi, trascinato a fondo dall’andazzo collettivo, ha difettato nei tiri che avrebbero potuto svoltare la serie (chiude la serie con appena il 22% dall’arco). Nel girone Rosso mette a referto in media 9,2 punti in 24′ con 39% da 3 e 4,5 rimbalzi.

Da confermare? Sì, perché se la parabola delle cifre non fa brillare gli occhi, la sensazione è che Landi, in un contesto tattico preciso, con un ‘5’ e un ‘3’ che sappiano compensarne gli oggettivi limiti di verticalità e atletismo, possa dare molto alla causa. Da considerare anche che i lunghi italiani sono rari come l’obiettività e la pacatezza di giudizio nei post di Facebook.

Samuel Dilas – 5

Non fa nulla per scacciare tutti i dubbi di inizio stagione sul suo conto. Avrebbe anche l’opportunità di mettersi mostra, considerando gli acciacchi nel reparto lunghi Unieuro, ma il classe ’99 non riesce a mettersi in mostra e a ritagliarsi il suo spazio. Il risultato: esce completamente dalle rotazioni nel momento clou.

Da confermare? Vale un po’ lo stesso discorso fatto per Campori, con l’unica differenza che, per Samuel, incide non poco anche il ‘contesto’ tecnico. Nel ruolo di quarto lungo, bisognerà verosimilmente vagliare alternative, onde evitare di ritrovarsi ancora così corti.

Yancarlos Rodriguez – 6

Una stagione fatta di montagne russe: picchi altissimi (ancora negli occhi i 35 punti che hanno permesso ai suoi di vincere gara 2 contro l’Eurobasket nel playoff incolore dei biancorossi) alternati a down profondi. Nel pieno della maturità cestistica, il ragazzo ha dimostrato di poter essere la terza punta offensiva di una squadra costruita per il grande salto. Ma anche di dovere ancora crescere dal punto di vista della costruzione del gioco per i compagni. Lacune in costruzione che si sono palesate per tutto l’anno e che, se colmate, ne potrebbero fare un giocatore importante a questo livello.

Da confermare? Nel complesso, la sua stagione non è stata completamente da buttare, anzi. Ha preso le misure al sistema forlivese facendo il ‘callo’ anche ai compagni di squadra, dunque un’altra annata forlivese non dispiacerebbe (da sesto uomo?). Del resto, limitasse qualche passaggio a vuoto di troppo, sfiorerebbe il top di categoria.

Davide Bruttini – 6,5

Gli anni passano, sono 34, e Davide resta un punto fermo per qualsiasi squadra costruita per primeggiare in questa categoria. Fino all’infortunio alla caviglia rimediato in allenamento, il pivot senese aveva trascinato i suoi a suon di intangibles in vetta alla classifica del girone Rosso. Il suo orgoglio aveva poi portato alla vittoria i biancorossi anche in quel di Torino, ma poi le gambe non avevano seguito la testa. Davide ha guidato il tentativo di rimonta dei romagnoli nella serie contro l’Eurobasket. La sua prestazione rappresenta un’altra prova non necessaria del ruolo che questo giocatore ha rivestito nello scacchiere tattico (e non solo) di tutte le squadre in cui ha giocato. Così è stato anche quest’anno.

Da confermare? Guida nello spogliatoio e nel pitturato, in cui è baluardo e riferimento offensivo, la sua permanenza sarebbe cosa buona e giusta. Dosandone l’utilizzo proprio come fatto in questa stagione, evitandone un utilizzo eccessivo che lo porterebbe in primavera con la lunga a terra. Ergo, affiancargli un pivot ‘alla Radic’ e tenersi stretti Davide.

Terrence Roderick – 4,5

Saremmo stati contenti di sbagliare – e per larghi tratti della stagione regolare siamo anche stati convinti di averlo fatto – quando a luglio, in sede di mercato, si asseriva a più riprese che Terrence non fosse il giocatore adatto per questa squadra. Ad una stagione regolare scintillante (e non solo per i numeri), da assoluto MVP col secondo candidato largamente distanziato, sono seguiti una seconda fase fatta di molte ombre e poche luci ed un playoff imbarazzante (9 + 6,3 in 26,3′, tirando con 1/29 da 3 nelle ultime sette uscite: emblematico). In cui T-Rod purtroppo ha confermato le previsioni estive di giocatore in possesso di un immenso talento, ma anche incapace di canalizzarlo in maniera corretta a vantaggio della squadra. Termina il ritorno biancorosso in un crescendo di nervosismo e scarsa propensione al gioco.

Da confermare? Il basket si distingue dagli altri sport per la presenza dei playoff, che sono decisivi per l’assegnazione dei titoli. Un giocatore di basket, se così si vuole chiamare, deve incidere profondamente in questa fase della stagione. In caso contrario, resta un immenso talento non coltivato, proprio come Terrence, che a quasi 34 anni deve fare i conti col trascorso che gli si presenta puntualmente davanti ogni anno. Pochi dubbi sulla sua non permanenza a Forlì.

All. Sandro Dell'Agnello 5,5

Il voto più incerto (quasi immeritato) e reso a malincuore. Gli va riconosciuto che nei due anni trascorsi in biancorosso ha portato molto in alto questa società. I suoi hanno dominato il girone Rosso finendo davanti a squadre più attrezzate, mettendo in mostra un’ottima fase difensiva e discrete trame di gioco offensivo. L’infortunio di Rush sul finire della prima fase ha però spostato gli equilibri, e va riconosciuto come grande attenuante alla squadra e soprattutto a Sandro. Inserire un giocatore in corsa (Radic) all’interno di un meccanismo ben oliato, spesso però risulta complicato. L’allenatore toscano ha provato a farlo senza riuscirvi. Il carattere di ‘Sandrokan’ è forte e poteva rappresentare un vantaggio nella gestione delle personalità presenti all’interno dello spogliatoio. Il coach livornese però non è riuscito a trasmettere alla sua squadra – in particolare ad alcuni elementi fondamentali del suo roster – la propria innata voglia di primeggiare. Ha poi costellato le ultime partite sulla panchina biancorossa di alcuni errori dovuti al fatto di fossilizzarsi sulle proprie convinzioni. Il superamento di questo limite (ben facilmente ‘aggirabile’…) rappresenterà uno step di crescita imprescindibile per il proseguimento della sua carriera.

Da confermare? Sarà la prima scelta che il club è chiamato ad effettuare nelle prossime ore. Il discorso sarebbe ampissimo e, oltre a lui, andrebbe a coinvolgere anche la parte dirigenziale del club. Ripetiamo quanto detto in precedenza. In ventidue mesi ha portato Forlì sul tetto della serie A2, due mesi ‘da buttare’ gli valgono (ahinoi) l’insufficienza ma non al punto da gettare alle ortiche tutto quanto di buono costruito in precedenza. Facendo le giuste scelte a livello di organico, ripartiamo da Sandro.

I giovani forlivesi – sv

Paolo Bandini, Giulio Zambianchi, Pietro Serra e Benjamin Ndour: quasi sempre a referto a turno, meritano una menzione d’onore per l’impegno profuso in palestra settimana dopo settimana. Il minutaggio, inevitabilmente, è quello che è per la pattuglia dei ‘super under’.

Foto Pallacanestro 2.015 Forlì – Massimo Nazzaro