Dell’Agnello: «Cara PF, potevamo andare lontano… Il futuro? Riconfermerei quasi tutti»

L’amaro in bocca ai massimi livelli, un mucchio di rimpianti pensando ai traguardi che la Pallacanestro 2.015 avrebbe potuto raggiungere ma anche la consapevolezza di un futuro ancora in biancorosso tutto da scrivere. È questo lo stato d’animo di coach Sandro Dell’Agnello, che nella serata di lunedì, sui canali social del club di viale Corridoni, si è concesso alle domande e alle curiosità di tifosi e appassionati ‘divagando’ davvero a 360°. Senza peli sulla lingua e, al solito, senza mai scadere nel banale. Ecco, dunque, le sue dichiarazioni, riportate integralmente.

Un bilancio sull’ultima stagione…
«Mi permetto di definirla esaltante. Dopo un inizio in terza marcia, abbiamo messo la quinta e non ci siamo più voltati. Sempre secondi dietro alla sola Ravanna, abbiamo vinto 13 delle ultime 16 partite. Era un percorso che sembrava non poter finire mai, nello spogliatoio avevamo iniziato a pensare a qualcosa di grande. Un voto?
 8 pieno. Il campo diceva che Forlì era diventata una squadra che vinceva e convinceva. Stavamo facendo qualcosa di importante. I risultati hanno certificato la nostra ambizione iniziale e ne siamo tutti contenti. Peccato soltanto aver interrotto il tutto a metà. Non voglio fare lo sbruffone, ma avrei sicuramente puntato il mio euro su Forlì».

Sul campionato estremamente incerto e in bilico…
«C’erano squadre più forte e più attrezzate, tra cui noi, ma in realtà i quintetti dei club, anche quelli più corti, erano tutti competitivi. La differenza la faceva la lunghezza della panchina, come la nostra e quelle delle altre big. Le sorprese del girone d’andata derivano da ciò, e ogni domenica vi erano almeno un paio di risultati a sorprese»,

Sulle partite più ‘importanti’ per il collettivo…
«Abbiamo imbastito un percorso che si è sviluppato attraverso vittorie e qualche sconfitta anche salutare. Vi sono state ottime prestazioni, come Verona in casa, a Faenza con Imola, con Udine. Lì la squadra ha fatto prestazioni importanti. Anche a Ferrara, contro un Kleb in ottima forma, fummo protagonisti di un’ottima prova. Andammo là con grande autorità, facendo la nostra partita per 40’ e vincendo. Ecco, in quel caso ho avuto veramente un’iniezione di positività che mi ha fatto pensare di essere tosti e forti, di poter arrivare fino in fondo. Oltre alla società, ho capito che anche i tifosi e i giocatori ci credevano. Il giorno dopo, in palestra, ho scherzato con i ragazzi dicendo che avrei proposto a Pasquali di tagliare un paio di loro, perché troppo forti».

Su difetti e pregi del roster…
«Nella prima parte del campionato tendevamo a guardarci troppo allo specchio. La squadra era composta da ottimi giocatori, di conseguenza ogni tanto capitava di pensare di poterla indirizzare a prescindere. Un difetto corretto col lavoro e col tempo. Un importante pregio è invece sicuramente la competitività del gruppo, trasmessa l’un l’altro dalle componenti. Ogni partita non ci ha mai visto soccombere, ci abbiamo sempre provato con una durezza mentale, raggiunta a livelli importanti dopo Ferrara».

Sui tifosi…
«Trascinanti ed esigenti. Sento questo tipo di aspettativa da parte del pubblico forlivese, sento che vogliono vincere e veder giocare bene. Quest’anno spesso ci siamo riusciti e a quel punto diventa trascinante per la squadra. Poche realtà in A2, e non tutte le realtà in A, portano 4.000 persone al palazzetto. Inoltre sono un cultore della colazione al bar e della lettura dei quotidiani, e spesso mi è capitato che qualche tifoso si complimentasse per il lavoro. Questo mi riempie di orgoglio ed è ciò per cui lavoriamo».

Su ciò che sarebbe potuto ‘nascere’…
«Avevamo ancora margini. Oltre ai 3-4 ‘califfi’ super esperti, avevamo anche ragazzi a mezza via ed esordienti che stavano crescendo molto. Una squadra non si costruisce in due mesi e ripeto, avevamo ancora margini. Il rammarico vero è non aver giocato i playoff. Volevamo provare ad arrivare fino in fondo e credo ci saremmo davvero divertiti. Poi poteva sorgere qualsiasi ‘disturbo’, ma eravamo diventati davvero tosti e quadrati. Sentivo una sensazione di compattezza tra società, squadra e pubblico. Forse anche per questo ci sentivamo molto forti e pensavamo di poter fare strada. Questo spirito di compattezza era una bellissima sensazione che porterò sempre dentro. Ma ripartiremo alla grande il prossimo anno, sulle basi di una società solidissima».

Sul roster 2020/21…
«È prematuro parlare di conferme, non sappiamo nemmeno quando si inizierà. Spero il prima possibile perché lo sport sarà un veicolo trainante per tutto il Paese. Fosse per me, comunque, mi porterei dietro molti dei giocatori avuti quest’anno. La costruzione della squadra? Cerco sempre di mettere il maggior talento tra gli esterni, tra i giocatori con palla in mano. Spesso il basket si decide qui. Quindi se il mercato lo consentisse e riuscissimo a creare un reparto lunghi competitivo tra gli italiani, sicuramente gli stranieri gli sceglieremmo nel ruolo di esterni. Ma è tutto prematuro».

Su Mo Watson…
«Tutti ci aspettavamo un po’ di più da lui. Per il curriculum, pensavamo potesse contribuire maggiormente. Certo, non avevamo in mente un accentratore di gioco, non volevamo prendere un Ferguson, giusto per fare un nome. La tipologia del giocatore, dunque, era quella giusta. Ma dal giocatore era lecito attendersi di più».

Sul giocatore ‘tipo’…
«I miei ragazzi sono i più forti di sempre in assoluto, e non scherzo. Quando sei un mio giocatore, ti considero Michael Jordan e nessuno ti deve toccare. Volendo fare un nome, comunque, dico Giordano Bortolani. È una guardia classe 2000 (14,9 punti a Biella, ndr), ha tutto per diventare un giocatore vero. Ha grandi potenzialità: se non si perde per strada, arriva in alto».

Sulla precedente esperienza forlivese…
«A livello societario è cambiato tutto. La prima volta, in epoca Fulgor Libertas, raggiungemmo miracolosamente i playoff senza soldi, senza stipendi e con una dirigenza fantasma. Stendiamo un velo pietoso… Per quanto riguarda la città, oggi l’ho trovata più carina e a misura d’uomo, me la sono sentita cucita addosso. Ho scoperto molte zone verdi che non conoscevo».

Sulla ripartenza dopo l’estate…

«Entrano in ballo anche discorsi economici e dunque il discorso è piuttosto complicato. Personalmente, penso che lo sport, in massima sicurezza, debba ripartire il prima possibile. Sarebbe grande volano sociale e psicologico per tutti».