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Sul campo è appena andata in scena l’ennesimo capitombolo del Forlì, ma è a fine partita, al di fuori del Morgagni, che si registrano ‘picchi’ di emotività. Già, perché all’uscita degli spogliatoi si presentano una ventina di tifosi forlivesi, dei vari gruppi organizzati, che inscenano una contestazione all’indirizzo della società. Chiamano a gran voce il presidente forlivese, Gianfranco Cappelli, che non esita un attimo a presentarsi e non si tira indietro nel confronto. Con tanto di frasi ‘pesanti’ sul futuro del calcio a Forlì, al di là di quello che dirà il campo da qui a maggio. Del tipo “a fine anno darò le chiavi al sindaco così vi libererete di noi”.

Non poteva invece esserci esordio peggiore, invece, per mister Nicola Campedelli, al ritorno sulla panchina dei Galletti. Che si presenta in sala stampa, chiaramente, col volto tirato e piuttosto provato per quello appena visto. “Vi è troppa pesantezza mentale, che poi condiziona il nostro modo di affrontare le partite – spiega il tecnico – Ci sono state occasioni per noi, per ribaltare il risultato, ma non possiamo prendere un gol del genere in avvio. A quel punto ci siam bloccati del tutto, e questo ha poi condizionato un po’ tutto l’andazzo del match. Di conseguenza, infatti, siamo mancati di serenità, cattiveria, coraggio e determinazione. Rimanendo completamente fermi. Il rigore sbagliato, nella ripresa, è stato un ulteriore macigno. Ma non possiamo permetterci di mollare: testa alta e petto in fuori, altrimenti siamo finiti. Abbiamo detto troppe parole, ora c’è solo bisogno di fatti. In campo voglio coraggio, mente libera, diversamente non si va da nessuna parte. La partita? Ha girato male, c’è poco da dire. Abbiamo creato, ci siamo spinti in avanti ma il gol non è arrivato. Ed è questo che dà fastidio. Siamo in piena zona retrocessione: bisogna andare in campo con decisione e nulla più, punto.