Forlì, ti ricordi di Wanamaker? Oggi fa la differenza in NBA

Alla fine Brad ce l’ha fatta. E’ arrivato nella sua amata NBA e, dopo una stagione vista (troppo) dalla panchina e (poco) dal campo, oggi è diventato un giocatore di rotazione nei Boston Celtics, non proprio l’ultima squadra della Lega… E, ne siamo certi, a Forlì qualcuno sarà contento per lui. Come siamo certi che lui stesso ricorderà poco o niente del suo mese e spiccioli trascorso in maglia Fulgor Libertas fra i primi di gennaio ed il 14 febbraio 2012, giorno nel quale venne rilasciato.

Stiamo parlando di Brad Wanamaker, playmaker di 30 anni (li ha compiuti il 25 luglio) chiamato dall’allora GM Nicola Alberani per cercare di risollevare le sorti di quella FL. Purtroppo Wanamaker, che chiuse con 71 punti nelle quattro gare giocate, a Forlì non si trovava. Non con compagni o allenatore, dirigenti o tifosi, no. Non si sentiva a suo agio, così come non si era sentito al proprio posto nelle sette partite disputate a Teramo nel 2011 che lo avevano fatto conoscere al campionato ed agli appassionati italiani. Brad voleva raggiungere il suo sogno: giocare nel campionato professionistico americano, nell’NBA, il sogno di ogni ragazzino americano che prende per la prima volta in mano un pallone da basket. Alberani lo sapeva bene, ma considerato il talento del ragazzo valeva la pena che Forlì facesse un tentativo. Purtroppo fallito, ma comunque meritevole di una prova.

All’epoca Wanamaker aveva 23 anni ed era animato dal sacro fuoco di voler raggiungere a tutti i costi l’Eden NBA. Ma non essendo affatto un ragazzo sciocco, di fronte all’ennesima chiusura prima provò la strada della D-League giocando 15 partite con gli Austin Toros, quindi quella di una squadra di buon livello in Francia (il Limoges nella stagione 2012/13), annata positiva, seguita da quella ancor più positiva nel 2013/14 a Pistoia. Ma di NBA ancora nulla all’orizzonte.

La buona stagione con i toscani lo condusse al Brose Bamberg in Germania dove in due stagioni conquistò due titoli tedeschi, una Supercoppa e venne anche nominato Mvp nel 2015 della serie finale e nel 2016 dell’intera stagione. Con Bamberg gioca l’Eurolega e questo attira su Brad le occhiate di alcuni club di livello ancora più alto. Infatti nelle successive due stagioni va in Turchia, nel 2016/17 al Darussafaka che gioca l’Eurolega (e Wanamaker viene inserito nel secondo miglior quintetto della manifestazione) e l’anno seguente, firmando un contratto importante, nientemeno che ad una big europea come il Fenerbahce dove trova un forlivese di una certa importanza come il GM Maurizio Gherardini. Al Fener il ragazzo nato a Filadelfia conquista il titolo turco, la Coppa del Presidente e viene nominato Mvp della Finale.

E il sogno NBA? Tramontato oppure soltanto messo da parte? Accendete la due e non sbaglierete. Infatti, forte di un nome diventato importante, il 2 luglio 2018 Wanamaker tocca il cielo con un dito e firma un contratto annuale con i Boston Celtics. Contratto “solo” da 1.445.000 dollari lordi, vale a dire molto meno rispetto a quello che avrebbe potuto guadagnare in una formazione d’Eurolega di alto livello, ma è comunque garantito fino a fine stagione. Una parte del sogno si è realizzata. Solo una parte però.

Infatti Brad disputa solo 36 partite per un totale di 343′ e soprattutto spezzoni spesso insignificanti delle gare nelle quali viene impiegato. Le sue cifre a fine stagione sono chiare: 3.9 punti, 1.1 rimbalzi ed 1.6 assist di media in 9.5′ con il 47.6% dal campo, il 41% da tre e l’85.7% dalla lunetta. «Non c’erano possibilità per lui che le cose l’anno passato andassero in un modo diverso – ha detto Brad Stevens il coach dei Celtics –. Abbiamo giocato con una rotazione a otto giocatori soprattutto e quindi era difficile che lui potesse avere un minutaggio superiore. Capisco che quando questo capita per 82 partite e per i playoff sia molto dura da mandare giù». L’ex stella dei Pittsburgh Panthers del campionato NCAA è parzialmente soddisfatto, insomma.

C’è però ancora qualcosa nel suo mondo e nella sua percezione di quelli che sono da sempre i suoi desideri e le sue aspirazioni che non torna. Però nella NBA, così come nella vita, le cose possono cambiare in breve tempo, senza quasi che tu possa rendertene conto. Wanamaker aveva due strade da seguire: o dimenticare l’NBA e rimettersi sul mercato europeo da stella e giocatore importante, oppure continuare ad inseguire il suo sogno e non accontentarsi di quanto fatto fino a quel momento. Ed anche qui accendete pure la numero due. Anche perché in estate Boston perde prima Kyrie Irving, che firma con Brooklyn, poi anche Terry Rozier che sceglie di firmare con Charlotte. Queste due mosse che riguardano due guardie cambiano lo scenario per Wanamaker: «Naturalmente c’erano ancora dubbi e perplessità, ma l’NBA è il meglio del meglio ed io volevo provarci ancora una volta».

La telefonata di coach Brad Stevens gli arriva a metà luglio circa: «Il tecnico mi ha chiamato, abbiamo parlato ed il significato della conversazione è stato circa: la prossima stagione potresti avere più spazio, potresti giocare di più ma di certo ti dovrai guadagnare tutto lo spazio perché non ti verrà regalato nulla. Era quello che volevo sentirmi dire». Wanamaker firma con Boston un altro contratto annuale sempre al minimo salariale da 1.937.273 dollari, ma le premesse della nuova stagione sono del tutto diverse da quelle dell’anno precedente: allora Wanamaker era chiaramente chiuso nel ruolo, ora no, nonostante l’acquisto da parte dei biancoverdi di Kemba Walker.

E infatti le cose per Brad Wanamaker nei Boston Celtics sono cambiate, e in meglio. Nelle 24 gare disputate finora non solo il #9 dei Celtics è sempre entrato ed ha sempre segnato, ma ha fatto segnalare anche rendimento e cifre interessanti e positive. Le cifre sono significative ma non dicono tutto: in 24 gare su 24 in programma finora Brad in 18′ di media sta segnando 7.3 punti, con 2 rimbalzi, 2.8 assist e 0.7 recuperi tirando con il 47.1% dal campo, il 40% da tre e l’87% dalla lunetta. Ma quello che più conta è che il mondo Celtics è stato conquistato dal giocatore Wanamaker, ma principalmente dall’uomo: dalla sua voglia di lavorare e di migliorare sempre, dalla sua positività in ogni momento, dal suo desiderio di dare una mano ed aiutare i più giovani, lui che è solo al secondo anno di NBA ma ha già 30 anni.

Nel mese di novembre è andato sette volta in doppia cifra per punti segnati con due gare da 14 punti ed una partita da 30′ in campo, quella del 18 a Phoenix. Nelle sei gare disputate finora a dicembre, invece, ha giocato 24′ nella sconfitta dei Celtics ad Indianapolis contro i Pacers e già due volte ha chiuso in doppia cifra per punti segnati: 11 nella vittoria a New York contro i Knicks e 12 contro Indiana. Coach Stevens non manca di elogiarne la sua difesa su playmaker o anche su guardie più alte e potenti fisicamente, la sua capacità di essere efficace sia palla in mano, sia lontano dalla palla, dalla sua intelligenza e dal suo atteggiamento sempre positivo e contagioso: «La sua etica di lavoro è seconda a nessuno, non mi sorprendo che stia facendo quello che sta facendo. È un leader naturale, un ragazzo super, uno che va d’accordo con tutti, uno di quelli che è importante che stiano dalla tua parte».

E Brad cosa ne pensa di tutto ciò? Dopo ogni partita chiama immediatamente i suoi quattro fratelli che commentano con lui quello che è andato bene e quello che è andato meno bene. Ma Brad gioca nell’NBA, la sua squadra ha un record vincente e lui è una parte importante di tutto questo: «Non voglio volare troppo alto, ma anche se siamo solo all’inizio è tutto molto bello e mi sto godendo ogni momento di questa mia avventura nel mondo NBA. È sempre stato il mio sogno farne parte ed ora forse l’ho realizzato».