Guai a criticare questa PF 2.015

Qualche fermo immagine dalla sfida dell’Unieuro Arena contro Udine. Avvio di terzo periodo, Forlì, dopo un primo tempo balbettante, è viva, accorcia fino al -5, l’inerzia della sfida non è capovolta ma poco ci manca. Poi, sul più bello, arriva la frittata. Perché Marini sbaglia una clamorosa tripla (era tutto solo) del -4, Watson e Rush gettano alle ortiche due possessi e Udine scappa via senza più voltarsi indietro.

Insomma, d’accordo la prova con più ombre che luci della compagine biancorossa, ma anche la stessa sfida contro i friulani, con un paio di ‘incastri’ favorevoli in più, si sarebbe potuta concludere con un risultato finale differente. Magari lasciando pure tutti quanti – inteso come tifo e ambiente – felici e contenti. Indubbiamente senza portare con sé quei primi segnali di sofferenza che già aleggiano sopra l’Unieuro Arena. Perché, non nascondiamocelo, la sirena finale di Udine-Forlì ha già fatto storcere il naso a parecchi, puntando il dito contro quello e questo, facendo le pulci a situazioni tattiche più o meno comprensibili. Senza quasi nemmeno considerare le pesantissime assenze dei padroni di casa. Calma e gesso: è solo pre-campionato e i friulani sono, oggi, una ‘tacca’ avanti.

Non sarà dunque certo un ko, peraltro ampiamente ipotizzabile alla vigilia, a rovinare tutto ciò. Spesso e volentieri, purtroppo, mancano le mezze misure. Eccessivi voli pindarici prima, quando dopo il tris di vittorie nei gironi già ci si vedeva lanciati verso una stagione con ambizioni di massima serie. Davvero eccessiva depressione ora, quando qualche passaggio a vuoto, singolo e collettivo, ha spalancato in certuni le porte della crisi esistenziale.

Ecco, per certi versi quella contro Udine può essere tranquillamente considerata come una ‘sconfitta salutare’. Concetto, quest’ultimo, che a volte ci ‘azzecca’ ed altre molto meno. Perché abbiamo usato parole del genere anche nel dicembre 2018 per commentare il passo falso forlivese al PalaDozza di Bologna e poi tutti ricordiamo che piega prese, proprio da quella precisa sconfitta, la scorsa stagione. Ma in quel caso le problematiche erano ben più endemiche e profonde.

Oggigiorno la situazione in casa forlivese è ben differente. La società ha investito ancor di più, ma soprattutto in maniera ancor più razionale e ‘ragionata’, nella costruzione della prima squadra rispetto a quanto fatto lo scorso anno, tra varie incognite e scommesse. E non potranno certo essere 40 (‘inutili’) minuti di partita a rovinare un pre-campionato fatto di tanti alti e pochi bassi, in cui Forlì ha lanciato segnali decisamente incoraggianti. Non saranno quei 40 minuti contro Udine ad impedire a tutti noi di continuare a sperare nella top 3 al termine della regular season. Anzi, tale convinzione è stata ulteriormente rafforzata proprio dalle prestazioni in Supercoppa.

In fondo, se Marini avesse infilato quella tripla, Watson e Rush capitalizzato quei due maledetti possessi e la partita fosse terminata con uno striminzito, vattelappesca, 90-89, pur ‘mantenendo’ tutte le difficoltà palesate, oggi saremmo qui intenti a preparare i caroselli verso il PalaLido di Milano. Certo, chi non avrebbe gioito… Però lasciamo agli altri l’effimera bellezza del 22 settembre e teniamoci stretta la nostra ‘nuova’ Pallacanestro 2.015. Che avrà ancora mille difetti, dettagli da limare e tanto lavoro da portare avanti, ma le premesse per una stagione divertente ci sono tutte. Di tempo per giudizi e processi sommari ne abbiamo a ‘palate’.