Se Franco Califano non lo escludeva, Nicola Natali il “ritorno” non lo teme. E’ questa la sintesi del pensiero dell’ala-pivot biancorossa presentata ufficialmente nella sede di “Romagnauto” e dalla quale tutti i tifosi biancorossi si aspettano in campo il ben noto contributo di agonismo, duttilità, praticità e difesa. Le doti che tra il 2011 e il 2013 lo fecero passare, proprio a Forlì, da carneade a giocatore capace di militare ad alto livello con le maglie di Casale Monferrato e Varese.
Già, le aspettative… Sono queste il fulcro dei ragionamenti dello stesso “Sindaco”, amatissimo dai supporter della Pallacanestro 2.015 per quanto mostrato nelle due precedenti esperienze forlivesi e smanioso di non deluderli. «Quest’estate c’era chi mi diceva di non tornare proprio perché avevo lasciato un così bel ricordo – sorride Natali – e invece più c’è aspettativa, più sento la responsabilità, più è bello giocare e mi sento a mio agio. Se i tifosi avversari mi insultano, io gioco meglio e la pressione è solo uno stimolo. In fin dei conti, un vantaggio».
Mentre parla, il presidente Giancarlo Nicosanti e il general manager Renato Pasquali, lo coccolano con i propri sguardi. Per il primo sono sin troppo evidenti i motivi che hanno indotto la società a volerlo con sè. «Non lo abbiamo riportato in città solo perché è amato, ma per quanto ha fatto vedere anche lontano da Forlì e perché è il giocatore che ogni coach vorrebbe. Avevamo bisogno di un elemento come lui, il compagno di squadra ideale e il simbolo di chi, davvero, non molla mai».
Pasquali, invece, lo definisce il collante della nuova Unieuro, una pedina che dovrà dare «dedizione, intensità, impatto fisico e aggressività difensiva: caratteristiche preziose tanto quanto il talento individuale». In poche parole, l’identikit di Nicola Natali, il quale, difatti, annuisce al paragono con il celebre Jan Van Breda Kolff, “il collante” della Virtus Bologna scudettata nel 1984.
«Sì, sono qui per essere questo tipo di giocatore, per dare energia ed entusiasmo ed essere un tratto d’unione con chi deve portare punti e, in questa squadra, sono tanti. Per questo stiamo concentrandoci in allenamento soprattutto sulla difesa e sul trovare, attraverso questa, una nostra identità». E’ il dogma del Dell’Agnello che fu nel 2013 e che Natali ritrova ora. «Non è cambiato, ci chiede intensità e collaborazione anche perché, quando stringiamo dietro, siamo davvero una squadra che può fare cose importanti. Adesso, dopo 6 mesi fermi, dobbiamo ritrovare la gamba, poterci allenare tutti assieme, poi e ancor prima delle regole, l’identità verrà di conseguenza. Anche gli anni a Varese con coach Caja mi hanno insegnato questo: con lui è come se avessi frequentato l’Università della difesa».