Il Forlì cala l’ultimo tris: “Ottima piazza e società seria. Prima la salvezza, poi…”

Altra giornata dedicata alle presentazioni in casa Forlì. Dopo il colpaccio Cascione, in sala stampa quest’oggi sono infatti ‘sbarcati’ gli ultimi tre acquisti del mercato invernale dei Galletti, vale a dire Matteo Putrino (classe 1999, esterno offensivo), Eric D’Angeli (classe 2000, anch’egli esterno offensivo) e Marco Di Benedetto, il più esperto e blasonato (classe 1995, scuola Pescara ed ex Primavera Juve, seconda punta/trequartista). Tre giocatori, tre storie diverse, tre motivazioni differenti per cui accettare il Forlì. Chi vuole migliorarsi, chi vuole affermarsi, chi vuole rilanciarsi, ma tutti e tre con un obiettivo ben chiaro in testa: aiutare il Forlì a raggiungere il prima possibile la salvezza, per poi sognare qualcosa di più.

“Sono di Roma e romanista – ha esordito Matteo Putrino, che ha scelto la maglia numero 21 – Uscito dal settore giovanile del Pescara (3 anni per lui in biancazzurro, ndr) sono passato al Trastevere in Serie D, per due stagioni, prima di approdare quest’anno al Flaminia, con 12 presenze ma nessuna rete. Sono un attaccante esterno di piede destro e la mia caratteristica principale è puntare l’uomo o convergere al centro del campo, ma amo anche giocare e dialogare con la squadra. Devo migliorare mentalmente e sotto l’aspetto della continuità nel corso della partita. Ho accettato Forlì perché ne parlano tutti bene ed è una bella piazza dove mettersi in mostra. Il mio giocatore preferito? Il coreano Son, del Tottenham”.

È la volta poi di Eric D’Angeli, il neo numero 32. “Sono di Rimini, dove abito, per me venire a Forlì, oltre all’aspetto tecnico, ha significato riavvicinarmi a casa, potendo così proseguire negli studi. Frequento infatti l’Istituto di Ragioneria a Rimini – spiega il giocatore, già impattante nelle prime uscite con la maglia biancorossa – Conoscevo già di fama Ferrario e Cascione, mentre Cenci è mio vicino di casa. Nigretti e Colonna li conoscevo invece fin dai tempi delle giovanili. In estate mi sono svincolato dal Cesena, causa il fallimento della società, ed ho firmato per il Savoia, da cui provengo in prestito. L’esordio col Forlì è stato emozionante, soprattutto domenica al Morgagni, quando ho segnato il mio primo gol. Mi sono trovato subito bene con squadra, mister e staff, anche se l’ambiente era un po’ depresso, ma le due ultime vittorie ci hanno fatto bene. Il nostro è un girone più tecnico rispetto all’altro dove militavo prima, che è più agonistico. La posizione in campo? Tecnicamente sono un esterno d’attacco e gioco a sinistra a piede invertito. La mia arma principale è il fisico e mi piace attaccare lo spazio, devo però migliorare tatticamente. Come giocatore mi ispiro a Keita Baldé. Mister Protti? Di lui mi piace l’organizzazione, l’agonismo, l’unione del gruppo e la forza mentale che ci sa trasmettere”.

Ecco infine il pezzo più pregiato del tris odierno, se non altro per età, esperienza e curriculum. Si tratta di Marco Di Benedetto, #7, classe 1995, seconda punta, piede destro con spiccata vocazione al gol: 10 in 38 partite nell’anno e mezzo al San Nicolò Notaresco. Il ragazzo descrive la sua importante, seppur ancor giovane, carriera. “A livello di settore giovanile sono cresciuto nel Pescara, dove sono rimasto fino al primo anno di Allievi, passando quindi alla Juventus, squadra per cui tifavo fin da bambino. In bianconero sono rimasto due stagioni e mezza, avendo come allenatori Baroni (ex Benevento e, da poche ore, allenatore del Frosinone in Serie A, ndr) e Grosso (ex Bari in B ed attualmente allenatore dell’Hellas Verona, sempre nella serie cadetta, ndr). A metà del secondo anno in Primavera sono stato trasferito alla Feralpisaló, in C, dove ho giocato anche il campionato seguente. L’anno dopo alla Virtus Lanciano, in B, dove mi sono infortunato, rimanendo fermo a lungo. Il successivo fallimento della società mi ha lasciato spiazzato, facendomi restare svincolato e senza squadra fino a dicembre, quando ho accettato la proposta del San Nicolò Notaresco in Serie D. L’estate scorsa ho deciso quindi di fare un’esperienza diversa, cambiando aria, andando un po’ a scatola chiusa al Levico Terme, vicino a Trento, sempre in D. Scelta che purtroppo si è rivelata infelice, per svariati motivi, venendo impiegato poco soprattutto a causa della collocazione degli under, quasi tutti attaccanti. La successiva chiamata del Forlì, la prima giuntami, l’ho accettata di buon grado, sia per l’importanza della piazza, che per la serietà della società. Inoltre conosco molto bene il Girone F, avendovi già giocato. Ho conosciuto il mister e di lui, in questo poco tempo trascorso, mi piace come cerca di tirare fuori il meglio da tutti, con modi giustamente molto decisi. L’ambiente inoltre mi è subito sembrato organizzato e decisamente voglioso di tirarsi fuori da questa brutta situazione di classifica”. Di Benedetto si descrive poi tecnicamente. “Mi piace tentare l’uno contro uno, ma anche dialogare con i compagni di reparto, andando al tiro, se in buona posizione. Il futuro? Le prospettive secondo me sono buone, ma capisco il direttore Galassi quando dice che vuole tirarsi fuori dalle secche il prima possibile. Sono pericolose, perché ci sono squadre abituate a questa situazione che possono metterti veramente in difficoltà. Anno scorso ho disputato i playout e so bene a cosa si andrebbe incontro. Pensiamo alla salvezza, poi si vedrà”.