Klaudio Ndoja, parole da leader: «La pressione di Forlì mi aiuta a dare il meglio»

FORLI’. Ruggine? No… quello è solo il nome del Ristopub che ha fatto da cornice alla sua presentazione e che, parola del suo proprietario Gianluca Pini «vuole essere un punto di riferimento per tutto il mondo della pallacanestro forlivese e dei suoi tifosi, rimanendo aperto la domenica come ritrovo pre e post partita e come luogo dove vedere comodamente le trasferte della squadra». Nonostante non sia più di “primo pelo” (34 anni compiuti a maggio) e quella biancorossa sia la sua 15ª maglia vestita in Italia, Klaudio Ndoja di ruggine sportiva proprio non vuole sentirne parlare. Anzi, dalle sue prime parole a quelle del presidente Giancarlo Nicosanti e del general manager Renato Pasquali che lo hanno accompagnato al debutto forlivese, si evince che l’armatura del “gladiatore della Pallacanestro 2.015” è ancora lucidissima e lui ha tutta l’intenzione di incarnare per la formazione di coach Sandro Dell’Agnello quel ruolo di leader carismatico che il passare dell’età ha solo reso più influente.

Pasquali, in vena di metafore e paragoni, lo dipinge come «Leonida alle Termopili, il condottiero, l’uomo che infonderà etica del lavoro e coraggio in campo a tutta la squadra». Lui, che è nativo di Scutari, nella pallacanestro è più un modello e un “mito” per tutta una comunità quale fosse il Castriota Skanderbeg che fece ben più di Leonida… Nel XV secolo fermò per decenni l’avanzata dell’Impero Ottomano sui Balcani difendendo l’Albania dall’invasione dell’esercito di Maometto II.
Ecco, se è vero che lui assieme a tutti i lunghi del pacchetto biancorosso dovrà intimare agli avversari di «stare alla larga dall’area» (Pasquali dixit Vol. II), allora Skanderbeg dà più garanzie sul lungo periodo del Re di Sparta… E se poi fosse vero che la Forlì della prossima stagione vuole essere e non solo nascere nelle intenzioni come la personificazione italiana «dei Bad Boys di Detroit degli anni ’80» (Pasquali dixit Vol. III, ispiratissimo), allora Klaudio Ndoja ha tutto per essere l’uomo giusto, nel posto giusto e al momento giusto.

Diciamolo chiaramente, però. Con lui, l’Unieuro non ha inserito solo un agonista e un “duro” (che come tutti i duri ha due cuori, sia chiaro….), ma un signor giocatore che può darle in posizione di ala grande quella doppia dimensione offensiva che nelle ultime due stagioni, con Castelli prima e con Donzelli poi, di fatto non ha avuto. «E infatti ci aiuterà ad aprire il campo – conferma il general manager – risolvendo così i problemi del passato, ma aiutandoci a superare anche altri limiti: quelli di avere in rosa non solo coloro che seguono i coraggiosi, ma i coraggiosi che sanno farsi seguire».

E di fronte a tutta questa aspettativa, Ndoja come si pone? Basta poco per capire di che pasta sia fatto.

«Non parlatemi di obiettivi e di valore della squadra, prima voglio studiarla, capire che clima si creerà nello spogliatoio e quale sarà lo spirito di questo gruppo. Sbilanciarsi l’8 agosto si rischia solo di dire cagate».

Ecco. Finalmente aggiungiamo noi…

Però su se stesso si sbilancia e le sue parole sono musica per le orecchie dei tifosi. «Ho scelto Forlì rispetto ad altre opzioni perché è la piazza che più si avvicina al mio carattere. Avere 4mila persone che ti mettono sana pressione, mi aiuta, mi stimola anche nelle difficoltà che inevitabilmente incontreremo. Sono le condizioni ideali per me e qua so di trovarle. Giocare a Forlì da avversario era odioso. Bene, dovrà essere odioso giocarci per tutte le squadre che affronteremo».

E sulle aspettative, nessun tentennamento da parte sue. Anche questo lo sospettavamo.

«Ringrazio per le parole spese nei miei confronti e per le responsabilità che mi si vogliono assegnare, ma so da dove vengo e cosa devo fare. Ne ho parlato anche con il coach e tutti sappiamo quale dovrà essere l’Unieuro che vedrete in campo: le daremo vita da subito anche se creare un gruppo a partire da buoni giocatori non è mai operazione semplice. I soldi spesi non contano, sono le persone che devono fare la differenza».

Già, le persone. Klaudio ne conosce parecchie avendoci giocato assieme o contro e ci lascia per ora con due “chicche” su Davide Bruttini e Maurice Watson.

«Ho compagni sgamati e furbi, ma Davide è in assoluto uno dei migliori con cui abbia mai giocato. E poi mi incuriosisce conoscere Watson: quando abbiamo creato la chat di squadra su whatsapp è stato il primo a scriverci. E’ un bel segnale».