La Pallacanestro 2.015 accoglie Rush: il mastino di Dell’Agnello

FORLI’. Essere juventini purosangue eppure non cedere alla scaramanzia dei cognomi. Chissà se il numero uno della Pallacanestro 2.015, Giancarlo Nicosanti, avrà mai avuto un flash mentale il giorno in cui Renato Pasquali gli comunicò al telefono di essere in procinto di chiudere l’accordo con… Rush.

A quanto pare no. Dapprima perché di nome faceva e fa Erik e non Ian, in seconda battuta perché non è gallese bensì di madre svedese, quindi perché gioca quasi ininterrottamente in Italia dal 2012 e non avrà alcun problema d’ambientamento e infine perché, se davvero temeva l’accostamento al centravanti che la sua Juve acquistò in pompa magna nell’estate 1987 e che si rivelò un flop (o quasi), non l’avrebbe già cercato tre anni fa.

Sì, perché l’aneddoto curioso legato alla presentazione ufficiale di Erik Rush, svoltasi ieri da “Elfi Finpolo”, è che l’Unieuro fu sulle tracce dell’ala statunitense di passaporto nordeuropeo già al suo debutto in serie A2. «Lo trattammo nell’estate del 2016 perché cercavamo un giocatore già esperto del nostro campionato, poi virammo su Wayne Blackshear (e Rush andò a Recanati ndr.) il quale per problemi fisici non riuscì a darci quanto avrebbe potuto e noi ci aspettavamo. Ora, però, su Erik siamo tornati convinti perché l’esperienza ce l’ha sempre ed è anche cresciuta, in più è un grande professionista che dà il massimo in ogni squadra militi e per noi rappresenta il collante ideale tra tanti giocatori che amano tenere la palla in mano».

Insomma, non serviva a Forlì un centravanti d’area alla Ian Rush e neppure un fantasista. Serviva, per restare in terra cara al presidente, un “mastino” alla Lilian Thuram o un «perfetto uomo della terra di mezzo, un Bilbo Baggins in salsa biancorossa» (cit. anonimo saggio forlivese).

Ecco, Rush può esserlo e deve esserlo. Lui a 31 anni compiuti a giugno, con alle spalle le esperienze a Varese, Reggio Calabria, Ferrara, Recanati e Brindisi (con finale di Coppa Italia l’anno scorso), numero 3 di ruolo e di maglia, può essere proprio ciò che Nicosanti  intende. Oltre che «ricoprire potenzialmente entrambi i ruoli di ala e darci rimbalzi, atletismo, fisicità di cui eravamo carenti e capacità di essere uomo-squadra» come aggiunge il general manager Renato Pasquali.

Lui ascolta, capisce benissimo ciò che viene pronunciato in italiano (ha anche una fidanzata di cesena, se proprio ci tenete a saperlo) e si dice pronto alla missione affidatagli. «Ringrazio per le belle parole – attacca -. Quando mi è stata prospettata Forlì ho accettato subito perché conosco la buona organizzazione di questa società e so che questo è un bel posto, uno di quelli dove chiunque vorrebbe stare. Giocavo in serie A e per me quella di Brindisi è stata un’ottima stagione, ma cercavo una squadra che avesse la possibilità di essere vincente, un progetto ambizioso e qui li ho trovati».

Sul suo ruolo in campo, poche parole da “soldato pronto a ricevere le consegne”. «Mi sento pronto per una grande stagione, da me aspettatevi sacrificio per il bene della squadra perché sono un giocatore che si adatta ai bisogni e a ciò che gli viene chiesto di fare. Qui ci sono tanti veterani che conosco da avversari, non sarà difficile trovare lo spazio che serve e il modo giusto per occuparlo».

Cresciuto nel tempo sull’affidabilità nel tiro dalla distanza, Rush ha un neo “storico”: i tiri liberi. La sua media in carriera supera di pochissimo il 60% «Lo so, sono un mio limite, ma sono convinto che qui migliorerò anche da questo punto di vista». E Pasquali garantisce per lui: «I liberi sono l’unico aspetto del gioco che ti pone solo davanti a te stesso, ma la piazza può aiutarti e Forlì è quella giusta per sostenere Erik e permettergli di trovare fiducia anche sotto questo aspetto».