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Il campionato 2021/22 della Pallacanestro 2.015 Forlì si è chiuso in malo modo. Non tanto per il risultato del primo turno dei playoff – uscire contro l’attrezzata Cantù era preventivabile –, quanto invece per le modalità con cui è maturato il ko in gara 4. La gara del PalaGalassi di sabato sera avrebbe meritato un epilogo differente, fosse solo per il cuore, l’ardore e le capacità di adattamento dimostrate da Giachetti e compagni nel corso della serie. Sta di fatto che la compagine di viale Corridoni, ai suoi terzi playoff di A2 nel giro di quattro anni, esce per la terza volta al primo turno di post-season. E per il secondo anno di fila con un 3-1 sul groppone.

Il computo, insomma, non è certo dei più positivi. Ma se lo scorso anno l’estromissione per mano dell’Eurobasket era inspiegabile o quasi, l’avanzata canturina è certamente più comprensibile. Sia per il differenziale tecnico attuale (ergo, con un Palumbo in meno nelle rotazioni) delle due compagini, sia per il pregresso della formazione forlivese. Sì, perché se i biancorossi si sono trovati a lottare in questi ultimi dieci giorni contro i brianzoli e non contro un’avversaria maggiormente alla portata, devono mangiarsi le mani per l’andamento della loro stagione regolare. È tutto inevitabilmente un prodotto del non irresistibile settimo posto conclusivo nel girone Rosso. Ma, anche qui, i distinguo sono d’obbligo.

Diciamolo subito fuori dai denti: il triennio di Dell’Agnello sulla panchina forlivese è stato a dir poco travagliato per ragioni (in gran parte) esterne e non controllabili. Nella prima stagione, Unieuro lanciatissima, il Covid ha distrutto tutto. Lo scorso anno, proprio sul più bello (e per svariate ragioni, tecniche e non), tra fase a orologio e playoff, si incartò il giocattolo Unieuro. In quest’ultimo campionato – e qui arriviamo al punto – da novembre in poi la sfortuna si è incaponita contro la formazione forlivese.

Prima un’americano, Jeffrey Carroll, rivelatosi carente sul piano tecnico-tattico. Quindi un «periodo nero davvero avvilente», utilizzando le giuste parole di Dell’Agnello, tra sconfitte in serie, casi di positività al Covid nello spogliatoio e, ciliegina sulla torta, Kenny Hayes che si ‘rivela’ no-vax. Non uno qualsiasi, ma il giocatore intorno al quale Forlì ha puntato in estate gran parte delle proprie fiches.

Il risultato è presto fatto: da gennaio, lo staff tecnico è ripartito praticamente da zero con una squadra ‘nuova’, a cui instillare nuovi spartiti tecnici, e soprattutto cambiando entrambi gli stranieri. Questo era avvenuto soltanto nella prima stagione di A2 della PF, nel 2016/17. Con la sola differenza che, allora, ci si giocava la permanenza in categoria e le cose verosimilmente non potevano che migliorare. Lottando oggi per la testa della classifica, invece, le squadre di vertice sono in linea di massima motori ben oliati che difficilmente battono un colpo a vuoto.

Ecco quindi perché, in tutto questo quadro, la stagione biancorossa non può certo essere tutta bianca oppure tutta nera. L’annata di Forlì può definirsi positiva? Certo che no. Lo testimonia il piazzamento finale, come detto, e qualche errore – lo ha ammesso lo stesso Dell’Agnello a fine di gara 4 –, al netto di tutte le variabili, è stato pur sempre commesso. Ma non è nemmeno tutto da buttare, perché tra carenze, limiti e difetti vari, sul campo la squadra, dagli aggiustamenti invernali in poi, ha sempre cercato di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e oltre le difficoltà. Uscendo a testa altissima contro Cantù tra i meritati ed emblematici applausi dei propri tifosi, i quali evidentemente, dopo rabbia e delusioni, hanno colto il messaggio lanciato dai propri beniamini.

Ora è il tempo dei giudizi di fine stagione: quale futuro per l’Unieuro? La sensazione è che la società, prima ancora di ragionare sui piani tecnici, debba dotarsi di una figura dirigenziale ‘di campo’. Direttore sportivo o responsabile dell’area tecnica, che dir si voglia. Differenziare il comparto prettamente manageriale (per il quale la figura di Renato Pasquali resta comunque assolutamente spendibile) da quello sportivo è una mossa indispensabile nella logica di un’ulteriore strutturazione del club.

A cascata arriveranno tutte le altre scelte, a partire dall’allenatore biancorosso della stagione 2022/23. Con Sandro Dell’Agnello, nell’estate del 2019, fu disegnato un piano triennale che oggi, dopo appunto tre campionati, è giunto al capolinea. Stando anche alle voci di corridoio, appare improbabile una sua riproposizione in estate, anche se le strade del mercato sono infinite. Sistemate le prime due tessere del mosaico, sarà tempo di pensare alla costruzione della squadra, con una rivoluzione annunciata rispetto alla fisiologica continuità degli ultimi anni. A quel punto capiremo cosa Forlì vorrà far da grande.