Se n’è andato ieri, lasciando attonite le tantissime persone che hanno avuto il piacere di poterci giocare insieme o anche solo vederlo sui tanti campi solcati negli anni. Perché non era solo una sensazione, quella che arrivava forte dal modo di fare di quel centrone biondo: al netto del giusto agonismo buttato in campo, Paolo Silvino Fusati era una persona di cuore, affabile, generosa.
Una breve e spietata malattia lo ha portato via, ad appena 52 anni. Veneziano d’origine, romagnolo nei fatti, Paolo arrivò alla Libertas da Udine nella stagione ’87-’88, la prima di Cesare Pancotto come coach, l’ultima di Mark “Toro” Landsberger in mezzo all’area. Cinque gli anni passati in biancorosso, nel complicato ruolo di cambio dei lunghi USA, prima in maglia Jolly poi Filanto.

Sulle sue spalle una promozione in A1 – quella gloriosa del ‘90 con i vari Fumagalli, Mentasti, Bonamico, Fox, Garrett, Ceccarelli – e due anni nel massimo campionato (quelli di McAdoo), quindi il passaggio a Faenza dove conquista la seconda promozione in carriera. A seguire, stagioni di passione pura nelle minors, tra cui quella con la Libertas Basket ’80.
Alla famiglia e agli amici, la vicinanza di PdV. A Paolo la riconoscenza per aver contribuito a scrivere alcune tra le più belle pagine della pallacanestro biancorossa.