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Federico Grassi, patron di Napoli Basket e fresco di promozione in massima serie, racconta ai microfoni di LBA come ha costruito il ritorno del club partenopei in A dopo 13 anni: «L’obiettivo era quello di far tornare Napoli nell’elite del basket, cioè la serie A. Crescendo con il tempo, compiendo i passi giusti all’interno di un progetto ambizioso ma che voleva diventare adulto insieme a tutta la società e alle sue strutture. È vero, dovevamo ricostruire dalle macerie, sapevamo che il percorso sarebbe stato complicato e che c’era tanto da seminare prima di raccogliere. Alla fine però come sempre accade quando lavori bene e hai un disegno preciso in testa, i risultati si raggiungono. Ora il progetto è continuare a consolidarsi, strutturando la società in modo da non essere una comparsa in A e con l’obiettivo di restarci».

La scalata di Napoli, oltre alla acquisizione da parte della nuova proprietà guidata da Grassi, ha avuto un altro tassello decisivo: l’ingaggio nell’ottobre del 2019 di Stefano Sacripanti. «Sapevamo che Sacripanti non era mai sceso in A2 nella sua carriera ma ci abbiamo provato, convincendolo con la bontà del progetto. Poi il Covid aveva cancellato tutto, i campionati si sono fermati e dopo qualche mese ecco la possibilità di far parte della serie A grazie alla chiamata della Lega Basket per ristabilire il numero pari di squadre. Ci ho pensato ma abbiamo deciso di rinunciare per provare a conquistarla sul campo».

Napoli torna in serie A e, rispetto ad altre realtà, ha un impianto come il PalaBarbuto già pronto e rodato per la categoria, anche se Grassi ha un sogno nel cassetto: «La nostra intenzione è rimettere in piedi il palasport “Mario Argento”, ma dobbiamo aspettare le nuove elezioni amministrative prima di capire se questo progetto si può riportare avanti. Sarebbe bello averlo nuovamente e farlo tornare ad essere la casa del basket. Per adesso il PalaBarbuto resta una ottima soluzione con i suoi 4mila spettatori che non vediamo l’ora di abbracciare, sperando che finalmente l’emergenza Covid sia conclusa».

PalaArgento e non solo. Ad esempio un rapporto sempre più stretto con il Napoli Calcio: «Mi piacerebbe che, come già in tutte le grandi città europee come Madrid, Barcellona, Istanbul e Monaco, vi fosse una struttura unica. Una polisportiva che unisca le maggiori forze sportive di una città e ripercorrere i fasti di un tempo quando si andava prima al calcio poi al palasport. Per adesso sono felice del tweet con cui il Napoli Calcio ha salutato la nostra promozione. Un segno di attenzione importante che ho molto apprezzato».

L’obiettivo giovani ha già trovato prima concretizzazione nella Academy del Napoli Basket, destinata a fungere da punto di riferimento per tutto il basket del territorio napoletano e campano: «Devo all’Academy, e al fatto che mio figlio vi giocasse, la ulteriore spinta per trasformare la mia passione per il basket nell’impegno che mi ha portato a rilevare la società. Stiamo cercando di strutturarla come un college, capace di attrarre giocatori anche di altre nazionalità, ma soprattutto di non disperdere nulla dei talenti che possono essere prodotti dal territorio. Lo facciamo seguendo i ragazzi al meglio, ad esempio mettendogli a disposizione anche una mental coach come Barbara Feluca e creando anche una società femminile, seguendo l’esempio di altri club della Serie A. In particolare con la Academy maschile abbiamo non solo disputato i campionati giovanili, ma anche la serie C con Mimmo Morena a fare da chioccia».