Alti e bassi, difficoltà e momenti in cui risalire la china pareva essere a portata di mano. Si è concluso il sesto campionato di serie A2 della Pallacanestro 2.015 Forlì e, a distanza di sette giorni dall’uscita di scena ai playoff, a mente fredda, proviamo a tracciare un bilancio del campionato dei biancorossi. Settimo posto conclusivo al termine della regular season – confermato anche dall’appendice delle quattro partite di fase a orologio –, uscita al primo turno per 3-1 contro la corazzata Cantù: partendo da queste ‘basi’, diamo spazio all’analisi dei protagonisti in maglia Unieuro.
di Simone Casadei, Francesco Mazza e Valentino Piolanti
Erik Rush – 6
Una risposta a tanti problemi non esiste. L’opzione Rush scatta a gennaio non solo per rimpiazzare l’evanescente Jeffrey Carroll (4,5: l’uomo meno funzionale alla causa della storia della PF), con annesso un chiaro intento tattico-tecnico: compensare l’atavico difetto di atleticità biancorossa. Il buon Erik – ricordiamolo: tesserato grazie al passaporto comunitario, l’unica via percorribile, insieme a quella di un player già vistato, per rimpiazzare uno straniero – è precipitato in piena crisi di risultati, con Benvenuti al rientro dopo lo stop di due mesi, nelle nebbie del nonsense no-vax di Hayes. Il tempo di ritrovare il 100% della condizione e la PF ritrova, sì, quel giocatore universale, tutta pragmatica e impegno ma, certo, non il Salvatore su cui gettare la croce. L’andamento dell’ala classe ’88 è legato a doppio filo con quello Unieuro: se in regular, al di là di qualche alto e basso, non è clamoroso ma tutto sommato positivo (11,3 punti, quasi 4 rimbalzi, 10,5 di valutazione in 28′ di gioco), c’è il crollo nell’orologio (fase che ha decretato la settima, deleteria, piazza: 8,8 punti ma soprattutto col 13% da 3…) per restare tale nella gagliarda serie con Cantù (7,5 punti e quasi 7 rimbalzi in 30′). Nessuna possibilità di rivederlo a Forlì, ha già salutato sui social: a Erik, nel caso di improbabili incroci, andranno riservati applausi e ringraziamenti.


Jacopo Giachetti – 6
La stagione del capitano probabilmente non è stata la migliore tra le quattro trascorse in biancorosso, e resta ora da capire se sarà la sua ultima in maglia Unieuro o meno (in una rotazione profonda, non dispiacerebbe vederlo all’opera una quinta annata). Anche nel campionato appena andato in scena, però, Jacopo non ha fatto mancare il proprio carisma nei momenti di difficoltà – che in questa stagione certamente sono stati numerosi –, indicando la via a un gruppo che più volte sembrava averla smarrita. Deve spesso prendersi più responsabilità di quelle designate e fisicamente si conferma ancora a dir poco integro. Qualche fatica tra febbraio e marzo, post isolamento della squadra, ma non a caso chiude il campionato in crescendo (10 punti di media nella serie contro Cantù).
Nicola Natali – 5
Chiusura di mandato per il Sindaco, al suo ultimo bollino dell’accordo biennale. Probabilmente più efficace e tatticamente più ‘centrato’ quest’anno della scorsa stagione, non trova, comunque, una prestazione che complessivamente vada oltre un’insufficienza con rare venature di 6. La mediana tra attese (ancora, forse, eccessive: ma è davvero così illecito attendersi che un giocatore di questa esperienza e curriculum incida sul campionato?) e una realtà fatta di prestazioni concrete ma povere di punti, lo pone in perfetta sintonia con un’annata biancorossa mai davvero decollata. Meglio da ‘4’ tattico che da ‘3’, lascia sul parquet la sensazione di aver giocato in attacco col freno tirato, di non aver sfruttato appieno (qui la colpa è però tecnica) giochi spalle a canestro. In regular chiude con 5,3 punti di media (col 33% dall’arco, opzione tentata quasi il doppio delle volte rispetto a cesti in area: 2,3 contro 1,5 per gara) e 3,3 rimbalzi in 23,5′; peggio, molto, nei playoff dove non va oltre 2,5 punti in 20’.


Mattia Palumbo – 7
Se fosse stato disponibile negli ultimi due mesi, come si sarebbe concluso il campionato biancorosso? È questa la domanda a cui tifosi e appassionati forlivesi non riusciranno mai a fornire una risposta. Perché il classe 2000 romano è stato il grande assente proprio nella fase più calda della stagione – a causa di una fastidiosissima pubalgia –, facendo venir meno all’Unieuro, nell’ordine: una buona dose di fisicità, trattamento di palla e pure una certa pericolosità dall’arco. Una partenza lenta, quindi una crescita esponenziale sul volgere del 2021 e, infine, un’importanza tattica e tecnica notevole nello scacchiere di Dell’Agnello. Le cifre del girone Rosso di Mattia testimoniano pienamente tutto ciò: 9,9 punti, 6,7 rimbalzi e 2,7 assist a partita in 25′ di utilizzo. Se ve ne fosse la possibilità – il contratto con la Fortitudo, in seguito alla retrocessione in A2, è formalmente nullo –, una pedina da cui ripartire senza dubbio.
Riccardo Bolpin – 7
Difesa tosta, faccia altrettanto, più un gran bel arresto-e-tiro dalla media che in A2 in pochi hanno. Più coinvolto e responsabilizzato rispetto alla scorsa stagione, il prodotto Reyer ha confermato in atto tutte le potenzialità in possesso, diventando un solidissimo giocatore da quintetto. Nessun dubbio che dovrebbe esser la prima pedina da cui la PF del ’22-’23 dovrebbe ripartire. Così come non c’è dubbio alcuno sul fatto che su di lui ci siano gli occhi di tutte le società più ambiziose di A2. Ma non solo. La combo-ala è tecnicamente, mentalmente e fisicamente pronta per giocarsi un posto in una squadra di medio cabotaggio di A; nel caso ci fosse una congiunzione di astri favorevole, difficilmente Riccardo rifiuterebbe. Statistiche in salita (in regolare ha viaggiato su 9,3 pt + 2,8 rb e quasi 2 assist a gara per arrivare a 12+3,5 contro Cantù) e atteggiamento sempre sul pezzo ne fanno l’MVP biancorosso.


Kalin Lucas – 5
Chiamato a rimpiazzare Kenny Hayes (6: classe, estro, esperienza: peccato che proprio il vaccino…) a inizio marzo, lo fa a suo modo con risultati stile Katun. Parte bene, lanciando lampi di talento indiscusso. Ma, con il passare delle partite, quando gli avversari cominciano a conoscerlo, le difese cominciano a farsi più intense ed aggressive (e il feeling col metro arbitrale non accenna a migliorare), cala di rendimento. Le cifre testimoniano che il suo impatto è in realtà minore di ciò che avrebbe dovuto essere: 18,1 punti nelle otto partite del girone Rosso, soltanto 10,8 nelle otto partite tra orologio e playoff. Ed è proprio contro Cantù che manca incredibilmente il suo apporto (8,8 punti di media). In difesa non è brillante, anche se spesso i ‘buchi’ vengono mascherati dai compagni. Sicuramente ha dimostrato di non essere il go-to-guy che tutti si aspettavano al suo arrivo a Forlì: un ottimo giocatore che avrebbe potuto fare bene in un contesto diverso, magari con al fianco una guardia tiratrice (o Palumbo…) come quella che era stato chiamato a sostituire.
Lorenzo Benvenuti – 5
Tornato in Romagna tra squilli di trombe e cembali, delude profondamente. Va anche detto, a sua discolpa, che la stagione per Lorenzo ha rappresentato un calvario fisico non indifferente, che non gli ha consentito di trovare la migliore condizione e il miglior affiatamento coi compagni. Parte discretamente, anche soltanto per la fisicità che riesce a mettere sotto canestro, poi l’intoppo decisivo a fine novembre contro Latina. Quando torna in campo, la forma fisica non è delle migliori e si porta dietro il ‘ritardo’ accumulato fino alle battute conclusive della stagione. Prova ne è il minutaggio limitato (17,3’ in campionato) che Dell’Agnello gli concede. Ahinoi e ahilui, dal centro titolare di una squadra che vuole lottare per qualcosa di importante è lecito attendersi qualcosina in più. Avrà modo di rilanciarsi.


Davide Bruttini – 5,5
Probabilmente la stagione più complicata tra quelle che Davide ha passato a Forlì, chiamato agli straordinari visti i problemi di reparto che attanagliavano i biancorossi. I numeri confermano le difficoltà: meno di 8 punti a partita in regular season, dopo due campionati stabilmente in doppia cifra. Ciononostante, non si è mai tirato indietro e ricorda bene come si apporta il proprio contributo alla squadra, lanciando a tratti lampi del ‘vecchio’ Bruttini. Monumentale in gara 4 contro Cantù, alla miglior prestazione dell’anno (16+12) e autentico trascinatore sui 28 metri. Un peccato che la carta d’identità cominci a farsi sentire.
Rei Pullazi – 6
La partenza è molto lenta, quasi impacciata, faticando ad assorbire i meccanismi difensivi (e non solo) di Dell’Agnello. Ma, anche ‘motivato’ dal proprio allenatore, cresce alla distanza e nelle fasi finali della stagione è uno dei più positivi. Tanto che trova la propria miglior prestazione stagionale in gara 3 contro Cantù con 20 punti in 24’. Da marzo in avanti, va in doppia cifra in otto delle diciassette partite sostenute da Forlì. Fondamentale anche nella lotta a rimbalzo (5,5 nel girone Rosso, ben 7,3 nei playoff), se trova continuità può diventare un uomo davvero importante. Solo questo – e le difficoltà di inizio stagione – lo privano del mezzo voto in più. Leader emotivo.


Gli 'under' biancorossi – 6
Pronti, via e subito Franco Flan finisce fuori dai giochi: non potrà essere più utile alla causa. Quindi Forlì inserisce il 2001 Djordje Pazin a inizio anno: alla seconda apparizione, a Cento, altro infortunio pesantissimo e stagione finita. La malasorte ci vede benissimo, ma Paolo Bandini e Benjamin Ndour – approfittando delle assenze dei due compagni più ‘quotati’ – colgono ogni occasione loro concessa e si fanno apprezzare per il contributo. In particolare, il playmaker forlivese, già punto fermo del Gaetano Scirea Bertinoro, si ritaglia qualche minuto importante in cui se la cava egregiamente.
All. Sandro Dell'Agnello – 6
In questa sua ultima stagione in biancorosso – il suo addio è già stato ufficializzato –, si è accollato anche colpe non sue e ha dovuto far fronte a periodi complicati oltremisura. Sarebbe stato bello se la sua avventura forlivese fosse quantomeno terminata in una gara 5 strameritata dai suoi, a dispetto delle difficoltà, ma purtroppo il lieto fine non sempre diventa realtà. Nella serie contro Cantù ha fatto vedere molte cose interessanti, più di quanto visto durante tutto l’anno. È un peccato che non abbia potuto avere a disposizione il roster al completo per gran parte della stagione. Un plauso per la professionalità che ha sempre dimostrato in tutti i frangenti della sua avventura in Romagna.
